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Luca Tassinari

Scritto da – mercoledì, 30 aprile 2008 – 00:023 commenti

Luca TassinariLuca Tassinari nasce nel 1962 e vive a Bologna, sposato e padre di due figli maschi.
Il suo blog, Lettura lenta, non è tanto un sito di scrittura, quanto di lettura. Con una grafica chiara ed essenziale, nasce nell’ottobre del 2005 principalmente come strumento per continuare a parlare di libri e di lettura, cosa che fin lì Luca aveva fatto solo in altri luoghi “virtuali” come, tra gli altri, nel newsgroup it.cultura.libri.
Il sottotitolo del blog, Non scrivere più nulla che non porti alla disperazione ogni genere di gente frettolosa, mi incuriosisce. Luca ce la spiega.
“È una frase di Nietzsche tratta dalla prefazione di Aurora, ma che io ho letto in un libro di Luciano Anceschi intitolato, guarda caso, L’esercizio della lettura. L’ho scelta perché interpreta bene la mia idea di ‘lettura lenta’, che è essenzialmente una questione di attenzione ai dettagli”.

Quando hai iniziato a scrivere e qual è stato il motivo che ti ha spinto a imprigionare parole su carta?
“Parole su carta non ne ho mai imprigionate. Porelle, già fanno una fatica improba a uscire dalla testa, almeno lasciamole libere di circolare all’aria aperta. La mia unica esperienza in ambito editoriale è la collaborazione al comitato di lettura di Vibrisselibri, una casa editrice che pubblica i suoi libri in rete. La scrittura per me è una conseguenza diretta della lettura, non un’attività autonoma, tanto che le rare volte in cui qualcuno mi chiama ‘scrittore’ provo un brivido di spaesamento. La mia passione è appunto la lettura, non la scrittura, che al limite posso considerare tale solo intendendo con ‘passione’ un faticoso patimento. Scrivere è una faticaccia, leggere un piacere”.

Cosa contiene il blog e come è strutturato?
“Sembra facile! In realtà il contenuto è piuttosto eterogeneo e non è che il blog abbia una vera e propria ‘struttura’, a parte forse il raggruppamento dei post in un numero piuttosto basso di categorie, alcune delle quali peraltro quasi deserte. Per i post non ho mai seguito, e non seguo tuttora, un schema o un progetto predefinito. Scrivo alla giornata, in base agli stimoli e agli nteressi del momento, a quello che sto leggendo. Le più frequentate sono ‘Tempi moderni’, che contiene principalmente segnalazioni e post ispirati a temi di attualità; ‘Libri e dintorni’, dove parlo di libri che ho letto e di editoria; ‘Lettura’, che a dispetto del nome contiene racconti o altre prove di scrittura d’argomento ‘lettorio’; ‘Scrittura’, dove piazzo i miei (fortunatamente rari) racconti d’argomento diverso. Poi ci sono casi particolari, come la categoria ‘dtfn’ dove ho inserito a puntate l’unica mia prova ‘lunga’ di scrittura, o ‘Hypterodonte’, un esperimento ludico di diffusione ‘virale’ di una parola inesistente”.

Cosa vuol dire “Dtfn”?
“Dtfn sta per de te fabula narratur, un motto celebre che ho scelto come titolo per un testo che ho scritto, con molte e lunghe pause, tra il 2004 e il 2006, quando ho deciso di metterlo a puntate nel blog. Si tratta di un racconto che narra in prima persona la sua vita, dando del tu al lettore. La storia è ambientata in un mondo libresco in cui i libri viaggiano, si incontrano, scambiano fra loro opinioni e punti di vista sulla letteratura e sull’umanità, ma soprattutto leggono gli esseri umani.
Il racconto narrante, poi, non contento di raccontare se stesso, intrattiene il suo interlocutore scrivendo per lui novelle estemporanee, tutte in qualche modo connesse ai libri. L’idea di base è ironica o, meglio, autoironica, essendo io un lettore. Il lettore a cui il racconto-protagonista si rivolge è un personaggio latente, citato a ogni piè sospinto, vezzeggiato, talvolta perfino psicanalizzato, ma che non entra mai in scena e non ha mai l’occasione di interloquire. Il lettore come oggetto di consumo letterario, insomma, anziché consumatore”.

Una domanda che Luca si pone è questa, degna di nota: “Come deve essere il libro per entrare nelle grazie del frettoloso lettore moderno?”. A questo proposito Luca imbastisce un piccolo studio o, meglio, una parodia dello stesso.
“Il professor letturalenta è un personaggio fittizio che propone soluzioni assurde a problemi immaginari in campo editoriale. Se gli editori seguissero i suoi consigli, il risultato più probabile sarebbe la bancarotta (non a caso il prof. risulta latitante da almeno un paio d’anni!)”.

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