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Scrivere un thriller – seconda parte

Scritto da – domenica, 15 giugno 2008 – 00:0517 commenti

Cancello“[...] davanti a loro, in fondo alla valle, si ergeva un castello che sembrava piccolo come un giocattolo, fatto solo di torri puntute. Il leone correva così veloce che Susan e Lucy si trovarono di fronte al castello prima ancora di avere il tempo di chiedere a chi appartenesse. Adesso non sembra più un giocattolo, ma un edificio sinistro, coronato di torri minacciose.”

C. S. Lewis, Le Cronache di Narnia. Il Leone, la strega e l’armadio

Le descrizioni sono uno degli ingredienti principale di un thriller.

Attraverso le descrizioni, è possibile creare l’atmosfera giusta per il thriller.

Si parte da una situazione normale per poi introdurre uno o più elementi sinistri.

Le descrizioni in un racconto thriller non devono per forza essere tutte cupe, tenebrose e notturne; anche una giornata di sole può essere lo scenario perfetto per un thriller, è tutta una questione di aggettivi.

Non c’era vento quella mattina: l’acqua della piscina era calma, placida e tranquilla.
L’azzurro delle piastrelle sul fondale si mescolava alla perfezione con il rosso carminio del sangue, unica traccia di un efferato crimine.

La prima delle due frasi potrebbe essere l’apertura di un racconto qualsiasi: potrebbe persino essere una fiaba. A metà della seconda frase invece abbiamo un cambiamento, l’atmosfera si adatta al genere thriller, sappiamo che è successo qualcosa, qualcosa di terribile.

… finalmente vidi il castello stagliarsi alto e imponente in cima alla scogliera.
Non vedevo l’ora di fare rientro a casa, ma, quando mi trovai ad una ventina di passi dal portone principale, mi accorsi che qualcosa non andava.
La vita e il calore di quelle mura avevano lasciato il posto ad un gelo sinistro e infido.

Anche in questo secondo caso assistiamo ad un cambiamento, un ribaltamento vero e proprio della situazione.

Per capire come dare un tocco di sinistro, partiamo da descrizioni comuni, semplici, di tutti i giorni e proviamo quindi a ricreare questo effetto di ribaltamento che ci aiuta a calarci nelle descrizioni del thriller.

Pensate ad una scena e poi ad un certo punto chiedetevi, cosa potrebbe succedere di imprevisto, inaspettato, inatteso?
Cosa potrebbe accadere ai protagonisti? Cosa potrebbero vedere o sentire? Quale sarebbe il loro ruolo? Vittime, carnefici, salvatori o testimoni?

Potete provare voi stessi a descrivere paesaggi e situazioni a voi familiari per poi inserire “l’elemento sinistro”.

Per facilitare il compito, Vi lascio alcune tracce da cui prendere qualche spunto.

Arrivai nella piazza del mercato e davanti ai miei occhi c’era una massa variegata di razze, altezze e colori.
Le merci vendute erano tra le più insolite e bizzarre.
Rimasi a bocca aperta quando…

Il bosco era fresco e ombreggiato.
Avevano iniziato a tagliare gli alberi come previsto appena giunti sul posto.
Nessuno però ..
..

Il pavimento della cucina profumava di fresco e pulito: avresti potuto usarlo come piatto per mangiare.
Fu in quel momento che lo vide…

Era in cima alla Torre di Pisa: da lì poteva vedere tutta la Piazza dei Miracoli e oltre.
Era una bella giornata d’agosto, calda ma non troppo.
Prese la macchina fotografica per scattare qualche foto quando alle sue spalle….

L’auto era un vero e proprio ritrovato delle ultime tecnologie: sembrava quasi guidarsi da sola.
Padrone della strada, sfrecciava sulla Milano Bologna divorando i chilometri.
Il paesaggio circostante era un insieme di macchie sfocate.
Quando…

Tocca a voi adesso!

Continuate a commentare e a scrivermi come avete fatto per la prima lezione; vi lascio ancora qualche settimana per lavorare sui personaggi, ma fate presto a crearli, presto ci serviranno.

Le altre parti del corso:

17 commenti »

  • diggita.it scrive:

    Scrivere un thriller – seconda parte

    Corso di scrittura creativa online con Davide Giansoldati: come scrivere un thriller – seconda parte.

  • Mariella scrive:

    Arrivai finalmente, le mie benedette vacanze erano cominciate, ero davvero stanco, era stato un anno molto intenso e avevo solo voglia di riposare e rivedere gli amici.
    Già da lontano avevo intravisto la torre della piazza che capeggiava su tutto il paese, il sorriso mi si stampava in automatico, godevo già al pensiero delle bevute che avrei fatto in compagnia degli amici più cari, con scherzi e feste nei paesi vicini, in cerca di nuove emozioni di sesso femminile, insomma … ero davvero contento d’essere arrivato, parcheggiai al piazzale vicino alla mia vecchia casa, troppo vecchia per chiamarla casa, ma andava benissimo per dormire e farsi una doccia.
    Fresco e ben rasato, scesi le scale quasi fischiettando, i miei vecchi jeans strappati godevano sulle mie gambe, avevano preso il posto del vestito blu gessato, la cravatta Regimental di Marinella, era stata sostituita da una maglietta azzurra della Nike, come le scarpe.
    Mi incamminai verso la stretta stradina che portava ad un’altra stradina che riversava sulla via principale, un’ altra stradina un po’ più grande, il paese era piccolo, ma delizioso e caratteristico per i suoi pavè in tutte le strade e le mura che circondavano l’intera cittadina.
    Adoravo quel paese, adoravo la gente di quel paese, ci ero cresciuto e conoscevo tutti.
    Quel giorno però mi resi conto che forse non conoscevo bene tutto e tutti di quel paese.
    All’Enoteca di Corrado c’era trambusto, non era il solito caos da bevute o da chiacchiere da bar, no. Era successo qualcosa, me lo sentivo addosso, purtroppo da sempre, era una mia caratteristica, avvertire immediatamente quando qualcosa non quadrava. Non mi sbagliavo.
    Un amico di bevute, di racconti storici, di grandi chiacchierate notturne, era stato trovato morto, in un vicolo del mio delizioso paese. Non era possibile, in un momento qualcuno aveva rovinato le mie vacanze, aveva ucciso un amico e aveva condizionato per sempre le strade di quel borgo, non le avrei più viste così caratteristiche e tranquille come prima. Qualcuno gli aveva fracassato la testa più volte con una bottiglia, fino ad ammazzarlo.
    Ero in vacanza, ma capii che le vacanze erano finite, avrei lavorato ancora, l’investigazione era il mio mestiere.

  • Davide scrive:

    Ben fatto, Mariella!

    Mentre leggevo queste tue parole mi dicevo, bene… ora verrà fuori il playboy che tolti i vestiti del manager rampante va a caccia…

    E invece, poco, dopo, arriva come da manuale il cambio di scena, la morte entra nel tuo racconto…

    Continua così

    Davide

    PS: complimenti anche a chi mi ha mandato i suoi lavori via mail, li sto guardando tutti, ma… datemi tempo :)

  • Nicola scrive:

    Ciao, ti ringrazio molto per il lavoro che stai facendo, questa guida mi è davvero molto utile!
    Questo è il primo “libro” che provo a scrivere e non so cosa potrà uscirne, ma ho voluto provare, non si sa mai nella vita.
    Ti scrivo l’inizio che ho provato a buttare giù, non ho seguito il tuo secondo consiglio, quello di cambiare subito scenario introducendo la morte oppure un altro episodio “negativo”, perchè mi piace prima un introduzione cha faccia capire al lettore com’è la situazione.
    Spero gli darai lo stesso un’occhiata e ti prego di farmi tutte le critiche del caso su punteggiatura ed errori vari o ancora meglio su quello che ho sbagliato nell’impostazione di questo thriller.

    ecco qua quello che ho provato a buttare giù questa sera, fammi sapere cosa ti sembra, più critichi e più sono felice e capisco dove sbaglio:

    Era solo giugno ma le temperature sulle aride colline di Holliwood sfioravano già i 40°.
    L’aria condizionata della macchina era rotta da quasi 2 mesi e lui si rimproverò silenziosamente di non aver mai trovato il tempo per farla riparare.
    L’unico sollievo in quel caldo torrido era la sua amata musica, le note arrivavano chiare alle orecchie, gli entravano in testa e sembravano non volessero più uscirne, lo coinvolgevano nella loro danza separandolo dal mondo che lo circondava e da tutti i pensieri che gli affliggevano la mente da una settimana a questa parte.
    Si stava dirigendo verso il suo ufficio, a pochi minuti dal park center, aveva promesso ad Harry che sarebbe passato nel pomeriggio a controllare come preseguiva il lavoro.
    Non dormiva da 24 ore, la tensione l’aveva sempre tenuto sveglio in tutto questo tempo, ora che però l’effetto dell’adrenalina era svanito, il suo fisco iniziava a reclamare il meritato riposo.
    Si fece forza e guidò fino a pochi isolati dall’ufficio, dove parcheggiò la macchina.
    Arrivò all’edificio dove aveva affittato il suo ufficio.
    Era un palazzo di 26 piani, probabilmente risalente alla fine degli anni 50. Fin dalla sua costruzione è stato usato come sede di numerose compagnie nazionali che occupavano tutte i piani alti del fabbricato.
    I piani inferiori invece erano stati affittati come uffici, ed era proprio ad uno di questi che lo aspettava il suo compagno.
    Harry Ramirez era il suo socio da 5 lunghi anni, da quando tempo fa avevano preso la decisione di aprire insieme una agenzia investigativa.
    Ogni tanto gli capitava di tornare a pensare se lasciare l’FBI per mettersi in proprio era stata la scelta più giusta per lui, ma ogni volta si convinceva che non aveva avuto altre alternative e quella era la miglior cosa che potessa fare allora.
    Appena varcò la porta dell’ufficio Harry lo vide.
    <> lo accolse Harry.
    <>.
    Harry non sembrava più di tanto innervosito dal suo ritardo, decise quindi di non perdere tempo e di andare subito al sodo.
    <>
    Harry fissò il monitor che aveva davanti ancora per alcuni istanti per poi distogliere lo sguardo e posarlo su Michael.

    ti ringrazio molto!
    Nicola

  • Nicola scrive:

    l’ultima parte la riscrivo sperando stavolta si veda.
    chiedo scusa per tutti gli errori oppure se alcune frasi non hanno molto senso, ma questa è la versione che ho scritto di getto senza neanche quasi rileggerla.

    Appena varcò la porta dell’ufficio Harry lo vide.
    Hey Michael, sei in ritardo>> lo accolse Harry.
    Scusami, sono rimasto bloccato in questo traffico infernale, sai anche tu come sono le strade di Los Angeles a quest’ora>>.
    Harry non sembrava più di tanto innervosito dal suo ritardo, decise quindi di non perdere tempo e di andare subito al sodo.
    Ci sono novità?>>
    Harry fissò il monitor che aveva davanti ancora per alcuni istanti per poi distogliere lo sguardo e posarlo su Michael.

  • Graphe.it scrive:

    Ciao Nicola,
    non si è vista la parte finale del tuo intervento per l’uso delle virgolette. Non usare quelle uncinate, ma queste altre ” ” :)

  • Nicola scrive:

    grazie per il consiglio :)

    ecco qua:

    Appena varcò la porta dell’ufficio Harry lo vide.
    “Hey Michael, sei in ritardo” lo accolse Harry.
    “Scusami, sono rimasto bloccato in questo traffico infernale, sai anche tu come sono le strade di Los Angeles a quest’ora”.
    Harry non sembrava più di tanto innervosito dal suo ritardo, decise quindi di non perdere tempo e di andare subito al sodo.
    “Ci sono novità?”
    Harry fissò il monitor che aveva davanti ancora per alcuni istanti per poi distogliere lo sguardo e posarlo su Michael.

  • Davide scrive:

    Ciao Nicola

    quando dici “mi piace prima un introduzione cha faccia capire al lettore com’è la situazione.
    Spero gli darai lo stesso un’occhiata e ti prego di farmi tutte le critiche del caso su punteggiatura ed errori vari o ancora meglio su quello che ho sbagliato nell’impostazione di questo thriller.”

    Lo scopo di questo mini corso è lavorare sul racconto thriller, che ha regole più semplici rispetto al romanzo …

    Se vuoi cimentarti direttamente sul romanzo, certo ci vuole più spazo all’introduzione e alla presentazione dei personaggi ;-)

    Davide

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  • Alise scrive:

    Michell Deprovà era una donna di 34 anni, un fisico magro di costituzione, abbastanza bella, mora occhi marroni chiari a riflessi scuri avvicinandosi alla pupilla.
    Il suo modo particolare di vestirsi non la lasciava mai innosservata.
    Era giorno soleggiato ma con qualche nuvola minacciova che si avvicinava, Michell, con occhiali scuri e larghi con montatura rosso sangue, si guardava in torno non molto interessata, come una giornalista che deve fotografare qualcosa che vede ogni giorno ma non avendo di meglio da publicare si accontenta, si gira verso la torre Eifell prende la macchina fotografica appesa al collo e fa tre foto alla torre. Quando un turista Italiano li mette la mano sulla spalla come per chiamarli e dice<>
    Michell prendendo paura si gira e, essendo francese, non capisce quello che il turista le aveva detto e con una faccia dispiacciuta gli chiede scusa in inglese per farsi capire.
    Il turista se ne andò e Michell si mise a guardare le foto appena fatte alla Torre Eifell e si accorge di aver fotografato…..

  • Alise scrive:

    COMMENTATE L’INIZIO DEL MIO THRILLER PLEASE…….qualsiasi commento va bene io accetto tutto!!

  • Alise scrive:

    IO COMMENTO QUELLO K FINORA AVETE SCRITTO:MAGNIFICOOO!!!

  • Graphe.it Edizioni scrive:

    Alise, grazie del tuo intervento. È andato perso, però, quello che dice il turista italiano. Ce lo rimandi, per favore? Ma non usare queste virgolette <> ma solo quelle alte “ ” altrimenti il testo si perde di nuovo (è un discorso di linguaggio html)

  • Giacomo scrive:

    Erano anni che a New York il sole non splendeva con tale naturalezza. I suoi raggi trasmettevano con forza il loro caldo messaggio: l’estate è alle porte. Quando Robert Moore scesa dalla sua Jaguar alzò gli occhi al cielo e sorrise. Era tornato a casa dopo sei giorni a Washington, gli fece quasi tenerezza vedere la bellezza dell’estate baciare con passione la Grande Mela dopo l’inverno che con secca brutalità aveva distrutto le risate della estate prima e dell’estate prima ancora. Lungo la i pochi isolati che l’avrebbero accompagnato a casa sua la gioia dei bambini si esprimeva con giochi che lui conosceva benissimo, che lui stessa aveva insegnato a suo figlio prima di quel giormo, di quel maledetto giorno in cui lo trovò morto sotto il portone di casa sua, con un pallone in mano e una carta, un solo asso di cuori accanto al suo piede destro. Una lacrima gli righò il viso, mentre un’altra provava ad uscire disperatamente. Si rimise i rayban sugli occhi e proseguì finchè la 50 avenue non accarezzò il suo viso turbato con i suoi colori, i suoi alberi e il cinguettio di qualche uccello innamorato. L’estate sembrò terminare, i colori iniziarono a sbiadire quando i suoi occhi videro ciò che c’era sul pavimento: tracce di sangue ovunque, il corpo della signora Freeman, la rompicoglioni del 3 piano, per terra disteso. L’unica cosa che con fatale ironia rifletteva un colore gioioso era un due di quadri posto accanto al piede della donna insieme alla foto di suo figlio.

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