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pubblicato sabato, 30 agosto 2008 da Valeria in Recensioni
 
 

Quello che manca


Paolo, curatore del blog Quello che manca, nasce a Roma nel 1969. La prima cosa che scrive, confortato dal discreto successo di critica dei suoi temi alle medie, è una breve storia del francobollo nel 1981. Poi più niente fino agli anni ’90, quando produce molte lettere d’amore, maturando uno stile che gli permette di farsi largo, dice lui, nel mondo esclusivo delle relazioni col genere femminile.

“Sono gli anni in cui comincio a fumare e a portare gli occhiali, ad amare la scrittura di Piervittorio Tondelli e viaggiare per l’Europa in R4 rossa. Sul finire del decennio stanco di essere fermato ad ogni posto di blocco acquisto una twingo blu e comincio a scrivere racconti. Molti vengono pubblicati su Rosso & Giallo, una rivista sportiva romana di ottima fattura. Nel 2004, fulminato dalla lettura del ciclo Duca Lamberti di Giorgio Scerbanenco decido di scrivere un romanzo. Nasce così Quello che manca, un giallo sui generis della cui ricerca di pubblicazione sto raccontando in questo blog. Nel frattempo avevo cambiato ancora macchina, smesso di fumare e pubblicato un racconto dal titolo Fuori sede sulla raccolta Parole in corsa. Vol. 5”.

Quando hai iniziato a scrivere?
Estate 1998. Sono chiuso dentro la scuola Telecom di Coppito, un posto vicino L’Aquila che è una città vicino a niente. Devo rimanere lì tre mesi che più o meno fanno novanta sere e allora mi viene in mente di scrivere della mail a tutti i miei colleghi rimasti nel Collegio Nuovo di Pavia. In ogni mail parlo un po’ di loro, un po’ di me e un po’ di cose che mi frullano per la testa. Faccio questa cosa in punta di piedi perché a scuola in italiano scritto andavo piuttosto male e da allora avevo scritto solo lettere ai pochi amori possibili e ai troppi impossibili. La reazione è sconcertante. Roberta addirittura mi dice che dovrei scrivere. Scrivere? ‘E scrivere che?’, le chiedo. ‘Scrivere’, mi risponde. E così comincio a scrivere racconti.

Cosa rappresenta per te la scrittura?
Mi piace scrivere. Alla fine tutto si riduce a questo. Mi piace scrivere perché posso esprimere quello che sento in modo più accurato. Mi piace scrivere perché poi vedo gli occhi di chi legge. Mi piace scrivere perché posso ritornare su quello che sento e correggerlo. Mi piace scrivere perché posso rileggere quello che sento e capirlo meglio. Mi piace scrivere perché posso immaginare gli occhi di chi leggerà. Mi piace scrivere perchè certe volte i pensieri stanno già nelle dita e non posso fare a meno di pestare sulla tastiera del computer. Mi piace scrivere. Mi piace.

Il suo blog nasce nel novembre del 2007. Paolo ha appena finito di scrivere Quello che manca.

“Non è il mio primo romanzo, è il secondo, ma il primo non mi sembra degno di inseguire il sogno della pubblicazione. Per una serie di motivi mi pare che mandare il manoscritto alle case editrici sia come cercare lavoro spedendo i curriculum a casaccio e decido allora di fare un esperimento. L’esperimento è quello di utilizzare le mie scarse conoscenze di marketing. Anche se non c’è ancora il prodotto cerco di applicarle al sogno”.

Cosa troverà chi verrà a leggere il tuo blog?
La prima idea che partorisco è quella delle Copie in viaggio, dieci copie che devono circolare secondo delle regole piuttosto semplici (leggerlo, firmarlo, farlo passare di mano, dichiarare sul blog il passaggio). Poi viene l’idea delle cartoline spedite alle case editrici per venti giorni prima di mandare la copia stampata del romanzo. Poi decido di ampliare e inserisco dei racconti che avevo scritto (qualcuno pubblicato e qualcun altro no). Poi decido di partecipare a dei concorsi con questi racconti. Poi basta, almeno per il momento.

Cos’è che ti ha portato all’apertura del blog?
Innanzi tutto il desiderio di raccontare questa esperienza della ricerca di pubblicazione del romanzo. Scrivere è un’esperienza piuttosto solitaria e da solo l’avevo vissuta. In questo secondo pezzo di attività volevo condividere di più le cose, far leggere, confrontarmi, insomma utilizzare la rete come spazio pubblico verso il quale aprirmi.

Hai avuto nuove conoscenze o ci sono state delle critiche che ti hanno aiutato?
Il blog ci ha messo un po’ per diventare visibile ma a poco a poco si sono avvicinate alcune persone che stanno portando avanti iniziative analoghe legate alla scrittura. Tra tutte credo che la più significativa sia quella della “petizione contro l’editoria a pagamento”. Mi ci sono imbattuto cercando informazioni dopo una proposta di pubblicazione da parte della casa editrice Robin che prevedeva tra le clausole il riacquisto di un numero di copie per complessivi 3.000 euro circa. È stato confortante rendermi conto di non essere isolato nel senso di frustrazione che si era impadronito di me in quel momento. Credo che sia una iniziativa da sostenere, perché questo mercato dell’editoria a pagamento alla lunga pensò creerà molti problemi agli autori esordienti; altera a mio avviso il normale funzionamento del rapporto tra editore/selezionatore e scrittore.

Cosa ne pensi dell’editoria italiana?
Vista da fuori l’editoria mi sembra un mondo piuttosto cristallizzato in cui è difficile farsi largo. Si pubblicano un sacco di libri ma mi sembra se ne leggano pochini. Inoltre mi sembra che le classifiche per buona parte siano condizionate dalla televisione. Forse l’editoria è stato l’ultimo settore dell’industria dell’intrattenimento a essere colpito dall’invadenza della televisione, ma mi pare che il processo sia almeno cominciato, come dimostrano i tantissimi libri di personaggi che hanno una grossa visibilità televisiva.

Secondo te chi vale la pena leggere e chi invece no?
Io credo che valga sempre la pena leggere. Ti faccio l’esempio di Moccia, che è un autore che molti hanno letto tra lo sdegno di chi legge molto. Io non ho avuto lo stimolo a leggere nessuno dei suoi romanzi ma non credo per questo che non valga la pena di farlo. In Italia si legge talmente poco che ben venga chiunque riesca a trovare il modo di intercettare la sensibilità di tanti lettori. Credo sia una cosa che vada rispettata. Sto parlando però di romanzi nati come tali e non di operazioni commerciali in cui si cerca di sfruttare editorialmente un prodotto culturale di altro genere. In ogni modo i libri che mi sentirei di consigliare in questo momento sono Patrimonio di Philip Roth, Venere privata di Giorgio Scerbanenco, Trilogia di New York di Paul Auster e Ti prendo e ti porto via di Niccolò Ammaniti. Sono tutti libri ben scritti e che a me sono piaciuti moltissimo.

Come ti vedi fra dieci anni?
Mamma mia che fatica… fatico proprio a vedermi tra dieci anni. Spero di avere ancora la voglia e la fantasia per scrivere, la voglia di amare la persona che ho accanto e il tempo per fare entrambe le cose.

E tra venti?
No. Non ce la faccio proprio… tra venti anni è troppo… non vedo niente…




Valeria