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Agenzia informazionale

Scritto da – domenica, 30 settembre 2007 – 00:01Nessun commento

Giuseppe Pastore, che cura il blog Thriller Café (ne abbiamo parlato qui) ci ha inviato un testo che volentieri pubblichiamo. Buona lettura!

***

Top secretDue delle tre porte sull’ammezzato erano inibite: sui pannelli spiccava la scritta DOMINUS DECESSUS. “Se non altro, è impossibile sbagliare” pensai, poi mi rivolsi a Cleonar: «Andiamo» gli feci, e mi diressi verso l’unico alloggiamento ancora esistente.
Lui mi fermò. «Ehi, capo! Sai perché certi bari non si sposano?… Perché non amano le bare!» Ridacchiò da solo, io sospirai rassegnato: Cleonar l’idiozia ce l’ha nel sangue.
«Evita sparate simili quando saremo dentro» lo esortai. Per tutta risposta cominciò a cantare A stranger in my stomach, di Rik Alyen.
Mentre lui stonava sul finale dell’assolo, andai a inoltrare la richiesta d’ingresso all’identificatore ASET. Dall’interno del locale sentii lo stesso chiedermi: «Chi è?»
«Pindar Sim» risposi.
La porta si aprì scivolando verso l’alto. Un secondo dopo, vedemmo comparirci dinanzi una figura troppo smunta per appartenere a un essere umano. Forse il signor Krupp discendeva da uno di quegli ibridi creati dal dottor Murénas, pensai. La cosa non mi piacque affatto.
Lui ci squadrò, stringendo il suo unico occhio funzionante; quando si fu convinto che eravamo le persone che aspettava, si fece da parte. «Entrate, ma badate che se proverete a imbrogliarmi non uscirete vivi da qui» disse.
Non replicai alla ridicola minaccia e lo seguii nel corridoio. Quando lo vidi da dietro, stabilii per certo che non avevamo a che fare con un uomo: le dita che gli si agitavano sulla nuca puzzavano tanto di Divisione Omega. Cleonar, che camminava alle mie spalle, sembrava però non essersene accorto; guardava i recipienti pieni di sassolini bianchi poggiati sugli scaffali. «Sono denti» disse il padrone di casa, notando il suo interesse. «Ne ho a migliaia, anche di creature delle Nebulose Blu. Belli, vero?»
Cleonar fischiò. «Una figata!» Gli diedi un colpo nelle costole prima che potesse lanciarsi in qualcuno dei suoi impossibili commenti e gli indicai di nascosto le dita. Storse la bocca disgustato.
Il signor Krupp ci guidò lungo un dedalo di passaggi poco illuminati, arredati con oggetti che stentavo a riconoscere e che sperai Cleonar non avrebbe voluto esaminare a fondo. Giungemmo infine in una stanza ellittica, piena di mobili arrotondati. «Non le piacciono gli spigoli?» chiesi, guardandomi attorno.
«Non mi piacciono le rette» rispose Krupp. «La retta è un’assurda astrazione umana. La curva è la vera essenza dell’universo».
Vidi Cleonar approvare col capo, come se avesse appena sentito una grande verità. Avrei voluto prenderlo a calci. Krupp ci indicò due sedie e si accomodò dall’altro lato di una scrivania oblunga. «So che vendete Segreti» esordì. «Vorrei comprarne uno».
Annuii, ma misi in chiaro le cose. «Certi Segreti costano.»
Lui sorrise. «I soldi non sono un problema». Da un cassetto della scrivania tirò fuori parecchie mazzette di banconote.
Era un bel modo di iniziare una trattativa, dovetti ammettere. Cleonar, invece, disse: «Non sono titoli della Terza Cintura».
Krupp s’accigliò. «Credevo le valute terrestri andassero bene».
«I soldi terrestri sono banali. A me piacciono quelli della Terza Cintura».
Lanciai un’occhiataccia al mio assistente. «Vanno benissimo» intervenni. «Non si preoccupi, signor Krupp. Cleonar ama mostrarsi, come dire… esotico. Comunque, parliamo d’affari: i Segreti di quale persona vuole comprare?»
La sua risposta mi spiazzò. «I miei» fece. Forse si accorse della mia aria perplessa, perché continuò: «Se acquisto i miei segreti, gli altri non potranno mai conoscerli, no?»
Capii che non ne sapeva nulla di mercato informazionale. Gli spiegai come stavano le cose. «Signor Krupp, credo che lei non abbia ben compreso i meccanismi che regolano la nostra attività. Noi vendiamo informazioni riservate, tuttavia ciò non vuol dire che i clienti ne acquistino la proprietà».
«Mi sta dicendo che se compro i miei Segreti, lei li venderà lo stesso ad altre persone?»
«Esattamente».
«È un’assurdità!»
«Così funziona».
Krupp restò in silenzio per qualche attimo. «Non posso tollerarlo» disse poi. Pigiò un tasto che non avevo notato e nella stanza risuonò un cicalino snervante.
Nel giro di pochi istanti dalla porta irruppe un mutante Assùr. «Ora, vogliamo parlare seriamente d’affari?» chiese Krupp, ghignando. Credeva che la presenza del suo ripugnante amico potesse spaventarci.
«Volentieri, ma mi pare siamo in troppi in questa stanza» risposi, e feci un cenno col capo a Cleonar. Il mio assistente sbuffò, ma si alzò ugualmente e si mosse verso il mutante. Gli si piantò a meno d’un metro, sollevandosi sulle punte per pareggiarlo in altezza. Con un sorriso beffardo, gli mostrò il piccolo pendente in vetro di Sàttral che portava appeso al collo, poi pronunciò una delle sue paroline magiche: ci fu un po’ di rumore criocosmico in sottofondo, fumo colorato e odore di mirto, tutti effetti scenografici che a Cleonar piacevano particolarmente, quindi l’essere scomparve dalla stanza per finire nel ciondolo. Dovevano esserci svariate decine di creature, là dentro. Chissà se stavano strette, pensai.
Krupp restò impietrito e non disse nulla, mentre il mio assistente tornava a sedersi. Probabilmente aveva creduto che Cleonar fosse solo un idiota, ma avrebbe dovuto immaginarlo: se me lo portavo appresso un motivo doveva esserci. «Allora» dissi, «vogliamo riprendere da dove avevamo lasciato?»
«Se fate uno strappo alla regola, vi pago il doppio» implorò.
Il doppio erano certo un bel mucchio di soldi, ma non sono uno che si fa corrompere facilmente. «Il triplo» decretai.
Lo vidi allora riprendere colore, per quanto la sua pelle grigiastra lo permettesse. «Il triplo? Nessun problema». Cominciò a tirar fuori denaro dai posti più strani, folleggiando nella stanza con un sorriso vittorioso sulle labbra. «Vanno bene anche cedole trans-terrestri?»
Feci spallucce: andava bene qualunque cosa fosse accettata dalle Banche Riunite. In meno d’un minuto, davanti ai miei occhi si formò una catasta di mazzette alta mezzo metro. «Li devo contare» dissi, e presi a farmi frusciare banconote di ogni tipo tra le dita, riflettendo sul fatto che avevamo pattuito il triplo del prezzo normale, senza che però avessi detto quale fosse quest’ultimo. “Arraffiamo senza pietà” pensai, e misi via molti più soldi del dovuto. Gli resi giusto qualche migliaio di Duhk del Secondo Parallasse, per mostrarmi corretto.
«Bene» feci. «Lei ha acquistato il suo Segreto e io mi impegno a non rivelarlo a nessun altro».
Glielo certificai anche in un chip a validità millenaria. Krupp si fregò le mani, tutto contento, poi si sporse in avanti. «Dottor Sim, non è che per caso il suo amico potrebbe restituirmi il mio mutante? Era un esemplare piuttosto raro…»
Mi volsi verso Cleonar. «Che si può fare?» Lui scosse la testa. «Niente. Per farlo uscire si dovrebbe rompere il ciondolo».
Krupp si rassegnò. «Va bene, vedrò di procurarmene un altro».
A quel punto mi alzai e mi congedai, stringendogli con riluttanza la mano untuosa. «Ricordiamo la strada» dissi, e mi allontanai, seguito da Cleonar.
Quando fummo fuori dall’alloggiamento, il mio assistente mi chiese perché avessi accettato di vendere l’esclusiva su un Segreto. «Non gliel’ho affatto venduta» risposi. «Ho detto che io mi impegnavo a non rivelarlo, ma se qualcun altro volesse comprarlo, il contratto puoi sempre chiuderlo tu!»
Cleonar ci pensò. «Lo hai fregato» disse poi. Finalmente c’era arrivato. «Chiaro che l’ho fregato. Ma ancora non l’hai capito che noi non siamo dei tipi onesti?»
«A volte lo dimentico. A proposito, l’altro giorno ho visto un inventore in una serra che s’innaffiava i capelli… diceva che gli fiorivano le idee». Non compresi cosa c’entrasse quella scemenza col discorso e rinunciai a cercare una spiegazione. Cleonar è fatto così.
«Sloggiamo» sospirai, quindi m’infilai nel gravitatore con in mano la valigetta piena di soldi e scendendo interrogai il nostro database. Krupp mi aveva coperto d’oro solo per non far sapere in giro che era ermafrodito. “Questi mondi sono veramente pieni di tipi strani” mi dissi. Quando incrociai lo sguardo vacuo di Cleonar, mi ritrovai a sorridere. In fondo, era una cosa che sapevo già.

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