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pubblicato martedì, 15 aprile 2008 da Graphe.it in Mondolibri
 
 

Intervista a Giovanni Buzi


Giovanni BuziParlaci un po’ di te
Sono nato nel 1961 a Vignanello in provincia di Viterbo, un piccolo paese in cui sono rimasto fino a 18 anni. Mi sono poi trasferito a Roma dove mi sono diplomato nel 1985 all’Accademia di Belle Arti e nel 1991 all’Università la Sapienza in Storia dell’Arte. Nel 1985-6 sono vissuto per lunghi periodi a Parigi e dal 1990 vivo a Bruxelles. Ora insegno lingua e cultura italiana al Parlamento Europeo e ho insegnato storia dell’arte contemporanea all’Accademia di Belle Arti di Bruxelles. Tutto questo non m’ha minimamente impedito di “divertirmi” e non me l’impedisce ancora.

Perché scrivi?
Perché ho tempo da perdere. (Risatina) dài, che domande; non lo so.

Quando hai iniziato a scrivere?
Prima d’iniziare a scrivere, ho iniziato a leggere. Sono un accanito lettore dall’adolescenza, anni in cui ho “attaccato” Pirandello e Freud che intercalavo con i miei cari Topolino e Maghella, il fumetto sul birichino… Mi sono sempre considerato un pittore, di scrivere non ci pensavo proprio, avevo fame di vivere e all’epoca la scrittura mi sembrava un qualcosa che mi rubasse aria. In ogni caso, ho iniziato a scrivere alla fine degli anni ‘80. Appena laureato ho avuto la possibilità di scrivere un manuale di storia dell’arte per i licei. Ma non era quella la “scrittura”. Per gioco ho cominciato a scrivere un romanzo – che penso non avrò mai il coraggio di presentare a nessuna casa editrice – il titolo: “Vipere in crinolina”. Agli inizi degli anni ‘90 mi sono trasferito a Bruxelles e là, per la prima volta, credo d’aver cominciato a scrivere sul serio, vale a dire, quasi tutti i giorni e con un certo coinvolgimento. Cominciavo a capire che anche “scrivere” poteva essere un modo per “vivere”. Però, mi considero ancora un pittore; anche quando scrivo, devo letteralmente “vedere” per sentire, poi cerco di tradurre il tutto a parole.

Parlaci del tuo libro Uragano.
Questo romanzo è nato da una delle mie varie “follie”. Sono veramente entrato in una chat gay con lo pseudo “Alex”, immaginandomi un ragazzo di 22 anni con quel tipo fisico e con quella voglia prepotente: essere uno schiavo a livello sessuale e psicologico. Fino all’incontro col Master, il dominatore, ogni mail, colpo di telefono ecc. è vero. Tanto vero che tutto questo è stato scritto in francese. Copiavo ogni mail inviata e ricevuta su un file. Solo in un secondo momento, dopo che l’incontro col virtuale Master non c’è mai stato, ho iniziato a tradurre il tutto in italiano, cambiando un po’ per la finzione letteraria. Poi, preso visceralmente dalla vicenda, ho continuato a scrivere immaginando come poteva seguire la storia. La sorpresa è stata che, andando avanti, tutto mi sembrava vero. I personaggi non solo li vedevo, ma li sentivo vivere con un’energia propria. Ho creduto d’essere solo uno strumento, un medium, attraverso il quale quei personaggi potessero vivere. E la mia grande sorpresa è stata che le prime persone che hanno letto questa strana storia hanno sentito la forza e la vitalità d’esseri di pura immaginazione. Come fossero vivi. Ma come si sa, è molto difficile scrivere su un argomento se non se ne ha nessuna conoscenza. Quindi, per il sado-maso mi sono dovuto documentare. Di persona, intendo, non tramite libri o carta varia.

Quali sono le tue letture preferite?
Innanzitutto Poe e Lovecraft! Quando penso che l’ho conosciuti così tardi… ma meglio tardi che mai! Adoro Elsa Morante! E reputo miei compagni di viaggio, nel senso che la lettura delle loro opere, a dei momenti differenti, mi sono state molto vicine, direi quasi di conforto: Proust, Gide, Isherwood, Yourcenar, Sade, Ray, Michaux, Rimbaud…

Un libro che consiglieresti e uno da evitare.

Da leggere assolutamente Addio a Berlino di Isherwood e da evitare come la peste Il codice da Vinci… chi è che l’ha scritto?








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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)