pubblicato martedì, 1 aprile 2008 da Susanna Trossero in Zibaldone
 
 

Adolf Hitler, un tiranno ingordo

Adolf Hitler

In occasione del 27 gennaio, Giorno della Memoria, ho letto tante cose sull’uomo più odiato e venerato mai esistito al mondo, così rispolverando vecchi libri e appunti nei quali più volte ho cercato di comprenderne l’«incomprensibile» follia.

Lo psicanalista Langer, definendolo uno psicopatico dalla duplice personalità, sostenne che Hitler non poteva essere un antisemita poiché durante tutta la sua vita ebbe svariati motivi di gratitudine proprio nei confronti degli ebrei, i quali vennero in suo aiuto in momenti di gravi difficoltà sia economiche che fisiche. Che il suo odio nascesse dal fatto che non sopportava di dover loro riconoscenza?

Crudele e feroce, tuttavia debole di carattere e pieno di paure, Hitler aveva uno strano rapporto anche con il cibo e con il suo corpo

Questo strano uomo che all’inizio pareva più un innocuo venditore un po’ presuntuoso, più insicuro che grande condottiero, ipnotizzava se stesso con la sua capacità oratoria, tanto che Rauschning disse: “Si droga con la morfina della propria eloquenza”!

Crudele e feroce, tuttavia debole di carattere e pieno di paure, Hitler aveva uno strano rapporto anche con il cibo e con il suo corpo e, a detta dei suoi camerati, i suoi pasti non erano certo prove di virtuosità. Vegetariano convinto (attribuiva parte della decadenza della civiltà al fatto che ci cibiamo di carne [c’è però chi sostiene che non fosse vegetariano, vedi qui, ndr]), ingurgitava quantità esagerate di uova cucinate nei modi più disparati, associandole ad altrettante grandi quantità di verdure per tacitare la coscienza. Viveva nel terrore di ingrassare ma, paradossalmente, divorava anche un chilo di cioccolatini al giorno e inquantificabili porzioni di canditi e panna montata, insieme a forti quantitativi di vitamine e pillole dimagranti di vario tipo.

Questi eccessi provocavano in lui notevoli e dolorosi problemi di digestione, tanto che per anni – piuttosto che mettere in discussione le sue improponibili abitudini alimentari – si convinse di avere il cancro allo stomaco.

Era dunque un uomo dagli eccessi in ogni campo e spendeva qualsiasi cifra per i suoi vestiti o per la sua collezione di quadri, eppure vi era un insolito particolare modesto nel suo stile di vita esagerato, ovvero la stanza da letto, così semplice e povera che Wagner dopo averla vista la definì più adatta ad una domestica. Forse perché per Hitler, il momento del riposo era quello della paura: soffriva di insonnia e quando riusciva ad addormentarsi, le sue notti erano popolate di incubi orrendi; lavorava fino a notte fonda tra le sue carte per rimandare quel momento e cercava spesso di non restare solo in camera, facendosi accompagnare dai fedeli che frequentavano la sua casa (quando non stava con una donna), i quali a volte dovevano attendere che lo cogliesse il sonno, rassicurandolo con la loro presenza.

Questo era Hitler, l’uomo convinto di essere il prescelto, di dover eseguire ordini divini, lui che anelava all’immortalità e si risciacquava continuamente la bocca dopo i pasti perché viveva nel terrore di essere avvelenato.

Colui che diffidando dell’intelligenza, si apprestava a sterminare i suoi stessi amici.


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








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