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pubblicato mercoledì, 7 maggio 2008 da Susanna Trossero in Poesia e dintorni
 
 

Mitica Dubai


Dubai - La Vela

Quando lasciate la strada che abitualmente percorrete, avete buone possibilità di scoprire cose mai viste prima; vale per le scelte di vita, dove la paura di un cambiamento si rivela spesso più deleteria del cambiamento stesso, ma anche per gli spostamenti “fisici” temporanei, cioè quelli che ci portano da un luogo conosciuto ad un altro che ci è del tutto estraneo.

Io, che ho sempre vissuto in un’isola, in un tempo ormai remoto credevo che il vento fosse sempre e comunque quello di casa. “Mi segue dappertutto – dicevo – perché io non mi senta mai in terra straniera”. E l’odore del mare, oh, anche quello doveva essere senz’altro quello di casa, il mare è mare ovunque, no? D’estate secchielli e turisti o salsedine, e abitatori di conchiglie suicidatisi in massa, così come in tutti i mari del mondo, durante l’inverno.

Ruggiscono, i mari d’inverno, calpestati dai surfisti sotto un cielo di aquiloni in fuga. E non è vero che sono tutti uguali. Per restare in tema, avevo preso un granchio!

Sappiamo tutti di quanto sia semplice oggi fare il giro del mondo restando comodamente “appollaiati” sul divano di casa. Nonostante internet e libri siano un surrogato del vero viaggio, lo fanno ancora in tanti, chi per una questione di rispettabilissimi gusti personali, chi per abitudine, chi per pigrizia.

Lo scrittore però (così come il fotografo, il semplice curioso, il viaggiatore o l’assetato di nuovo) non deve stare solo e rinchiuso. Ci sono sempre le dovute eccezioni; Emilio Salgari è uno dei migliori esempi di attento studio prima di scrivere un romanzo: non era mai stato in Indonesia o nel Mar dei Carabi, ma fu così accurato e preciso nelle sue ricerche da riuscire a scrivere appassionanti e credibili storie di pirati e corsari. Al di là di capacità fuori dal comune però, lo scrittore ha bisogno di andare oltre la soglia della sua tana, uscire, respirare ciò che sta fuori, fare manutenzione del sapere non solo attraverso le altrui conoscenze, e poi tornare a casa. In quel momento si, la solitudine è una condizione indispensabile. Ma deve prima poter guardare. Credere per vedere e vedere per credere.

Dubai

Devo premettere che i nostri viaggi non hanno un filo conduttore, non seguono alcuna logica se non l’illogico ma del tutto lecito desiderio di andare a ritagliarsi altrove spazi stimolanti, tra gli impegni di lavoro e quanto altro ci faccia sempre andare di corsa. Infatti anche stavolta il viaggio è brevissimo ma, credeteci, molto intenso: siamo diretti nella costa settentrionale degli Emirati Arabi Uniti, ovvero a
Dubai, numero uno negli eccessi!

Dubai - L’aeroporto

Circa 5 ore dopo la partenza, ore 2 del mattino locali ma da noi più o meno le 23, l’aereoporto già ci anticipa l’impatto con Fantasilandia: là, in quel punto d’incontro tra l’imprenditoria mondiale che arriva e quella che riparte (è affollato quasi fosse mezzogiorno!), appare subito evidente quella megalomania che forse sfiora il pacchiano, ma che lascia davvero a bocca aperta! Palme gigantesche (vere e finte) all’interno delle grandi sale, ornamenti e addobbi pazzeschi, luci sfavillanti ovunque, marmi pregiati e colori… Già così ti sentivi catapultata sul set di un film surreale.

Dubai

Intanto, all’esterno, afa e più di trenta gradi in pieno novembre, sia di giorno che di notte! Non si trova altro luogo come questo tra le città dei sette emirati dello Stato: sede di grandi multinazionali, attraversata da un boom economico e tecnologico come pochi al mondo, méta di affari intercontinentali, sede di tornei da golf, tennis, equitazione o gare automobilistiche di risonanza mondiale, con riserve petrolifere proprie… E che vogliamo dire dei suoi progetti e delle sue idee architettoniche, che in tutto il resto del mondo risultano inconcepibili? Qui niente lo è, credetemi. Per strada si incontrano i grattacieli o strani edifici originali nelle loro forme; molti sono rivestiti di specchi e altri di notte si illuminano di colori vivacissimi, che sfumano e mutano a seconda dell’orario in cui li si guarda. Avete presente i giochi di luce dell’albero di Natale? Quell’alternanza di colori che da bambini ci ammaliava tanto?A Dubai l’effetto è centuplicato, moltiplicato all’infinito, e rende camaleontici edifici enormi. Per restare in tema, il simbolo della città è proprio un grattacielo a forma di vela, il Burj Al Arab (stesso simbolo appare nelle targhe di Dubai). È il più alto hotel del mondo (se non erro 350 metri), nel cui atrio potrebbe stare senza difficoltà alcuna la Statua della Libertà, ed è stato rivestito esternamente con 150.000 mq di vetro! Pensate che tra gli operai che si occupano di tenerlo pulito, molti sono stati scelti tra gli scalatori del Nepal! Non solo: per tenere lontani i piccioni da quei vetri, vengono utilizzati dei falchi addestrati che ogni giorno, all’alba, fanno il loro lungo giro di ricognizione! E, a proposito dei giochi di luce,all’esterno dell’hotel 142 riflettori cambiano colore ogni tre secondi regalando un effetto visivo degno di nota. Questo incredibile hotel da mille e una notte offre anche una realtà virtuale particolarissima che non troverete altrove (accade con tante cose a Dubai…): il ristorante sotto il mare. Un sottomarino vi ci porterà (ma attraverso un tunnel, l’ho detto, realtà virtuale…) e dagli oblò vedrete flora e fauna marina abilmente riprodotte. Giunti al ristorante potrete ammirare, dalle pareti in vetro, dei fondali ricchi di pesci (enormi acquari la fanno da padrone ma è difficile rendersene conto), una incredibile imitazione della barriera corallina, nonché la oramai mitica Wally, l’attrazione del locale, una cernia di 25 chili!

Dubai

Il servizio naturalmente è all’altezza delle aspettative, ogni giorno vengono soddisfatti circa 2000 avventori (clienti o no dell’hotel naturalmente) con cibi provenienti da tutto il mondo e serviti con decorazioni di foglie d’oro.

Poco distante da questa imponente costruzione, vi è il parco acquatico più attrezzato e originale del mondo, qui si riproducono le onde per i surfisti che vengono addirittura per allenarsi; niente è impossibile a Dubai, neppure creare una volta alla settimana un maremoto artificiale allo scopo di regalare ai turisti notevoli scosse di adrenalina (non artificiali)!

Qui non si riduce tutto solo al lusso o al vile danaro, qui c’è follia, tecnologia avanzatissima, creatività, dinamismo, megalomane ambizione e una originalità senza eguali! Anche gli altri hotel possono essere incredibili, che dire di quello in stile veneziano, con tanto di laguna, piccole barche per visitarlo tutto, ben 52 ristoranti all’interno e 5000 posti letto?

Dubai - Hotel Veneziano

Definirla città da guinnes dei primati, così come si legge nei vari siti che parlano di lei, è doveroso e veritiero: è collocata in una delle regioni più aride del mondo, e arido è il suo clima sub tropicale, tuttavia è la più verdeggiante degli emirati. Possiede il più grande porto artificiale mai costruito ed è qui che verrà costruito il grattacielo più elevato del mondo (Al Burj, 750 mt).

Certo, il petrolio finirà, e pare accadrà relativamente presto, ma è riuscita a fare del turismo una delle sue maggiori fonti di reddito.
Qui le 24 ore degli investitori provenienti da tutto il mondo, si prestano ad interessanti paradossi, tra scarpe ammucchiate fuori dalle moschee, uomini vestiti di bianco, rolex e kebab.

Nondimeno, l’anormalità vera di questo luogo incredibile sta nel fatto che non ci sono scippi né rapine: niente porte blindate, all’opposto porte aperte sia nelle case che nelle gioiellerie! Puoi camminare per strada tranquillo perché c’è l’arresto immediato per chi arreca disturbo per esempio. Severi? Di sicuro, ma è anche vero che è una città sicura come ben poche lo sono in occidente.

La gente è gentile e ospitale, dai commercianti ai tassisti, tuttavia la riservatezza delle donne, schive come poche, fa si che tu non riesca a rivolgere loro neppure un cenno di saluto.

È un luogo pronto ad offrire le sue incredibili contraddizioni ad ogni angolo di strada, con i suoi abiti tipici e le sue tecnologie in vetrina, le donne coperte di nero e il traffico delle grandi città.

Acquisto un costume da danzatrice del ventre e quando stringo la mano al cortese commerciante col suo bianco copricapo, mi accorgo (troppo tardi) di aver fatto una gaffe mettendolo in grande imbarazzo con un gesto troppo confidenziale per la sua cultura. Uscendo dal negozio rifletto a disagio sul non-comune senso del pudore, e sbircio due uomini con la veste di un candido mai visto (ma non sudano?!? Non si sporcano?!?) tenersi affettuosamente per mano. Mi passano accanto osservando con evidente disappunto le mie braccia nude. Nei vicoli, esposizioni di spezie e strane sementi, trattative obbligatorie per l’acquisto di dolciumi al pistacchio o per un tessuto, rigorosamente in inglese (unica alternativa, l’arabo), niente alcol in vendita se non negli hotel, niente donne arabe per strada dopo il primo pomeriggio.

E poi le spiagge di sabbia bianca e finissima accarezzate da un clima perennemente estivo…

Più tardi, visitando il suq dell’oro, ci appare subito evidente il perché lo si consideri il mercato più esteso nel suo genere, di tutto il mondo arabo. Qui si acquistano diamanti grezzi di notevoli dimensioni, gli accessori dei capi di abbigliamento (borse, cinture) sono in oro e pietre preziose e vengono esposti in vetrina in grandi quantità, spesso quasi ammucchiati. Il risultato è forse per noi occidentali pacchiano, ma tutto lascia supporre che non lo sia per loro.

Dubai - Il suq dell’oro

Il terzo e ultimo giorno di vacanza, dopo aver pranzato in una specie di trattoria locale (carni speziate e gustosissime salsine per condire riso in bianco o insalate), siamo entrati in un centro commerciale davvero molto vasto e curatissimo nei dettagli: negozi monomarca di stilisti a noi noti o di franchising conosciuti un po’ ovunque, ma poi, all’improvviso eccola la stranezza: davanti a noi una sorta di edificio nell’edificio, ma di vetro e anch’esso di notevoli dimensioni. All’interno una vera pista da sci con tanto di neve, nebbia, seggiovia e persone in tuta che muoiono di freddo! Accidenti, uno là entra in T shirt e pantaloni corti, poi, prima che muoia assiderato, gli viene fornita tutta l’attrezzatura da sciatore ed eccola là, riprodotta fedelmente, l’alta montagna! Se Maometto non va alla montagna…

Pazzesco certo, ma perché stupirsi? In fondo sono proprio questi architetti che hanno ideato The World, l’isola artificiale simile ad un mappamondo che riproduce la Terra e si vedrà dalla luna!

E, in questo stesso luogo ultramoderno, alle cinque del mattino locali vengo svegliata all’improvviso dalle preghiere diffuse in tutta la città attraverso altoparlanti, collocati fuori dalle moschee il più in alto possibile e con il volume regolato al massimo, perché neppure una parola sfugga al peccatore distratto…

Durante il nuovo giorno, mentre c’è chi pranza sotto il mare, chi gioca a golf e chi come noi chiama un taxi per raggiungere l’aereoporto, si prega ancora.

Il tunisino che carica le valige nel bagagliaio, per scherzare un po’ ci dice in inglese di chiamarsi Osama Bin Laden; intanto poco più in là, una donna nascosta dal burka nero, la fitta rete che copre gli occhi e la lunga veste che in basso rivela jeans e unghie dei piedi smaltate di rosso, risponde al cellulare: la suoneria è un pezzo di Madonna.

Mitica Dubai.

Dubai - Un gazebo


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








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