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pubblicato martedì, 30 ottobre 2007 da Graphe.it in Racconti e testi
 
 

L’amico raffinato del mercato


T-shirtPubblichiamo un testo di Marco Ratto. Egli stesso ci dice il perché ce lo ha inviato: «Ho scelto di raccontare questa storia, perché con essa ho voluto considerare un aspetto della moda, in questo caso attraverso una semplice ma bella maglietta polo a maniche corte, mettendone in rilievo l’originalità, così come quella di Konrad, il personaggio che la indossa. Con questo, ho anche inteso sfatare il luogo comune del mercato come semplice luogo di quantità e non di qualità, paragonando in particolare una delle sue bancarelle a un’ottima trattoria da contrapporre al lusso di certi ristoranti e di certe boutiques di moda, a testimoniare che, al di là di quello che viene considerato elegante a tutti i costi, e al di là del proprio status simbol, a contare è soprattutto ciò che si ritiene potere essere bello, naturalmente a patto che lo sia. Oltre le imposizioni dettate dalla moda e dalle apparenze, infatti, penso che valga considerare la libertà individuale di chi è capace di discostarsene e accostarsene al momento opportuno, in base al proprio gusto e alla propria sensibilità, per affermare, più o meno volontariamente, attraverso ciò che indossa, ciò che è. Dalla moda e dalle apparenze, infatti, penso che valga considerare la libertà individuale di chi è capace di discostarsene e accostarsene al momento opportuno, in base al proprio gusto e alla propria sensibilità, per affermare, più o meno volontariamente, attraverso ciò che indossa, ciò che è».

L’amico raffinato del mercato

Da quando mi sono trasferito nella città vicina a quella dove avevo sempre vissuto, Konrad è stata una delle prime persone che vi ho conosciuto e dato che abbiamo la stessa età, ci è stato facile diventare amici. La cosa che fin da subito mi ha colpito di lui, è stata l’eleganza con cui si presentava sotto casa, ogni volta che il mercato del sabato mattina riportava anche lì le bancarelle che percorrevano le vie del centro, popolandole di gente pronta a trasformarsi in potenziali compratori.
Come spesso succede in questi casi, a farmelo conoscere era stato un altro nostro comune amico, e da allora abbiamo iniziato a frequentarci quasi ogni sera, sempre al solito posto.
Konrad è un ragazzo che ha smesso di studiare subito dopo aver finito la terza media, ma sorprendentemente, la sua cultura spazia dalla storia, alla legge e all’attualità, con una facilità che invece ci si aspetterebbe soltanto da una persona con un curriculum scolastico universitario.
Quando gli ho domandato dove avesse imparato tutto ciò che sapeva, lui mi ha risposto che, una volta finito il servizio militare, si era messo in testa di fare il carabiniere e che, per questo, aveva preso delle lezioni private in vista dell’esame di Stato. Nonostante non riuscì a superarlo, la cultura appresa gli rimase come un marchio distintivo di qualità con cui, da allora, si trovò a poter accompagnare il suo innato senso estetico.
La camicia e i pantaloni eleganti, il golfino annodato sulle spalle, i mocassini ben lucidati, gli occhiali scuri da sole e i capelli pettinati all’indietro con l’effetto gel bagnato, lo accompagnavano a seconda delle stagioni, con le varianti costituite di volta in volta da qualche cappotto alla moda, da qualche sciarpa ben annodata intorno al collo e da un cappello alla moda, a seconda che ci si trovasse in inverno piuttosto che non in primavera o in estate. La sua raffinatezza gli derivava anche dal fatto di appartenere a una famiglia più che benestante, e anche se lui non ne faceva un vanto, era inevitabile rendersene conto, anche semplicemente guardando la macchina che sfoggiava ogni venerdì sera per andare in discoteca e per il weekend da passare al mare lungo la riviera ligure, non appena i suoi genitori gliela lasciavano usare.
Il lavoro in generale, per lui, è sfruttamento, ma la sola cosa che avrebbe potuto e che ancora potrebbe se soltanto lo volesse, sarebbe quella di fare il mercato, dietro quella stessa bancarella di indumenti di marca, gestita da Pittone, un mercante suo conoscente di lunga data, dove è solito rimanere tutto il sabato mattina, senza che niente e nessuno possa distoglierlo dai discorsi fatti con lui e i suoi clienti di passaggio. In realtà, con il tempo, Konrad è diventato anch’egli uno dei suoi clienti, e per essere sinceri, si può dire che la sua ammirazione per Pittone e per le magliette di marca da lui vendute, lo abbiano spinto a diventare addirittura il suo cliente più affezionato, naturalmente all’insaputa di tutti gli altri compratori, i quali penso, se ne venissero a conoscenza, finirebbero per meravigliarsene.
Il fatto è che la predilezione di Konrad nei confronti delle magliette a maniche corte del suo amico mercante rappresenta una delle poche eccezioni ai suoi acquisti più raffinati, quasi tutti fatti in negozi alla moda, perché, a vederlo gironzolare dietro quella bancarella, soddisfatto come qualcuno che ha appena assaporato le delizie di una scorpacciata in un ristorante di lusso, il suo aplomb quasi aristocratico sembrerebbe far capire una cosa importante, ovverosia che non è sempre vero che al ristorante a cinque stelle si può mangiare meglio e di più che non in una semplice, ma genuina trattoria di campagna, e questo con la più naturale fierezza del portamento sempre a testa alta e con la schiena dritta.
Sì perché in lui, sono certo che l’apparente alterigia nasconda invece una grande semplicità caratteriale e una bontà d’animo simile a quella dei principi nati rospo o viceversa, tanto che per lui, le magliette di Pittone, con i loro colori sgargianti e la loro sportività tipica delle polo da giocatore di golf, è come se lo facessero sentire in una delle boutiques d’alta moda di quelle abitualmente frequentate, senza che questa sua considerazione lo porti a distinguere tra bello e bello, tra menù e menù, soltanto sulla base del contesto o del luogo comune, perché ciò che gli pare contare di più è la sostanza delle cose o meglio ancora la loro qualità.
Le magliette polo di Pittone, del resto, come Konrad stesso mi disse un giorno, sono così pregevoli da avere indotto la fabbrica che le produce a consentire che qualche suo negozio monomarca le venda, e di questo, lui è cosciente un po’come se si trattasse di una sua invenzione, finendo per rappresentare anche un piccolo motivo di prestigio personale.
Ma tutto questo, su quelle magliette non c’è scritto, se non a sforzarsi nel riconoscerne la sintesi nella cucitura del piccolo simbolo della marca in questione che, benché l’azienda produttrice sia altrettanto piccola, non ha bisogno di maggiore pubblicità, nonostante Konrad ricominci a indossarle non appena la bella stagione lo permetta, come se quella parte di sé che si trova a essere proiettata in quell’indumento fosse già sufficientemente appagata da tanta bellezza, mista a un senso di praticità da cui non può prescindere né la stessa maglietta, né il carattere di chi la indossa.
Un sabato mattina di primavera, con il caldo che aveva già anticipato l’arrivo dell’estate alle porte, rimanendo al solito banco di Pittone, pieno di accattivanti polo colorate a far sfoggio di sé, e con una di esse indosso, Konrad aspettò come al solito, che arrivasse l’ora di sbaraccare, per essere d’aiuto al mercante, ma nel farlo, ancora assopito dalla stanchezza delle ore piccole fatte in discoteca la sera precedente e da tutto il tepore reso più forte dal silenzio lasciato dal ritorno a casa della gente, dopo essersi seduto un attimo dentro lo spazio ancora semivuoto del camioncino di Pittone, vi si addormentò.
Ancora non si sa bene come successe, però lì nessuno si accorse della sua presenza, e quando tutto fu caricato dentro il camion e il mercante ripartì per un altro dei suoi viaggi di lavoro, Konrad venne trasportato lontano, avvolto in un sonno pieno di sogni che, una volta risvegliatosi con la sua maglietta indosso e dopo essere riuscito a ritornare a casa faticosamente, non ci ha mai voluto svelare, come se ancora adesso quel segreto meriti di rimanere una soffice carezza per la sua pelle, continuando a cullarsi nel suo ricordo, al di là del quale sarebbe rischioso andare sia con la mente che con le parole, mentre lo sguardo ne restituirebbe soltanto la bellezza esteriore.


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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)








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