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pubblicato giovedì, 10 aprile 2008 da Graphe.it in Poesia e dintorni
 
 

Corrispondenza d’amorosi doppisensi


Sul sito Cultura Spettacolo Venezia è stata pubblicata una bella recensione alle Poesiole doppiosensuali di Clara Vajthò. Ne riportiamo alcuni stralci, invitandovi alla lettura del testo completo di Roberto Ranieri.

Poesiole doppiosensualiL’espressione poetica, per sua natura, tende ad estrarre di volta in volta un unicum dal codice astratto della lingua; oggetto di suoni e grafemi disposti sulla partitura di un ideale recitativo, o in un dato ordine visivo sulla pagina, chiamato in ogni caso a staccare la sua “lettera” dal flusso indifferenziato della comunicazione. Di qui, la vocazione dei versi a farsi sostanza palpabile e non effimera risale facilmente dal segno al contenitore, ed è il libro stesso a divenire talvolta un concentrato molecolare di poesia; come accade in questo delizioso Poesiole doppiosensuali di Clara Vajthò, una plaquette di trentotto brevi componimenti, nella forma di concisi epigrammi; su ognuno dei quali l’autrice si diverte a costruire raffinati calembour sui doppi sensi annidati in una stralunata lessicografia erotica, e affiancando i testi a deliziose illustrazioni allusive, sempre di suo pugno.

L’operazione appare “poetica” nel senso pieno del termine, al riparo dai toni intellettualistici che talvolta minano dall’interno le operazioni metalinguistiche in forma di versi; qui il “gioco” è quello di stanare nelle pieghe di uno stravagante campione lessicale gli incastri verbali utili per comporre un sottile vocabolario erotico al femminile, calibrando rinvii interni e metamorfismi di suono e senso, a partire dal titolo. “Doppiosensuali”, infatti, gioca sull’ambiguità di un neologismo il cui suffisso aggettivale svaria dal senso linguistico alla sensibilità erotica; “doppio senso” del linguaggio, quindi, sovrapposto a una dose raddoppiata di sensualità. Intento che si realizza alla lettera nei componimenti brevi della raccolta, dal tono felicemente epigrammatico, ciascuno dei quali prende le mosse dal particolare calembour, tipicamente un incastro a sciarada, nascosto nel titolo: riscattando la casualità degli accostamenti nelle più svariate possibilità “doppiosensuali” della lingua e dell’esperienza. Come nella folgorante Anomalia: “È questo l’argomento / che introduco / se è cosa strana / il fascino di un buco”.


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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)








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