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Del coraggio dei traduttori e delle loro creature ben riuscite

Scritto da – lunedì, 5 maggio 2008 – 07:52Un commento

Dal blog Chuva miuda un altro punto di vista sulla presentazione del libro Il colore dell’invisibile di Mario Quintana. Grazie, Silvia!

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Copertina del libro Il colore dell’invisibile di Mario QuintanaSe [il 29 aprile scorso] non siete andati alla presentazione, avete perso l’occasione di passare una serata piacevole insieme a tanti amanti delle lettere brasiliane, a simpatici nativi e a Natale Fioretto, simpaticissimo professore dell’Università per Stranieri di Perugia che ha tradotto il libro di poesie del portoalegrense Mario Quintana. Il volume è pubblicato dalla casa editrice umbra Graphe.it e a rappresentarla c’era l’editore.

Superfluo dire che il dibattito che si è creato tra il palco e il pubblico mi ha stimolato a cercare nelle librerie la traduzione di Natale che si annuncia come la scoperta non solo di un eccellente poeta del ’900, ma anche di un traduttore che ha peregrinato nella vita intima del maestro brasiliano per coglierne le sfumatore dell’animo e nutrirsene per ben dieci anni, al termine dei quali il risultato è un’opera assolutamente originale e coraggiosa. Coraggiosa perché Fioretto partendo da un’assonanza di stati d’animo e di percorsi espressivi con l’autore ha trasferito ai testi in italiano la stessa leggerezza di forme e ampiezza di note, nonostante i temi malinconici e disincantati, pur discostandosi da una fedeltà rigorosa legittima ad una traduzione che non passi come tradimento. E se il tradimento effettivamente non c’è stato, nonostante l’arditezza con cui Fioretto ha osato giocare, allora potrò dire che ieri sera ho avuto l’occasione di confrontarmi con un grande traduttore, non di quelli il cui nome compare dappertutto, ma di quelli che nel silenzio del lavoro solitario suscitato dalla scintilla di un incontro (Fioretto ha affermato di aver letto Quintana dieci anni fa per la prima volta quando durante un viaggio a Porto Alegre gi regalarono un libro di poesie e di essere letteralmente saltato sulla sedia per la grande emozione provata a quella prima lettura), riescono a fare della loro passione il passaporto con cui scrittori lontani e ingiustamente ignorati arriveranno dritti nel cuore di tanti lettori.

L’ambasciatore brasiliano a Roma ha poi offerto a tutti un aperitivo e la serata è proseguita piacevolmente fin quando il personale ha dovuto letteralmente chiudere i portoni di Palazzo Pamphili per far togliere le tende agli ultimi ostinati!

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