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pubblicato mercoledì, 2 aprile 2008 da Susanna Trossero in Recensioni
 
 

La Sega vecchia


 


Made with Slideshow Embed ToolForlimpopoli è una ridente e antica cittadina romagnola che diede i natali al padre della gastronomia italiana, Pellegrino Artusi, autore del primo autentico ricettario dal titolo La scienza in cucina e l’arte di mangiar bene. Pensate che a 100 anni dalla sua pubblicazione il libro ha superato un milione di copie vendute! Best seller addirittura mondiale, solletica il palato con prelibatezze davvero degne di nota e passate alla storia.

La Romagna è nota a tutti per la sua abilità in cucina, ma anche per la sua predisposizione alla festa e all’allegria, e ogni momento dell’anno è buono per organizzare eventi, sagre e manifestazioni d’ogni genere.

Stavolta, ovvero nella settimana di mezza quaresima, la festa popolare chiamata La Sega Vecchia rappresenta un antico rituale del mondo contadino, il quale celebrava la fine dell’inverno e l’arrivo della primavera con un rito propiziatorio che doveva assicurare una buona annata: si sfilava per il paese con un grande pupazzo rappresentante una vecchia da tagliare poi con una grande sega di legno, per un futuro e una stagione migliore. Si tratta di un rito presente anche in altri paesi dello stivale, nei quali la “vecchia” veniva spesso bruciata. Nel Medioevo però, si veste il tutto con l’abito del peccato, del trasgredire alle regole (con la conseguente punizione), modificandone in parte il vero senso. Infatti narra la leggenda che una giovane sposa in attesa di un bimbo, nonostante il divieto mangiò avidamente, durante la quaresima, una salsiccia addirittura cruda tant’era forte il suo desiderio, e fu per questo condannata a morte e “segata” da due boia incappucciati sulla pubblica piazza!

A Forlimpopoli oggi si uniscono le radici antiche e la leggenda medioevale alla voglia di giocare e far festa, dunque nonostante il feroce castigo l’atmosfera è goliardica, mentre una vecchia di cartapesta alta 5 metri sfila con il suo sorriso sdentato per le strade del centro storico ricoperte di coriandoli, seguita da carri in maschera, banda musicale e majorettes. Tutt’intorno, ambulanti, stand alimentari, frutta secca d’ogni genere, luna park e profumo di cibo invitante a tutte le ore!
Noi, affascinati da un carnevale che non è carnevale ma voglia di vivere e divertirsi, fotografiamo la parata dall’alto della Rocca, dove un tempo vi si affacciarono personaggi come Caterina Sforza o Cesare Borgia…

Poi, quando oramai è sera, arrivano i boia incappucciati trasportando una sega lunga 4 metri, mentre proprio dalla Rocca il giudice legge l’ambigua e maliziosa sentenza che si conclude con un monito per tutte quelle donne che in futuro si ciberanno in gran segreto di “salsicciotti altrui”. La folla ride mentre dalla vecchia segata in due, saltano fuori doni per tutti i bambini, e lo spettacolo pirotecnico con accompagnamento musicale ha inizio.

La serata finisce così, con grandi e piccini che tornano a casa, e qualcuno già parla di maggio e della festa artusiana, manifestazione culinaria internazionale… ma questa è un’altra storia e ve la racconterò la prossima volta.


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








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