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pubblicato sabato, 15 dicembre 2007 da Graphe.it in Mondolibri
 
 

Intervista agli autori di EroticaMente


Arnaldo Romani Brizzi, Susanna Trossero, Francesca Manzini, Silvana Sonno ed Eleonora Magnani sono alcuni dei vincitori del concorso EroticaMente che hanno risposto ad una “mini-intervista” in modo da farsi conoscere meglio.

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Arnaldo Romani BrizziArnaldo Romani Brizzi, autore del racconto Reportage

Perché hai partecipato a questo concorso?
Mi piace mettermi sempre in discussione. La partecipazione a un concorso è un salutare atto di umiltà – il giudizio degli altri una ricchezza in più.

Cosa significa per te eros?
Eros è un soffio di vento leggero, una carezza di acqua marina – una mano che desidera stringersi a un’altra.

Secondo te che valenza si dà all’eros nella vita di tutti i giorni?
Eros è il sogno incompiuto di tutti noi – un sogno perché nella pratica quotidiana, nella velocità delle azioni presenti, al più otteniamo simpatia, affetto, sesso; a nostra volta non essendo capaci di renderlo manifesto.

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Susanna TrosseroSusanna Trossero, autrice del racconto Senilità

Perché hai partecipato a questo concorso?
Intanto devo dire che sono davvero felice che il mio racconto sia stato così apprezzato, è una gratificazione personale che non ha neppure bisogno di essere spiegata, e se è vero che quando partecipo a un concorso letterario lo faccio un po’ per gioco e un po’ per mettermi alla prova, in questo caso l’ho fatto anche perché intrigata dal tema proposto: l’erotismo. Ho scritto spesso di questo vento ora impaziente ora delicato che ci scompiglia l’esistenza e che prima o poi ci accomuna tutti, dunque ho apprezzato l’idea trovandola stimolante. Io scrivo per il desiderio di vivere tante vite, di poter essere chiunque e di trovarmi protagonista delle più disparate situazioni, anche impossibili o surreali; grazie alla penna non esiste luogo o condizione in cui io possa sentirmi in terra straniera. Credo dunque che sia la scrittura la vera libertà, quella totale.
Nel bando di concorso si lasciava spazio all’eros in tutte le sue forme e ho colto l’occasione per lanciare un messaggio attraverso una storia che parla di anziani, poiché difficilmente li si associa ad un tema del genere; l’erotismo nasce nella mente, dunque muore soltanto quando viene meno la fantasia, indipendentemente dall’età.

Cosa significa per te eros?
Tutto ciò che è concreto, tangibile, visibile ad occhio nudo grazie a contorni netti, ha un nome o una definizione che gli appartiene o che lo rende riconoscibile, dunque è semplice da spiegare o possibile da catalogare. L’eros invece è per me qualcosa di così meravigliosamente astratto e soggettivo, di così legato ai sensi, che trovo limitante usare una parola per definirlo. Sono le sensazioni a parlare, la fantasia, una mescolanza di presente da vivere e passato da cui attingere, per cui trovi l’eros nella forza di un ricordo o in una immagine del presente che niente ha di esplicito, in una sfumatura o magari in un profumo che ti provoca accattivanti pensieri. Credo che l’eros tragga la sua forza proprio dal fatto che stimola l’immaginazione attraverso un qualcosa di vago a cui è la mente a dare voce. L’eros siamo noi, è il nostro personale e profondo modo di “guardare” e di “sentire”, è la nostra immaginazione. E, per fortuna, non è strettamente legato a severi e fuorvianti canoni estetici né a schemi superficiali.

Secondo te che valenza si dà all’eros nella vita di tutti i giorni?
È innegabile che l’eros possieda una sua forza, anche se, trattandosi più di un impatto momentaneo che di una costante, si può ingenuamente pensare che una “cosa” così astratta difficilmente possa farla da padrone o influenzarci; in realtà secondo me, ci spinge spesso in strane direzioni che molti di noi, almeno una volta nella vita, hanno conosciuto. Il che può essere una grande fortuna o… una condanna.
Perché, che ci piaccia o no ammetterlo a noi stessi o raccontarlo ad altri, la ragione ci guida sempre un attimo in ritardo.

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Francesca Manzini, autrice della poesia Senza titolo

Perché hai partecipato a questo concorso?
Ho deciso di partecipare a EroticaMente la prima volta che ho visitato il sito della Graphe.it. In parte perché sono stata colpita dallo stile della Casa Editrice, in parte perché mi è sembrato interessante mettermi alla prova con il tema del concorso, particolarmente interessante proprio per l’attenzione per il legame tra eros e cibo.

Cosa significa per te eros?
Sono attratta dalla visione che dell’eros avevano gli antichi greci, come di una forza pericolosa e incontrollabile, e senz’altro avevano ragione, ma per me eros è innanzitutto portatore di vita. È una delle più alte e profonde manifestazioni dell’amore che può nascere tra due esseri umani e può portare ad un’unione totale di corpo e anima, per questo è estremamente prezioso.

Secondo te che valenza si dà all’eros nella vita di tutti i giorni?
Non credo si presti molta attenzione all’eros nella vita di tutti i giorni. Nella società dei consumi si preferisce una versione mercificata e svuotata di significato che non ha nulla della potenza e della purezza dell’eros.

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Silvana SonnoSilvana Sonno, autrice della poesia Ode acro-sinestetica

Perché hai partecipato a questo concorso?
Ho partecipato al concorso per gioco. Ho colto il lato ironico della proposta e ho inteso il mio testo come un calémbour. Non pensavo di vincere, ma sono rimasta contenta nel vedere che la giuria è stata disponibile anche a sdrammatizzare un argomento così difficile da definire e contenere in modo condiviso.

Cosa significa per te eros?
Per me Eros è una vibrazione. Si accende e mi accende ogni volta che riesco a sentire nel corpo la potenza di un desiderio e/o il piacere d’una esperienza realizzata.
Sto alla definizione di Diotima di Mantinea (nel Simposio di Platone) e penso che si ha a che fare con Eros quando si desidera concepire nel bello. Un rapporto sessuale appagante, o un’idea elettrizzante, una poesia o un romanzo, una torta appetitosa, un panorama mozzafiato o solo struggente, una musica, una parola finalmente trovata, un incontro d’anime… che ti attraversa la mente e il corpo come un fulmine bruciante o una brezza leggera.
Un piccolo aneddoto: ho capito – credo – per la prima volta cos’è l’erotismo quando, da bambina, per la prima volta ho mangiato un gianduiotto. Mentre la cioccolata al vago sapore di nocciola (ma è una sintesi volgare di quel gusto) mi si scioglieva in bocca, m’ è venuto da piangere, così mia madre, preoccupata, mi ha chiesto: “Non è buono?” Io ho risposto: “No… è commovente”.

Secondo te che valenza si dà all’eros nella vita di tutti i giorni?
Il nostro mondo ha spalmato Eros sulla sessualità, separando quest’ultima dall’emozione dell’incontro e riducendola a vetrina di corpi più o meno mal addobbati e a prestazioni stereotipate. Credo dipenda dal fatto che l’orizzonte mercantile entro cui viviamo non può sopportare l’onda perturbante del bello e del bene a cui Eros aspira, e trova meno temibile la pornografia del consumismo e del conformismo che esondano dai messaggi pubblicitari a cui s’è ridotta la nostra comunicazione sociale. Anche la cosiddetta letteratura erotica rischia di naufragare spesso nella palude indistinta di pseudotrasgressioni, che somigliano troppo a gadget per guardoni per poter emozionare davvero; essendo la vista – anche nell’immaginazione – uno e non il più importante organo sensoriale risvegliato dal passaggio del divino Eros che avanza sulle note della siringa di Pan dall’inizio dei tempi e “fa d’ogni uomo un poeta”.

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Eleonora Magnani, autrice del racconto L’incontro

Perché hai partecipato al concorso?
Per mettermi alla prova, più o meno. Si sente affermare spesso che “si scrive per noi stessi”… ed è vero, indubbiamente. Ma dentro chi scrive c’è sempre il desiderio di essere letti, affinché la scrittura non resti un esercizio fine a se stesso. Perché si scrive per comunicare ed è impossibile comunicare se non c’è un “ricevente” che voglia (e possa) raccogliere il nostro messaggio. Partecipare ad un concorso è comunque uno dei modi possibili per avere un pubblico, fosse anche soltanto la giuria che ti valuta e ti “boccia”.

Che cosa è l’eros per te?
Ah, tosta questa! L’Eros è un “quid” così radicato nell’essere umano, così profondo, oscuro ed assieme vitale che nell’antichità è stato eletto a divinità. Credo che la “favola” (chiedo perdono agli studiosi della cultura classica) di Amore e Psiche illustri magnificamente la questione.
Entrando nel personale, per me l’Eros è croce e delizia, miscelate in quantità variabili a creare un sapore mutevole ed intenso che non ha eguali in nessun altro “luogo” del mio essere. Il mio Eros si porta dentro (e addosso) un sacco di roba: la bambina e la ragazza che sono stata, la donna che sono e perfino la donna che vorrei essere. Nel bene e nel male. Per questo sono molto selettiva quando scelgo chi può e chi non può vederlo: non concedo a chiunque la libertà (e il privilegio) di poter guardare dentro di me, anche se va detto che non ci sono più i “bravi lettori” di una volta.
Confesso che a volte ho rischiato; ed è stato un gran bel brivido. Esperienza adrenalica da godere e che può dare dipendenza, se non si sa gestirla.

Secondo te che valenza si dà all’eros nella vita di tutti i giorni?
Io gli do la “mia valenza”. In generale, non voglio fare il solito discorso moraleggiante tipo: è troppo venduto, è troppo consumistico, è troppo sfacciato, la tele ne è piena. C’è già troppa gente che lo dice ed altrettanta che se ne frega.
Personalmente mi piace osservare le varie manifestazioni dell’Eros, soprattutto quelle pubblicitarie perché rivelano lo stato di salute
del modo generale di vivere l’Eros. E se le pubblicità mostrano donne bellissime che amano (più o meno soffrendo, più o meno felici) uomini forti e valenti e non prendono nemmeno in considerazione l’omosessualità (tanto per fare un esempio a caso) mi viene da pensare che per quanto sfacciati, per quanto pieni di corpi nudi, per quanto smaliziati, in realtà siamo ancora fermi ed forse intimoriti dalla forza che l’Eros ha (o potrebbe avere) e che abbiamo paura di liberare.


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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)








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