Presentazione del libro “Il colore dell’Invisibile”
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Si dice spesso che, alle presentazioni dei libri, un poco ci si annoia, e che si perde buona parte di ciò che viene detto per via della mente che vola altrove, verso le “normali” incombenze quotidiane. All’Ambasciata del Brasile, a Roma il 29 aprile, credetemi, non è stato così. Quando abbiamo preso posto nell’auditorium non eravamo di certo in pochi e devo dire che, non appena è cominciata la presentazione del libro Il colore dell’invisibile del poeta Mario Quintana e fino alla sua conclusione, piccolo dibattito compreso, l’attenzione non è mai scemata: aneddoti, curiosità, dettagli e spiegazioni ci hanno accompagnati tutti tra le vie di Porto Alegre, ad ammirare un anziano signore con il suo bastone, intento ad osservare la vita con occhi che solo un poeta possiede; occhi a cui non sfugge la sfumatura di una malinconia, l’intensità di una sensazione, la magia di un gesto o di un’emozione semplice. Pareva di vederlo, Quintana, attraverso la deliziosa e colorata testimonianza di Luís Elói Stein, docente presso il Centro Studi Brasiliani dell’Ambasciata, che si rammaricava di averlo visto più volte, là, sulla piazza assolata, e di non averlo mai toccato… E noi tutti, forse, ci rammaricavamo insieme a lui di non averlo mai neppure visto.C’erano tanti occhi, nella sala blu dell’Ambasciata: quelli di Quintana, morto nel 1994 a 88 anni senza aver mai visto l’Italia; quelli dell’uomo che ne ricordava il passo morbido e tranquillo, il sorriso aperto, le parole e la grandiosa semplicità; quelli di Natale Fioretto che ha avuto il coraggio e la sensibilità giusta per tradurre le opere di quest’uomo meraviglioso e portarlo fino a noi; quelli dell’editore Roberto Russo che, ignorando volutamente la fredda legge di mercato che vede la poesia come un bene obsoleto e invendibile, ha scelto di pubblicare le 118 poesie tradotte per la prima volta in italiano, appunto da Fioretto. E c’erano gli occhi di tutti noi, italiani e brasiliani, che attraverso il lavoro e la passione di coloro che ho appena nominato, “vedevano” per la prima volta nel nostro paese, questo dolcissimo poeta delle cose semplici, considerato uno dei principali esponenti della poesia contemporanea del paese sudamericano, divenuto nel ’66 Cittadino Onorario di Porto Alegre, poi premi, riconoscimenti, laurea Honoris Causa, il titolo di Principe dei Poeti Brasiliani…
Ho parlato di coraggio, a proposito di Natale Fioretto, e ribadisco che ne ha avuto tanto. Tradurre un poeta di un’altra cultura e un altro paese che – come lui stesso ha raccontato – gli fece fare un balzo sulla sedia leggendo i suoi scritti circa dieci anni fa, creare un ponte che attraversi lo spazio e la visione delle cose, fino a raggiungere un altro mondo senza per questo perdere per strada il fulcro di un pensiero profondo, l’anima di una frase, non è cosa semplice. Per tradurre un’idea, un’emozione, il lampo breve dello sguardo di un poeta, bisogna essere poeti. Fioretto pare quasi imbarazzato quando, là sul palco, qualcuno gli ricorda che lo è. Ma lui, oltre che docente, lusitanista e quant’altro, un poeta lo è davvero. Ed ecco perché è riuscito nell’impresa di mettere insieme con efficacia i versi di un uomo che, oltre alla sensibilità, univa la ricerca della perfezione tecnica. Non rischia di sbagliare trasmettendo parole non sue, Natale, perché riconosce il giusto messaggio, lo ritrova in sé e lo traduce così come si fa con qualcosa che ci fa vibrare corde nascoste.
Al momento dell’aperitivo, offertoci all’Ambasciata dopo l’affascinante e riuscitissima presentazione, ho scorso infatti un libretto di versi di Lino Fioretto, che era stato distribuito in omaggio all’inizio della serata. In una pagina insidiava le corazze con
Ebbri d’amore.
Come le rondini di luce.
Siamo soli.
Poi, il mio sguardo è caduto sulla fine di una poesia di Quintana che persuade con un:
No, non guardare mai!
Meglio è se canti canzoni folli e senza fine…
Senza fine e senza senso…
Di quelle che la gente inventava per ingannare la solitudine
dei sentieri senza luna.
Ed ho compreso che neppure il “semplice” incontro tra un traduttore, un libro di poesie e un editore, avvengono per caso.






Grazie per avermi trasportata nelle vie di Porto Alegre, anche se solo con il resoconto di una serata a Roma. Comprerò il libro e anch’io parlerò del Principe dei poeti
Antonella