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pubblicato mercoledì, 8 ottobre 2008 da Susanna Trossero in Racconti e testi
 
 

La campana sommersa


La campana sommersaLeggevo, non molto tempo fa, l’affascinante teoria tutta italiana di Sergio Frau, sull’esatta collocazione geografica di Atlantide. Secondo le sue ipotesi, Atlantide sarebbe proprio la Sardegna, poiché le Colonne d’Ercole si sarebbero trovate sul canale di Sicilia e non a Gibilterra, così come altri dedussero in seguito a studi e ricerche in materia.

Chi può dirlo? Vero è che i libri di geografia ci spiegano che un tempo, al posto del Mar Tirreno si estendeva una grande terra chiamata la Tirrenide e durante l’era Terziaria questa terra sprofondò, ma non del tutto. Alcuni lembi del bordo, infatti, restarono in superficie quasi come dei relitti sopravvissuti a questa tempestosa vicissitudine geologica. Tra questi la Sardegna, isola sorprendente e inquietante, fatta di magie nascoste che, non mi stancherò mai di dirlo, vanno ben oltre le coste da sogno.

È una terra di sensazioni indescrivibili, di solitudini sconfinate, di fuochi di bivacco, greggi di pecore, cavalli in corsa, muretti a secco o barriere di eucalipti. Campi bruciati dal sole o dalle fiamme dell’idiozia umana si alternano agli ulivi o ai cespugli di more selvatiche, e tra le gialle esplosioni di mimose o di ginestre, ecco piccoli e grandi paesi dell’interno, abbarbicati qua e là e custodi di miti e leggende destinate a perdersi via via nel tempo e nelle generazioni che si susseguono.

Fortunatamente, molte sono state raccolte in libri vecchi e nuovi, a testimoniare parte della veneranda anima sarda…

Una leggenda del Campidano per esempio, narra che tanti e tanti anni fa, gli abitanti di Ghilarza, costruirono una piccola chiesa bianca dal tetto aguzzo e si diceva che proprio questa piccola opera avesse portato tanta fortuna ai paesani. Purtroppo però suscitò anche le invidie degli abitanti di Ulà, che pur essendo sull’altra sponda del fiume Tirso, udivano la campana festosa sotto il sole di mezzogiorno, e poi al tramonto, oltre i colli, oltre il fiume e il bosco, tra l’intrico dei sugheri e i lecci. Si racconta che, ormai rosi dal livore, decisero di rubarla e di portarla nella loro chiesa. Per compiere ciò, si accordarono sei baldi giovani del paese e, in una fredda e ventosa notte di marzo, attraversarono il fiume in piena, ignorando gli ululati del vento che pareva tentasse di distoglierli dall’impresa. Il fiume era traversato, la campana era là, scintillante e silenziosa, ad osservare le debolezze umane, quasi invitante. E si lasciò prendere. Nessuno sa come abbiano fatto a salire sul campanile, a smontare la campana e a portarla fino alla barca, ma lo fecero eccome, mentre nuvole nere e basse rendevano la notte più nera coprendo la luna. Il vento si era fatto più cattivo, la barca oramai non procedeva neppure di un metro e il fiume era sempre più gonfio… Fu così che tra le grida e le inutili preghiere dei giovani, si udì un rintocco soffocato, la barca si rovesciò e le acque ingoiarono inesorabilmente i ragazzi aggrappati alla campana.

La campana sommersaSembra che il fiume non abbia mai reso quei corpi alle sei madri piangenti, e che neppure la campana sia mai stata recuperata. Tuttavia… si dice che da quel lontano giorno di marzo, ogni anno, a mezzogiorno preciso, ad ascoltarlo bene il maestrale svela tra i suoi sussurri i rintocchi della campana sommersa, che arrivano proprio dal fondo del Tirso. Quale sia il giorno preciso non si sa, ma c’è a tutt’oggi chi dice di averli uditi. E tra merletti di margheritine di campo e distese di spine, spine e ancora spine abbracciate a formare cespugli, la vecchia isola ancora racconta di sé.

Proviamo ad ascoltarla e scopriremo che i guadi e i sentieri sono ancora tanti, a dispetto dei ponti e dell’asfalto. E vale sempre la pena di andarli a scoprire.


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








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