pubblicato venerdì, 29 febbraio 2008 da Mariella in
 
 

La ronda dei carcerati – Io


Eccoci all’ultima puntata del nostro esercizio sul quadro La ronda dei carcerati di Van Gogh: guardiamo noi stessi [cliccando sulla foto si aprirà una nuova finestra con l’immagine ingrandita].

La ronda dei carceratiIo

Le notti ho passato davanti a casa tua, per uno scatto, ancora uno, per cogliere nel tuo volto un’espressione diversa, di umiltà, di perdono. Ma tu niente, sempre quegli occhi asciutti, puliti, inclementi. Confessa, ti dicevo, china la fronte, accorcia questo calvario e ti correvo dietro. Stampavo la tua faccia su metri e metri di pellicola, di byte, di nastro della mia videocamera perché ogni giorno ci fosse abbastanza cibo per le belve, là fuori. Poi tutto a un tratto ti hanno tolto dalla circolazione: eri colpevole. Non lo nego, è stato un sollievo anche per me, per quella birra fresca che mi sono gustato al bar di fronte a casa tua la mattina che non ti ho più trovato, mi è sembrata più amara del solito. Bah! le solite sottomarche! Oggi ti ritrovo qui: sono tornato a spiarti. La faccenda della tua innocenza e del processo che non si può riaprire è buona merce per il mio capo. Buona anche per te. Ti vedo floscio, vecchio mio. Il dolore ti ha rimpicciolito. Ma lo sguardo, eh sempre quello! Proprio non lo vuoi capire che nelle tue condizioni mica si può guardare la gente dritta in quel modo. Ora devi sembrare triste, suscitare pietà, senso di colpa in chi ti ha condannato. E sono tanti, credimi. E il cappello? Il solito ribelle! Dove hai messo il cappello? Va bene, questa te la perdono, anzi… domani quando finalmente punterò il dito anch’io sulla foto che pubblicherà il mio giornale, potrò dire: “Ve lo ricordate quest’uomo, sì questo senza cappello? È innocente! È stato condannato ingiustamente!” Se fra i vili ancora esistono uomini, ci sarò anch’io col mio flash, ad aspettarti all’uscita.

E tu, come descriveresti questo quadro?

  • Qui il punto di vista della gente.
  • Qui il carcerato.

Mariella