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pubblicato mercoledì, 26 marzo 2008 da Graphe.it in Mondolibri
 
 

Un secondo punto di vista per Atto d’amore


Copertina del libro Atto d’amore di Francesco Cinque

Altra recensione al libro di Francesco Cinque, sempre dal blog Critica letteraria.

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Parlar d’amore, e che l’amore sia nuovo, e originale, e ancora respiri. Nel 2008 è quanto mai difficile non cascare in facili calchi di bassa levatura, o zoppicare nel tentativo di essere nouvi aedi d’amore. Francesco Cinque, già noto e apprezzato opinionista su un blog altrettanto noto non si è lasciato contagiare dal buonismo di amori eterni, almeno non nel modo canonico a cui ci hanno abituato tante telenovelas. Al contrario, il suo protagonista (per i dettagli della trama rimando all’esaustiva disamina di Laura)rischia ogni giorno l’arresto: e con questo non parlo semplicemente di sbarre e prigione, ma l’arresto del cuore, davanti al sorriso beffardo di Teresa, amata e contrastata, che dal suo ruolo di preda riesce con una forza inconsueta a riscattarsi, diventando così cacciatrice.

È una storia fatta di disequilibri che si compensano: dall’estremo della violenza del protagonista, alla pazzia e alla risata smisurate di Teresa.

Ci sono momenti allucinati, momenti in cui non c’è ragione a far da padrone, se non nella scrittura, calibrata e dettagliata. In questi passi, bisogna ammetterlo, è difficile non arrabbiarsi come bambini capricciosi davanti al protagonista, e battere i piedi a terra quando le sue azioni non sembrano rispondere a nessuno stimolo razionale, ma solo fisico, quasi bestiale. Dunque, è superfluo dire che il libro di Francesco Cinque turbi: innanzitutto per il tema tanto forte, e in secondo luogo per lo stile con cui ha trattato il tutto. Soprattutto l’inizio, infatti, è intriso di una volgare violenza, poco apprezzabile se isolata dal contesto, in una scena tanto scabra al punto da avvertire sulla pelle la stessa asperità dei calcinacci per terra, la stessa desolazione dell’edificio napoletano, consenziente e tacito luogo dove per poco non si consuma la violenza.

Mi sento in dovere di precisare, per senso di giustizia, che il tono poi si affievolisce: la parabola discende, e c’è un punto attorno ai tre quarti del libro in cui la tensione si affievolisce al minimo, ma non è che un punto di quiescenza, perché di nuovo le ultime pagine sono colpite dalla disperazione e dal nervosismo, del protagonista e del lettore, verso un finale che non voglio rivelare.

Vivere la storia dal punto di vista di un protagonista-antagonista è, a tutti gli effetti, difficile da accettare: rende schiavi di emozioni e sensazioni odiate, che si vorrebbero allontanare da sé. Quindi, ci troviamo davanti a una totale immersione in un mondo di frustrazione e aggressività, delusione e vendetta. Proprio questo è il merito: l’autore riesce a coinvolgere il lettore che, suo malgrado, entra a contatto con un mondo di svelato disagio interiore e sociale.

Gloria Ghioni



Graphe.it

 
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