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pubblicato domenica, 13 luglio 2008 da Giuseppe Lucca in Poesia e dintorni
 
 

Avarizia (carte di credito e crediti di carta)


Napoleone BonaparteFossi io un artista del pennello, saprei come dipingere gli avari: Bonaparte d’essi sono proprio come Napoleone, con la mano destra infilata dentro al petto (e lo sguardo sinistro), quasi fossero sempre in procinto di pagare, sgusciando a malincuore il portafoglio, a patto che altri lo facciano prima di loro, quando stanno in compagnia.

Mettetevi per un attimo nei pannolini di un avaro, e diventerete maniaci anche voi, senza giungere mai all’età della ragione.

Per prima cosa, vivrete come un ragioniere che non conosce la partita doppia, soffrendo appunto doppiamente: perché schiavo dei soldi, e soprattutto per la paura che l’umidità li possa arrugginire, se stanno troppo tempo fuori dalla cassaforte.

Poi, per non sperperare troppo, sarete costretti ad esprimervi a parole povere, fingendo pure di versare in misere condizioni;

completando il vostro giardino, l’unica idea poetica che vi salterà in mente è quella di temere di essere al verde;

per l’anniversario, prenoterete un cavolo al ristorante per la vostra donna, magari con un coperto solo, (come sul letto avrete disteso una sola coperta), e possibilmente all’aperto anche quando piove, così che vi si allunghi il brodo, senza bisogno d’ordinare altro;

a casa vostra, ovviamente, non avreste mai fame;

cambiereste persino l’olio della macchina con quello riciclato delle patatine fritte, passando pure per ecologici, anche se un po’ illogici;

aprireste in continuazione il frigorifero per vedere se la lampadina (da 15 watt!) si è spenta, e trovandola accesa, accesi d’ira, la spegnereste con la scusa che il suo calore potrebbe riscaldare le vivande;

vi fareste anche stitico, pur di risparmiare la carta igienica e soprattutto imprechereste tutto il giorno “porca miseria”; ma guai se da lontano vi capiterà di udire “Crèpi l’avarizia”, perché sarebbe come avessero pugnalato voi direttamente al cuore!

Anche se non vi riesce d’aprire gli occhi dal sonno, vi alzereste ben prima dell’alba, solo perché v’han detto che “Il mattino ha l’oro in bocca”, così che, credendo che il denaro è tutto, tutto sareste disposti a fare per il denaro;

pur potendo vivere da nababbo, non permettereste mai che qualcuno della vostra famiglia possa vivere altrettanto bene da namamma, nagenero, nasuocera, nafiglia.

Appena poi la giacca vi si farà stretta, la indosserete sotto la camicia, mistificando una nuova moda che il vostro stilista vi ha suggerito, proprio voi che avete avuto la fortuna di nascere con la camicia (magari non proprio della vostra misura), lamentandovi con la sorte per non avervi dotato anche di un paio di pantaloni, visto che ormai era da quelle parti, durante il parto!

E, partiti di testa infine, magari fingerete pure di darvi a qualche opera pia, strappando le brache a qualcun altro che più di voi ha bisogno, giusto per ‘vede’ se anche lì se po’ pia quarcosa’!

Sposereste magari anche una mantovana per fare a meno della tenda alla finestra, valutando – com’è giusto prima di ogni azione – il pro e soprattutto il conto, naturalmente bella grassa, così varrà tanto oro quanto pesa!

Vivrete, insomma (si fa per dire), proprio come Arpagone, che non ha mai arpagato niente a nessuno, alla misura d’un fiume in piena che non sfocerà mai in un nessun mare, se non in quello dei vostri guai, uniti ai guaiti lamentosi dello stesso vostro povero cane, senza cuccia e con tanti crucci come un cristiano.

Guai, se poi qualche volta vostra moglie si permetterà di cucinare una costata: subito penserete a quanto v’è costata, sì che la vostra gola non s’accorgerà nemmeno più dei sapori che danno un po’ di sapere alla vita, se non altro quello di come imparare a campare; berrete insomma il vostro succo di frutta così in fretta per non goderlo con nessun altro, che non vi ricorderete neanche di lì a un po’ di che gusto fosse, non gustandolo per niente!

Tanto, prima o poi, qualcuno si lamenterà persino dell’avarizia dei vostri affetti, e degli affettati pure, che mai comprate ai vostri figli, per non dire del vostro amaro carattere tra il burbero e il rabarbaro, sempre ammesso che non finiate prima in prigione per quelle avariazioni di bilancio, che avrete cercato di nascondere a tutti, pur di far quattrini!

Hieronymus Bosch, La morte dell’avaroMa avete mai pensato che i vostri eredi, trovandovi così spilorcio, (da non spillar cioè dall’orcio olio o vino per nessuno), e per contro non trovando la chiave della vostra cassamorte, o la combinazione che vi siete portati nella tomba, non esiteranno a seppellirvi con la testa di fuori, per risparmiare almeno i soldi della fotografia?

Non ditemi che pretendereste più di così, voi che nel gioco della vita, avete mischiato le carte solo a vostro piacimento, pensando unicamente agli ori, e fregandovi di quelli cui la vita ha risposto picche? Che pretendete, che vi portino dei fiori sulla lapide per vostra consolazione, quando non vi siete mai preoccupato di consolare i loro cuori?

Ed è inutile che facciate i generosi dell’ultima ora, lasciando a testamento, e a contrappasso, i vostri organi a beneficio d’altri: il cuore di pietra che avete sempre manifestato altro non sarà utile che per essere trapiantato in una statua!

Bella figura ci fareste anche da morto, dopo aver passato il tempo da vivo (?!) a parlar sempre di spese, senza affrontarle mai, al pari di quelli che ciarlano tutto il giorno di sesso, senza goder mai d’esso!!!

In soldoni: l’avaro non s’offre, semplicemente soffre!
Se non ci credete, provate anche voi a vivere sempre sotto tirchio, e poi mi saprete dire!

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Giuseppe Lucca