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pubblicato mercoledì, 30 luglio 2008 da Graphe.it in Mondolibri
 
 

Natale Fioretto


Ciao Lino, ti abbiamo già intervistato per la tua traduzione delle poesie di Mario Quintana… e ora ti ritroviamo con una tua raccolta di poesie. Quest’amore per la poesia da dove ti viene?
Dai tempi dell’Università e dalla lettura di Fernando Pessoa e, soprattutto, dell’eteronimo Alvaro de Campos.

Ci spieghi il titolo della tua raccolta?
Kecharitomenos significa pieno di grazia e la grazia potrebbe essere intesa come ispirazione, soprattutto perché di “grazia“ nel libro ce n’è davvero poca. Mi spiego: l’asse portante dell’opera è la morte declinata nei suoi vari aspetti. È una morte che interroga, che incuriosisce e che, inevitabilmente, getta nello sconforto.

Come concili il tuo lavoro di poeta con quello di docente universitario?
Non lo concilio! Per meglio dire, i due ambiti si intersecano. Ho la fortuna di insegnare linguistica italiana e ciò mi “costringe” ad avere un rapporto profondo e schietto con le parole. Da qui lo stimolo a investigare i vari modi della comunicazione e soprattutto la capacità creativa del linguaggio.

È cambiato il tuo modo di concepire la poesia?
Con il passar del tempo all’impronta pessoana si è sostituito l’interesse per la poesia haiku che imito senza mai riprodurre. A questa modalità poetica, tipica della letteratura giapponese, si rifà il mio modo di comporre, fatto di sintesi più che di narrazione.

Su un’isola deserta non potresti fare a meno di avere i libri di…
Non potrei fare a meno della Bibbia.

Consigliaci un poeta che ci aiuti ad amare la poesia, al di fuori dei stucchevoli ricordi scolastici.
Sicuramente Rilke, Tagore, Hikmet e poi consiglierei caldamente di rileggere, al di fuori di ogni preconcetto religioso, i salmi. Da ultimo, perché no?, il poeta che ho recentemente tradotto dal portoghese Mario Quintana.




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)