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Francesco Cinque

Scritto da – venerdì, 15 febbraio 2008 – 00:042 commenti

Maschio Angioino o Castel Nuovo a NapoliParlaci un po’ di te.
Sono un napoletano che per molto tempo ha provato insofferenza per il folclore partenopeo, ora superato in gran parte tranne che per la figura di Pulcinella. Mi piacciono il cinema hollywoodiano classico e i fumetti della Marvel. Anzi, così ho affermato in un post, il momento più felice della mia vita l’ho passato un lontano giorno piovigginoso mentre me ne tornavo a casa stringendo sul petto un albo dell’Incredibile Devil appena acquistato. Amo il blog, ci sguazzo dentro come un pesce nell’acqua. Un po’ per gioco e molto sul serio, così parlavo di me in un mio post: «Credo nei telefilm di Zorro con Guy Williams, nel blog, nel mio angelo custode che parla come Anthony Hopkins quando fa il maggiordomo, nei libri usati, ma all’apparenza nuovi, che paghi un euro al chilo, nel mio cul cool che fa boom quando c’è la moon, nel seno timido che un giorno si posò sul mio braccio sotto un ombrello, come per caso».

Perché scrivi?
Molti anni fa mi davo da fare con matita e inchiostro di china. Volevo diventare disegnatore di fumetti, avevo comprato pure alcuni libri di anatomia umana redatti dall’immenso Burne Hogart, ossia il più grande disegnatore di Tarzan e uno dei maggiori illustratori di tutti i tempi. A una mostra di fumetti napoletana conobbi un ragazzo che gravitava pure lui nel mondo dei fumetti. Un giorno a casa sua costui abbozzò, con tratti sicuri e senza correggersi, mai una volta, la figura di un soldato americano che avanzava in un paesaggio forse vietnamita. Quel disegno mi uccise, capii che non avrei mai saputo disegnare così, non mi sarei avvicinato neppure. Passai qualche giorno a boccheggiare moribondo, poi mi domandai: e ora che faccio?

Quando hai iniziato a scrivere?
Avevo un po’ più di vent’anni. Cercavo di nascondere ai familiari questa mia passione e me ne andavo quindi a scrivere nella più grande biblioteca di Napoli, quella di piazza del Plebiscito, spesso portandomi un panino con me. Scrivevo ovviamente a penna. La biblioteca era ed è un gran bel posto, fa parte del palazzo reale dei re Borbone. Nascondevo poi i quadernoni con i miei appunti in posti inaccessibili al resto della famiglia. Mi vergognavo di far sapere che scrivevo? Certo che mi vergognavo.

Parlaci del tuo libro Atto d’amore.
Scrissi la prima stesura più di dieci anni fa. In origine era un racconto, che poi ho allargato man mano. Volevo parlare di amore e di attrazione in modo diverso, di un mondo in cui non ci si capisce. In cui l’amore, che dovrebbe riscattarti dai tuoi errori, serve solo a farti precipitare di più, perché ci sono forze potenti che non puoi controllare. Fui contattato da Mariella Calcagno sul blog, che mi disse che le piaceva il mio stile, chiedendomi se avessi nel cassetto un romanzo rispondente a determinate caratteristiche. Prima mi parve di no, poi mi ricordai di Atto d’amore.

Quali sono le tue letture preferite?
Le mie letture sono dettate dalle possibilità non eccelse delle mie tasche. C’è un posto a Napoli che si chiama Port’Alba, pieno di bancarelle di libri usati, spesso nuovissimi nell’aspetto. Sono del tutto felice, provo una gioia addirittura primordiale, quando posso comprare molti libri spendendo poco. Le mie letture preferite vanno a peso. Quando riesco a comprare volumi massicci pagandoli un euro al chilo, godo.

Un libro che consiglieresti e uno da evitare.
Consiglierei di evitare libri leggeri che costino molto e di comprare gli altri. Se ti procacci un tomo di mille pagine sborsando un euro o poco più, non ti incavoli anche se ti delude (in realtà ho notato che le delusioni in questo case sono rare). Inoltre i libri che costano poco non ti fanno venire i sensi di colpa se li metti via dopo averne letto poche pagine.

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