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pubblicato sabato, 13 settembre 2008 da Silvana Sonno in Punti di vista
 
 

Frammenti d’un percorso amoroso 2: Kavafis for president!


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Konstantinos KavafisRileggo le poesie di Kostantinos Kavafis (1863-1933) da un vecchio volume Einaudi, edito negli ormai lontani anni ’70. Sto traslocando la mia libreria e i lavori vanno a rilento perché ogni tanto un libro mi chiama, cerca di farsi notare con i mezzi di cui questi oggetti così familiari e alieni – mi si perdoni l’ossimoro un po’ scontato – dispongono, per porsi all’attenzione: cade improvvisamente dallo scaffale più alto senza ragione apparente, si apre ad una pagina particolare mentre lo sto spolverando, sporge in modo sguaiato dalla mensola dove i suoi simili – per dimensioni in altezza e profondità – compostamente riposano, o pone in essere altri trucchi certo attinti dentro le storie di varia umanità, che i libri racchiudono nelle loro pagine e certo ne fanno buon uso, a dispetto di tanti svogliati lettori.

Kostantinos Kavafis me lo sono trovato fra le mani inopinatamente mentre cercavo le poesie di Emily Dikinson e dunque ispezionavo lo scaffale della poesia femminile, ma trovarci poesie che ho tanto amato in tempi più lontani è stato come incontrare un vecchio caro amico. Un dono insperato.

Dunque comincio a sfogliare le pagine del piccolo testo e mi soffermo su quella che subito si apre, perché contrassegnata da un vistoso “orecchio”, segno certo della predilezione in quegli anni passati della poesia che contiene. Certo è ancora molto bello leggere Aspettando i barbari e subito mi tornano in mente i motivi e le emozioni per cui quella lettura s’è meritata la manomissione grossolana ma affettuosa di quella pagina. È una poesia che fa ancora riflettere e – almeno per me – segna con efficacia il diverso orizzonte in cui oggi si inscrivono i suoi numerosi messaggi.

Ho appena finito di leggere su un quotidiano la proposta di aprire delle celle dentro gli stadi per incarcerare i tifosi scalmanati o in odore di criminalità – mi viene subito in mente lo stadio di Santiago del Cile, chissà perché?; ho letto che la sicurezza dei cittadini sarà affidata alla “ripulitura” delle strade da zingari, puttane, travestiti, barboni e quant’altro; gli immigrati – specie rumeni – sono avvertiti: sono ospiti indesiderati e si sa che dopo tre giorni… (o tre mesi del visto turistico…), a meno che non servano a tener a bada i vecchietti che l’odierna società di “liberi e belli” non sa dove/come accudire (né perché); ai boat people ci penserà Silvio Gheddafi e se ne troveranno contenti – mi viene in mente la guerra nella ex Jugoslavia e la pulizia etnica e, ancora: chissà perché? Ho sentito in tivvù che i sindacati sono contrari ai licenziamenti del personale e al ribasso del 15% dei salari di tutti i dipendenti di Alitalia e se la trattativa salta “dovranno assumersi la responsabilità di far fallire la Compagnia” – mi viene in mente Brenno seduto su un piatto della bilancia mentre sull’altro i Romani dovevano accumulare lo stesso peso in oro che grida: “Vae victis!!! (Guai ai vinti!)”: chissà perché? Ho visto al telegiornale il ministro La Russa che commemorava, il giorno 8 settembre, i caduti della Repubblica di Salò: erano giovani e, si sa, i giovani commettono a volte degli errori. Ragazzate.

Mi risuona nelle orecchie il ritornello della Badoglieide cantata dai Gufi in tempi meno sospetti, e di questo capisco il perché.

In ultimo, sul giornale di ieri ho letto che poiché su alcuni vagoni sono state rinvenute delle zecche si propone di non far viaggiare più i cani sui treni. Io ci ho trovato di tutto incastrato nei sedili dei treni e ho sempre pensato fosse un problema di igiene. Ma forse qualcuno ha trovato in giro delle scope e ha già eliminato gli addetti alle pulizie. Chissà?

Mi viene in mente l’ultima scena del film Ecce Bombo di Moretti dove la sgarrupata compagnia dei protagonisti aspetta di veder sorgere il sole guardando verso Ovest. Sarà che mentre si guardava da un’altra parte i Barbari sono arrivati e noi non ce ne siamo accorti perché presi dalle inezie del vivere?

Buon Kostantinos, tu hai cercato di metterci in guardia con i tuoi versi velati d’ironia, ma la poesia e i poeti sono tra i primi caduti quando declina una civiltà. Dopotutto quella gente (i barbari) non era una soluzione, ma la storia procede come i gamberi e c’è una poesia di Trilussa – altro grande, ma tutto diverso, poeta, che illumina questo assunto.

Oggi però le emozioni sono solo per il “nostro” greco.

Kavafis for president!!!




Silvana Sonno