Scrivere un thriller – terza parte
“Se
la donna avesse aspettato un altro minuto, avrebbe avuto tempo di riporre [...]
il libro dei codici nel cassetto e non ci sarebbe stato bisogno di ucciderla”
Ken Follett, La
cruna dell’ago
“Motore… azione!”
Proprio come nel cinema, il protagonista del racconto entra in azione in un momento preciso: viene “premuto” un pulsante invisibile, scatta una molla, succede qualcosa.
Giunti a questa terza lezione, dovreste aver ormai creato i vostri personaggi, individuato la scena e il contesto in cui si svolgerà il racconto.
Vittima e carnefice potrebbero percorrere le stesse strade per mesi, forse e loro vite si sono anche incrociate o potrebbero addirittura conoscersi.
Un bel giorno qualcosa turba l’equilibrio degli eventi.
In questa lezione andremo a caccia del nostro ago: così sottile, così piccolo, così leggero ma… allo stesso tempo pungente ed efficace, in grado di increspare una trama lenta e piatta.
Il nostro ago è come la freccia di Cupido: prendiamo la mira e lo scagliamo sull’obiettivo generando un desiderio, ma non un desiderio qualsiasi, un desiderio forte, una necessità impellente, qualcosa che non si possa affatto ignorare.
Sesso, soldi, fama, potere, sono tutti desideri forti, sono pulsanti che, se premuti a fondo, possono trasformare la più tranquilla delle persone nel più brutale degli assassini.
Prendete il carnefice creato nella prima lezione e chiedetevi, quindi, quale potrebbe essere l’elemento forte in grado di scatenare il suo lato negativo.
Cercate di calarvi nella sua mente, nella sua storia, nel suo passato… lì troverete le radici del suo desiderio.
Non dovete raccontare le origini al lettore, non direttamente almeno: lasciate che questi elementi emergano dalle azioni del carnefice. È sicuro di sé o è impacciato e maldestro? Sa usare le armi o sta improvvisando? È un chirurgo di professione e quindi amante del bisturi? Ha un passato da macellaio? Come potrebbe invece essere un carnefice che di lavoro fa il panettiere o il fruttivendolo?
Mettete bene a fuoco il passato e scrivete l’elemento forte che spinge il carnefice all’azione: scrivete il desiderio e riquadratelo, evidenziatelo, tenetelo bene a mente.
Ora, pensate a come potrebbe essere l’evolversi degli eventi: come, partendo da una giornata calma e tranquilla, quella stessa giornata possa diventare la giornata del thriller-carnefice.
Andrea detestava il contatto con la gente. I loro vestiti sporchi, le mani coperte di germi e l’alito fetido non riusciva proprio a sopportarli.
Era inverno a Milano, un tipico inverno milanese: freddo, gelido, pungente.
Quella mattina la sua Matiz aveva deciso di non partire, nonostante i due calci ben assestati al paraurti anteriore.
Dei taxi nessuna traccia: Andrea realizzò che, se voleva raggiungere l’ufficio, avrebbe dovuto prendere i mezzi pubblici.
Questo è l’inizio della storia che svela alcuni elementi interessanti sul protagonista, il carnefice, e sul suo desiderio forte: il disprezzo totale del contatto con le altre persone. Dove lo porterà questo disprezzo? Arriverà a insultare le persone che in metropolitana, si ammasseranno contro di lui? Spingerà giù da un autobus un giovanotto per entrare al suo posto? Strapperà di mano il bastone ad un’anziana signora per colpire un uomo che gli ha appoggiato una mano sulla spalla per non cadere? Cosa potrebbe far scatenare l’aggressività di Andrea? Basterebbe un unico evento, o servirebbero tanti piccoli eventi? Basta premere a fondo il suo “pulsante” o dobbiamo schiacciarlo tante piccole volte?
Provate a immaginare il seguito della storia, provate poi, nello stesso modo, a dare forma al desiderio del vostro carnefice. a immaginare l’evolversi degli eventi.
E la vittima?
La vittima può solo soccombere… o forse no? La fortuna, l’istinto di sopravvivenza, l’intelligenza e l’astuzia potrebbero portare ad un finale completamente diverso.
Le altre parti del corso:








Scrivere un thriller – terza parte…
Continua il corso di scrittura creativa tenuto da Davide Giansoldati per GraphoMania il blog-magazine della Graphe.it Edizioni…
ciao Davide, non ho capito se devo proseguire la storia fino all’omicidio o il tentativo di omicidio, quindi portare la storia verso una conclusione…
Ciao Fabio concentrati principalmente sul desiderio forte del tuo carnefice, individualo…
Cerca di capire da dove nasce e perchè?
Cala la tua narrazione nei confini delimitati da questo desiderio, sarà la prossima lezione dove finalmente prenderà forma tutta la trama e arriveremo alla conclusione.
Non l’avrebbe mai immaginato, eppure per la prima volta dopo anni o forse per la prima volta in assoluto qualcosa si sciolse.
Tornava a casa, tranquillo, ubriaco, tanto ubriaco.
Barcollava e a stento ricordava dove aveva parcheggiato la macchina.
Quel buuuhh a sorpresa lo fece arrabbiare, smettila, che fai? voleva dire, ma aveva la bocca troppo impastata per parlare. La rabbia però montava, lo scherzo non gli piaceva, l’ubriacatura si trasformava in aggressività ora, buuuh….continuava, ma perchè continui a disturbarmi? Lasciami quieto, ti prego, non farmi incazzare, lasciami rimanere ubriaco e senza pensieri…
Vide quella bottiglia, la rabbia voleva esplodere, basta con questo buuh, basta.
Qualcosa si sciolse, in quel momento. Bellissimo esplodere, bellissimo ciò che accadde quella notte.
Ben fatto Mariella, parola dopo parola crei la tensione nel racconto…. fino a farla esplodere…
C’è un piccolo elemento che sembra frenare la tensione crescente, quando dici “lasciami rimanere ubriaco”
Sembra una frase troppo articolata e riflessiva per un ubriaco… cosa ne dici?
Davide
Concordo, correggerei scrivendo così: Non l’avrebbe mai immaginato, eppure per la prima volta dopo anni o forse per la prima volta in assoluto qualcosa si sciolse.
Tornava a casa, tranquillo, ubriaco, tanto ubriaco.
Barcollava e a stento ricordava dove aveva parcheggiato la macchina.
Quel buuuhh a sorpresa lo fece arrabbiare, smettila, che fai? voleva dire, ma aveva la bocca troppo impastata per parlare. La rabbia però montava, lo scherzo non gli piaceva, l’ubriacatura si trasformava in aggressività ora, buuuh….continuava, ma perchè continui a disturbarmi? Lasciami quieto, ti prego, non farmi incazzare, lasciami solo e senza pensieri…
Vide quella bottiglia, la rabbia voleva esplodere, basta con questo buuh, basta.
Qualcosa si sciolse, in quel momento. Bellissimo esplodere, bellissimo ciò che accadde quella notte.
Ben fatto Mariella
Ci siamo, adesso ci siamo…
[...] terza parte [...]
Nicholas Hobbes si accese una sigaretta, alzò gli occhi al cielo e si accorse di come quella magica estate avesse chiuso i battenti con tanta fretta. Qualche goccia di pioggia cadde sul suo impermeabile ma il suo frivolo rumore non turbò minimamente il volto di Hobbes. Mentre passeggiava per gli splendidi viali inalberati di Central Park si sentì chimare. Girò di scatto la testa e vide un uomo, un viso che non avrebbe mai potuto dimenticare,vide due occhi freddi, terribilmente freddi , figli illegittimi di un passato troppo tremendo per sembrare vero. Era Michael DeFeo, un tempo il miglior usuraio e il miglior traficcante di gioco d’azzardo di New York. “Ehy Carol, tesoro mio sono mesi che non ci vediamo…”. Nicholas Hobbes guardò con maggiore attenzione e al posto del noto boss vide un uomo di colore sulla cinquantina che con voce possente chiamava un signora seduta su una panchina. Fu costretto ad appoggiarsi ad un albero, quell istante era stato devastante. Aveva rivisto fra i suoi ricordi l’uomo che aveva distrutto la sua vita, l’uomo che aveva ucciso sua moglie e suo figlio con tanta brutalità, l’uomo che l’aveva lasciato sanguinante proprio vicino a quell albero su cui si riposava. Alzò la testa e si accesa un’altra Chesterfield, ora ogni essere umano che passegiava e si godeva la natura di Central Park nella sua mente era diventato il riflesso di quell uomo, di quella distruzione.
“Io devo farcela, io devo farcela, basta…”. Queste parole risuonarono con forza fra le chiome degli alberi, si accorse che tutti lo stavano guardando, le parole erano iunte anche alle loro orecchie desiderose di uscire, desiderose di espandersi per tutta New York. Oramai aveva deciso, doveva vincere la sua paura, doveva sconfiggere tutto ciò ke aveva cciso il suo cuore.