4
pubblicato lunedì, 7 luglio 2008 da Susanna Trossero in Zibaldone
 
 

La festa artusiana 2008



Made with Slideshow Embed Tool

Provate ad immaginare il centro storico di un’antica cittadina, con i suoi vicoli, le stradine e la piazza dove ritrovarsi a far chiacchiere tra amici, trasformato però da un giorno all’altro in paradiso del cibo, con grandi stand bianchi in ogni dove sotto i quali allestire cucine e apparecchiare tavoli, stand dai profumi in grado di solleticare il palato più difficile, e dai colori perfettamente accostati tra loro sul candore di un piatto. E provate a realizzare, con la fantasia, una trasformazione delle vie adatta a ciò che stiamo immaginando insieme: non più nomi di poeti, di città, di personaggi della storia, bensì uno stradario con via del Gelato, via delle Salse, Strada dei vini e dei sapori, e ad ogni angolo di marciapiede i classici supporti in ferro in cui le pubblicità commerciali vengono sostituite con… ricette! Vi piace? Questa è Forlimpopoli dal 21 al 29 giugno, durante la festa Artusiana, con le sue vie ridenominate, i ristoranti per strada o tutt’intorno alla Rocca, con musica, cabaret, convegni e dibattiti sull’arte della cucina in ogni luogo e tempo, spettacoli, rassegne e quant’altro vi venga in mente compresa la presentazione di un libro sulle anguille! La ridente cittadina di cui abbiamo già parlato in un precedente articolo e che diede i natali a Pellegrino Artusi nel 1820 – critico letterario e gastronomo, nonché autore del primo ricettario italiano – dedica a lui e alle sue famose ricette questi nove giorni di celebrazione del cibo; tuttavia questa festa è soprattutto un modo per celebrare anche la gioia di vivere, di star bene con gli altri, un modo per portare sulla piazza la solidarietà e il piacere di stare insieme, di assaporare il gusto intramontabile della fratellanza.

Gli stand adibiti a ristorante sono davvero numerosi, e tra questi non si trovano solo chef di professione o veri ristoratori. Puoi trovarci l’edicolante dell’angolo che offre la sua abilità in cucina, o le associazioni di vario genere (culturali, turistiche ecc.), o ancora i bar che si trasformano in trattorie per l’occasione, e il gruppo degli alpini che si avvicenda tra i fornelli per offrire le tipiche ricette romagnole.

I camerieri sono quasi tutti volontari di ogni età, perché in questa incredibile “città da assaggiare”, buona parte degli incassi va in beneficenza! Tutti si danno da fare per ore ed ore senza scopo di lucro, perché si ritrovi il piacere del cibo e dell’amicizia, con menù differenti ogni sera e ogni sera facce nuove. Tra le stradine apparecchiate e l’esposizione di prodotti artigianali, c’è anche la via dell’Oriente – con i ristoranti Marrakesh e Artukaki – c’è il banco delle piante dove sono esposte solo le erbe utilizzabili in cucina, c’è la via del macrobiotico e quella del biologico, il ristorante allestito dalla protezione civile, il banco dei funghi e la birreria Artusiana dove degustare la birra ai marroni. E c’è anche il banco dei prodotti tipici della mia terra, con la bandiera dei 4 mori a sventolare sulla via, ma la regione ospite quest’anno è la Toscana. Poi c’è lo stand della Francia, poiché nell’anno 2000, Villeneuve Loubet – città natale dello chef dei re Escoffier – si è unita in gemellaggio alla città di Artusi per promuovere in tutta Europa la cultura del cibo di qualità.

Tra gli assaggi stuzzicanti offerti intorno alla Rocca e per le strade avvolte dagli ammalianti effluvi (ben lontani da quelli degli hot dog delle tipiche feste di piazza), troviamo Casa Artusi, il famoso ristorante-museo, con la biblioteca dello scrittore e oggetti a lui appartenuti.

Tornando sulla piazza principale, sotto uno dei grandi stand (organizzato dal ristorante In Fattoria) assaporiamo un menù davvero degno di nota, ed è là che ci imbattiamo nel cordiale sorriso della Dottoressa Laura Pedulli (del CNA di Forlì-Cesena che, insieme ad altre associazioni, promuove l’iniziativa “Aggiungi un posto al gusto”) e, da lei, riceviamo l’omaggio offerto a tutti i commensali, ovvero un delizioso sacchetto di cotone realizzato artigianalmente secondo l’antica tecnica della stampa a ruggine, che contiene i prodotti tipici del territorio: una bottiglia di Sangiovese con l’etichetta che dice “Vino della solidarietà”, del formaggio biologico, miele, marmellata, farina e un piccolo oggetto in ceramica Raku realizzato da persone con difficoltà psico-fisiche. Con questo dono, ricorda a tutti che buona parte degli incassi ricavati dalla nostra cena andranno in beneficienza, e offrircelo è un modo per dirci grazie.

Cibo, amore per il prossimo e solidarietà dunque, sono i veri ingredienti di ciò che offre questa festa, messaggi di cui fare tesoro quando i sapori prelibati avranno lasciato le papille gustative.

Scattiamo le nostre foto in uno dei nove pomeriggi assolati, quando ancora fervono i preparativi per la serata e si apparecchiano i tavoli per le vie deserte; gli alpini già intonano cori e si diffonde nell’aria il profumo inconfondibile delle salse e dei dolciumi.

Qualche giorno dopo, prima di ripartire, facciamo la consueta visita a Bertinoro, borgo medievale sulle colline romagnole, dove il ristorante La Grotta ci seduce con le sue meravigliose tagliatelle al ragù e scalogno, e con la sua piadina fumante che funge da letto all’inimitabile formaggio squacquerone.

Poi, sebbene a malincuore, lasciamo l’amata Romagna, luogo di perdizione per gli amanti della buona cucina e di rinascita per tutti coloro che dimenticano spesso il piacere di una vita semplice e genuina.


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








Potrebbe interessarti anche…