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pubblicato martedì, 15 gennaio 2008 da Graphe.it in Mondolibri
 
 

Intervista a Natale Fioretto


Natale Fioretto è il traduttore dell’opera Il colore dell’invisibile di Mario Quintana, prima traduzione italiana di questo grande poeta brasiliano. Abbiamo rivolto alcune domande a Natale sul perché ha tradotto un poeta.

Cosa ti ha spinto a tradurre un poeta brasiliano?
Mario Quintana Ho sempre avuto un rapporto molto intenso con la cultura di lingua portoghese, soprattutto per quanto riguarda la poesia a partire, ad esempio, da Fernando Pessoa che ha accompagnato e sconvolto i miei studi universitari. Mario Quintana, da questo punto di vista, è stata una scoperta tardiva. L’incontro con questo gigante della letteratura brasiliana è stato del tutto casuale a Porto Alegre dove mi trovavo per tenere un corso di lingua italiana. Il libro che poi ho tradotto mi venne regalato da un collega e la reazione alla lettura delle poesie ricordo fu soprattutto fisica per l’intensità dei contenuti e delle espressioni.

Hai detto che Mario Quintana è un gigante della letteratura brasiliana, ma qui da noi è poco conosciuto. Dicci qualcosa di lui.
Credo di aver curato la prima traduzione italiana di Quintana, Il colore dell’invisibile: è un inedito assoluto. Comunque, non è il primo caso di autore estero poco conosciuto in Italia. In Brasile Quintana è un autentico monumento, soprattutto nello stato meridionale del Rio Grande do Sul, suo paese d’origine. È un poeta molto moderno che attinge motivi dalla vita, anche da quella apparentemente più semplice, umile e prosaica. L’uso che Quintana fa della lingua portoghese è impressionante: c’è da ricordare che il portoghese del Brasile – perse, per inculturazione, molte delle asperità del portoghese europeo – è una lingua dolcissima ed estremamente musicale. Come dicevo, Quintana riesce a creare per ogni composizione poetica un ritmo particolare, scandito a volte dalle vocali aperte, a volte da quelle chiuse, dai suoni palatali e via discorrendo. Si parla, comunque, di una poesia fruibilissima pur nella sua eleganza formale.

Come ben sai, non ci sono molti lettori di poesia… cosa diresti a un potenziale lettore per invogliarlo a leggere le poesie di Mario Quintana?
Coraggio! Ma non solo per leggere le poesie di Mario Quintana. La poesia è un genere scomodo, poco agevole perché ha bisogno di tempo, di spazio. Leggere poesia è un atto di «creazione»: il lettore, infatti, viene interpellato in prima persona dai versi, sì da poterne ottenere una vera e propria «ricreazione» del mondo. Ogni poesia letta, a mio avviso, modifica gli orizzonti personali, ampliandoli, ma, soprattutto, rendendoli più profondi. Va da sé che nella dominante cultura dell’usa e getta in cui viviamo quanto affermato può risultare fatale…

Si dice che tradurre è un po’ tradire. In cosa credi di aver tradito Quintana?
Nella lingua, spero non nel contenuto. Vorrei però correggere l’affermazione dicendo che tradurre è ricreare.

Se tu potessi porre una domanda a Quintana cosa gli chiederesti e perché?
È una domanda alla quale non credo di poter rispondere. Sicuramente, visto che mi diletto di poesia, gli chiederei consigli tecnici.

Nata-Lino FiorettoQualche consiglio bibliografico per avvicinarsi di più al mondo della poesia…
Come dicevo, il mondo della poesia è complesso e, a volte, soprattutto per i ricordi scolastici, noioso. Personalmente consiglierei la lettura di quegli autori che hanno formato la mia sensibilità e che mi hanno dato molto non solo dal punto di vista letterario ma umano. Penso soprattutto a Tagore di Gitanjali, il Rilke de I Sonetti a Orfeo e, per concludere, a Fernando Pessoa, di cui consiglierei un’opera non poetica: Il libro dell’inquietudine. Credo che nessuno abbia mai rappresentato con maggiore puntualità e precisione l’anima dell’uomo contemporaneo.


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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)








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