Elenoir
Ecco un blog simpatico, colorato, che invoglia alla navigazione. Oggi vi presentiamo Elenoir, che è sia un blog sia un libro illustrato in fase di lavorazione.
L’autrice, Julie Maggi, ha quasi 24 anni, vive a Roma da più di 5, lavora liberamente nel campo del fumetto, dall’inchiostrazione, alla colorazione, al disegno, al lettering, alla grafica… (“non sembra ma è un campo pieno di cose su cui lavorare!”), della pittura (si dedica alla pittura a olio, suo primo contatto con l’arte da quando aveva 15 anni) e dell’illustrazione da qualche anno. Studia pittura all’accademia di belle arti di Roma. “Mi è sempre piaciuta l’idea di poter entrare all’accademia ma i miei precedenti studi non me lo avevano permesso, e così quest’anno ho preso in mano la cosa e, dopo l’esame di ammissione, ho finalmente iniziato. E devo dire che è molto divertente,di sicuro meno stressante del lavoro!”
Quando hai aperto il blog e cosa ti ha spinto a farlo?
“Il blog di Elenoir l’ho aperto a maggio dello scorso anno. Suppongo che sia lo strumento più moderno attualmente disponibile su internet per rendere i propri pensieri, opere, immagini e quant’altro, alla portata di tutti. In passato mi era già capitato di aprire un blog, ma era molto differente da questo in quanto trattava di tematiche varie e senza un filo conduttore. Il primo blog mi ha permesso di capire il potenziale dello strumento e sfruttarlo al meglio per Elenoir”.
Da quanto tempo scrivi?
“Ehhh… se si conta il fatto che mi sono dedicata alla scrittura prima come esercizio e poi come passione, beh, dalla prima elementare! Scherzi a parte, ho cominciato a rendermi conto dell’importanza che aveva per me la scrittura come mezzo di comunicazione alle superiori. Devo ringraziare la mia professoressa di italiano che, con mia somma vergogna, mi faceva leggere i temi liberi di fronte alla platea della mia classe. Mi veniva da piangere, non mi sembrava giusto, avrei voluto risponderle ‘Se lo leggano da sole!’ (23 donne… e 1 uomo. Poverino, quante ne avrà passate…). Poi però, come finivo la lettura e alzavo gli occhi, mi rendevo conto che c’era il silenzio intorno a me. In qualche modo avevo detto qualcosa che era stato ascoltato, anche se si trattava di un paio di paginette a righe larghe. Il fatto che io abbia scritto un diario, dalla seconda media fino all’ultimo anno di superiori, mi ha aiutato a capire che in qualche modo la scrittura mi stesse a cuore anche per un altro motivo: mi permetteva di non dimenticare. Molto spesso capita che avvengano cose o si conoscano persone che poi, col passare del tempo, svaniscono piano piano. E io avevo trovato il modo perché questo non avvenisse. Nulla di letterario, ovvio, ma di sicuro mi è servito”.
Elenoir è la protagonista della maggior parte dei tuoi scritti e dei tuoi disegni. Da dove arriva questo personaggio? E’ una specie di alter ego?
“Elenoir è un libro che nasce dall’esigenza di tirar fuori un dolore lancinante. Ho iniziato in seguito alla morte di una persona a me cara. In un certo senso Elenoir, più che un alter ego, la vedo come una parte di me (in molte parti il libro è autobiografico). Una parte di me che a tutt’oggi non è scomparsa ma che di sicuro è cresciuta. Come personaggio Elenoir viene da un pomeriggio di pioggia mentale, con tanto di tuoni e fulmini. È il delirio dell’impotenza di fronte alla violenza della vita e all’ineluttabilità della morte. Nello stesso tempo è la spinta propulsiva dei miei 20 anni verso la vita, comunque e nonostante. La voglia di crescere e conoscere, forse per poi, un domani, raccontare ancora”.
Sul blog c’è anche un’iniziativa interessante, che tu hai chiamato “Spin off”. Ci spieghi cos’è e perché nasce?
“Gli spin off nascono cronologicamente dopo il libro. Ho deciso di scrivere delle storie che trattassero in modo più approfondito il passato dei personaggi principali di Elenoir. A spingermi è stato il fatto che molte persone erano incuriosite da questo o quell’aspetto di tale personaggio oppure si domandavano il perché di alcuni avvenimenti in Elenoir. I racconti spin off girano su due binari principali: la psicologia dei personaggi e il loro rapporto con la morte. Si tratta di 5 racconti (di cui 3 già on line) in cui si scava nel passato, tirando fuori quelle che sono le situazioni che maggiormente possono avere avuto influenza nella crescita di Karina, Lov, Valentine, Ivory e Blake. Ovviamente hanno tutti diverse personalità, ma una cosa in comune. Il trovarsi faccia a faccia con la morte, chi provocandola, chi essendone impotente spettatore. Con molta probabilità, dopo il fumetto di Elenoir ci saranno varie storie brevi sui racconti spin off e su alcune parti di Elenoir che, per esigenze di narrazione, ho dovuto tagliare”.
Ho letto che Elenoir è un vero e proprio libro illustrato in fase di pubblicazione. Pensi che riuscirai a pubblicarlo?
“Elenoir è un romanzo che nasce come fumetto, cresce come libro e, alla fine del suo percorso, si sdoppia in due entità: un libro illustrato e un fumetto. Ho sempre amato i libri con i disegni e sono del parere che sia una cosa buona illustrare, perché da un lato permette al lettore adulto di riavvicinarsi a un tipo di lettura in cui non è lui a dover immaginare i personaggi e le situazioni, dall’altro ho la speranza che possa in qualche modo far riavvicinare al mondo del fumetto chi se ne è allontanato, o farvi entrare chi non ne ha mai letto uno. Il problema maggiore è che non è semplice spiegare e far accettare questo mio personale parere a tutti quelli che sono abituati all’idea del libro ‘cosa seria’ e fumetto ‘cosa da ridere’. Gli editori hanno paura perché non hanno idea di che riscontro potrebbe avere da parte del pubblico. Non hanno idea nemmeno di chi faccia parte dell’eventuale pubblico. Ma questo non mi scoraggia minimamente. Ovvio che, come in ogni progetto editoriale, va seguita una serie di passaggi che serve a rendere migliore un prodotto. Chiaro, ci vuole tempo. E ci vorrebbero più persone a lavorarci per la questione che ‘quattro occhi vedono meglio di due’, quando si tratta di trovare errori o dare una limata di qua e di là. Ma è vero anche che ‘chi fa da sé fa per tre’, quindi alla fine sono sei occhi. Ce la farò”.
Hai già qualche contatto?
“Per il fumetto ho vari contatti, anche molto interessanti, e sto valutando per scegliere l’editore che in qualche modo possa essere più adatto. Ma del resto essendo ancora in fase di produzione avrò tempo e modo di trovare l’editore giusto. Per il libro ci sarebbe da scrivere un romanzo a parte. Lo intitolerei ‘Come i piccoli editori italiani cercano di scucire soldi ai giovani autori emergenti’. È una storia che penso si sia ripetuta all’infinito. Molti giovani autori, presi dalla smania di pubblicare e dalla voglia di farsi conoscere in qualche modo sono disposti a pagare anche 3000 euro per i ‘servizi’ di suddette ‘case editrici’. Ormai mi diverto quando ricevo email del tipo ‘Gentilissima autrice, dopo un’accurata analisi del manoscritto siamo giunti alla conclusione che può far parte della nostra collana tal dei tali, siamo quindi contenti di mandarle l’esclusivo contratto…’ in cui ti chiedono di pagare somme esorbitanti per un lavoro di correzione bozza (che verrà letta da un mio coetaneo, nipote dell’editore, sicuramente laureato con 110 in economia agraria – con tutto il rispetto per i rappresentanti di tale settore che sicuramente nel loro lavoro sono molto competenti). Per non parlare di quelli che pretendono che vengano comprate dall’autore almeno 100 copie a prezzo pieno per ammortizzare le spese. Ma, a parte ciò, ci sono editori interessati. Per ora non ho firmato alcun contratto. Vedremo… ci vuole pazienza”.
Cosa ne pensi dell’editoria italiana?
“Penso che stagni da morire. C’è paura di investire in cose nuove, un po’ come negli altri settori. I giovani hanno serie difficoltà a tirare fuori l’originalità. Ti mettono i bastoni tra le ruote, ‘se vuoi fallo pure, ma noi non pubblichiamo cose di quel genere, quindi se vuoi pubblicare con noi devi fare così’: ecco, questa è la frase che penso riassuma a grandi linee l’editoria italiana. A meno che tu non sia Silvio Muccino o Bruno Vespa. Allora va bene perché ‘vendi’. Chi investirebbe mai su di uno sconosciuto? Quasi quasi divento velina…”.
E i lavori a che punto sono?
“Il fumetto va avanti con tranquillità, nonostante io abbia avuto da combattere con le vicissitudini maledette della quotidianità (il mio nono trasloco, pc rotto, cose così…). Vorrei farne uscire un albetto di presentazione al più presto”.
Un nuovo autore quindi non ha buone possibilità di riuscire…
“Nell’editoria del libro ho paura che ci voglia molta pazienza e molta convinzione. Ti buttano a terra le risposte degli ‘editori’ di cui ti parlavo prima. Sei giovane e nessuno ti ha preparata a sentirti prendere per il c*** in quel modo. Poi però ci si fa l’abitudine e allora si impara a riderci su. E il fatto che ci siano persone, totalmente sconosciute, che indipendentemente dalla carta ti leggono (e qui ringrazio l’inventore dei blog), ti sprona da morire a continuare la tua battaglia, per quanto davanti a te ci possa essere una distesa di mulini a vento. Ho conosciuto editori che dicono di voler dare spazio ai giovani. Poi sono i primi a volerli fregare, anche nei modi più subdoli. Ci sono persone che non si fanno il minimo scrupolo. Portare pazienza e fare attenzione penso siano le uniche armi che un giovane debba avere. E un po’ di fortuna che non guasta mai”.











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[...] Qui un’altra nostra intervista a Julie Maggi Segnala presso: [...]