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pubblicato mercoledì, 15 ottobre 2008 da Mariella in Racconti e testi
 
 

Babà


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Un racconto di Mariella.

***

BabàLa donna gusta lentamente quel dolce sapore che le riempie la bocca, socchiude gli occhi e si lecca le labbra con quella lussuria che le appartiene. E sorride.

Ogni volta che il palato si riempie di morbida dolcezza, la lingua insegue piccole gocce di liquido che fuoriescono ribelli, provocandola tutte le volte che la bocca affonda, e istigandola ad andare avanti, a finire.

Sorride ancora la donna, e, mentre ingoia altro liquido che le accarezza i denti, lo sguardo le diventa più profondo e il respiro accelera, con i capezzoli inturgiditi dal recente ricordo di quella stretta secca e decisa attorno ai polsi, dietro alla schiena, e della benda, una bandana sugli occhi che le copre leggermente la bocca.

Soltanto la sera prima…

Ma il presente incombe, ancora succo mieloso che fuoriesce dalla bocca, la donna insiste, raccoglie con la lingua ciò che le sfugge e ritorna col pensiero a quella corda e a quella benda, quando, i sensi acutizzati al massimo, la sua unica libertà era quella di percepire e sentire cosa accadeva attorno a sé: lui che si muoveva per la stanza, una scatola che si apriva, il clic secco di un accendino, e poi… ? Acqua forse.

Lui le aveva scostato la benda dagli occhi e, istintivamente, come un animale che cerca di capire, lei si era voltata a guardarlo, chiedendosi eccitata cosa la aspettasse… l’aveva baciata dolcemente, sembrava volerla tranquillizzare e le aveva sussurrato qualcosa nell’orecchio, sapendo di farla impazzire anche con quel lieve alitare, per lei così sensuale. Poi la benda, a riportare l’oscurità.

Il corpo continuava a muoversi, cercando di ribellarsi a quella forzata immobilità, alzando i fianchi verso l’alto, tendendo i polsi contro i lacci, ogni movimento assolutamente istintivo.

Continua a titillare con la bocca, la donna, e a ricordare quel desiderio d’altri giochi della sera prima; in fondo il gioco è proprio ciò che ha fatto iniziare la loro relazione.

Intrigo.

Passione.

Sfacciatamente, come se ogni parte del corpo di lei fosse stato di sua proprietà, l’uomo le aveva allargato le natiche inserendole un dito nel sesso esposto, con un gesto che rivelava una bramosia di controllo, il controllo della sua eccitazione, piuttosto che la volontà di darle piacere.

E lei, conscia di tutto ciò, non avrebbe voluto mostrargli il desiderio esasperato che stava provando.

Percepiva il suo sorriso, la sua arrogante soddisfazione, eppure non riusciva a trattenere la lussuria che lui abilmente alimentava e che, prepotente, le sfuggiva via dal corpo.

Poi la voce, profonda: “Sei bagnata”.

Nitido il ricordo del corpo che vibra, in attesa di qualcosa.

Silenzio.

Il desiderio orgoglioso di riprendere possesso della situazione, che non le permette di stare ferma, che la spinge a continuare a muoversi, a invitarlo, a pensare “cedi fra le mie cosce, cedi”.

Troppo facile. Troppo banale. Il gioco è appena cominciato.

Le fa sentire il calore di una fiamma vicino al viso, e lei comprende dal profumo: è una candela. Sa anche come lui la userà su di lei, ne teme il calore, il dolore che le provocherà. Non può vedere che lui la inclina tra le sue gambe eppure è certa che lui lo stia facendo. Qualcosa le cade addosso, lei ha uno scatto, di nuovo la paura, il timore di quel senso di calore in arrivo, ma non è ciò che si aspettava, ciò che aveva addirittura tradotto in immagini dietro il buio della benda; acqua, solamente acqua, non calore ma inaspettata acqua fresca.

Di una cosa però la donna è certa, per la prima volta come mai le era accaduto prima, si fida totalmente di lui, e mai avrebbe creduto fosse possibile affidarsi a qualcuno totalmente.

Rivivere quella sensazione la fa tremare di piacere. Non riesce nemmeno più a succhiare e ad ingoiare, si ferma ancora, vuole perdersi di nuovo nel ricordo della sera prima, in un alternarsi di situazioni. Ora è là, bendata. Ancora silenzio, geme, sente i suoi umori copiosi.

Gocce d’acqua fra le natiche la scuotono ancora. Sta per impazzire, desidera le sue mani, toccami ti prego…
Improvvisamente una colata di cera calda sulle natiche la squassa completamente, le brucia, tuttavia è dolorosamente sopportabile; al contempo lui la accarezza: dolcezza e dolore. Geme sempre più forte, languida, continuando ad alzare i fianchi; non sa più come muoversi, cosa fare, non ha nessun potere decisionale.

Ancora acqua, il gemito si fa quasi urlo nell’attesa di un bruciore che inaspettatamente non arriva. Sorpresa. Ancora cerca e il corpo si inarca. Inizia a pregarlo: “Toccami, toccami… ”

Lui le si piazza fra le natiche, inizia a masturbarla da dietro, dicendole quanto è oscenamente bagnata, lei si innervosisce, vorrebbe essere slegata per poter agire, per averlo dentro di sé, non contiene più il desiderio esasperato dall’impossibilità.

Lui gode di questo, e lei lo ‘sente’ sorridere.
Adesso le parla dicendole che ha il sesso in mano, anzi… il cazzo. Usa parole oscene per provocarle scosse ancora più forti. Le dice che si sta masturbando e le accarezza il culo facendole percepire vicino il suo turgore. Le mani legate cercano di sfiorarlo, implorano di raggiungerlo, “fammelo toccare ti prego”, gli dice ansante.

Lui risponde: “Non toccarmi.”
Ma lei non ascolta, è solo puro desiderio, vuole toccarlo, deve, così come deve respirare.

“Non toccarmi, ho detto.”
La donna sente di aver bagnato anche le lenzuola, mai si era sentita così in balìa di un uomo che le gestisce il desiderio, padrone dei suoi sensi.

Prova ancora a toccarlo, lo sfiora, sentendo una fitta fra le cosce, ogni piccolissimo gesto le provoca scariche di piacere, è fuori dal mondo ora la donna, è solo desiderio, puro desiderio e niente altro.

“Non toccarmi… te lo ripeto.”

Lei donna insiste.

“Se mi tocchi, ti faccio male.”

Lei si blocca, non capisce. Che significa? Perché? Ti faccio male. No… non capisce.

La resa.

Tira su i polsi, le mani si chiudono, lui ha vinto. Lei ha smesso di muoversi, lei si è arresa a lui.
Solo a quel punto lei capisce il senso di quella frase, il ribadire chi conduce e gestisce il gioco, chi detiene il potere su di lei, sui suoi sensi, e capisce anche che non le avrebbe mai fatto male, lui è il suo amore… e lei si è affidata. Totalmente.

Perplessa e con la testa vuota rimane qualche secondo immobile, ma lui non le permette di rilassarsi un solo attimo.

Una sola spinta secca la riempie fino all’utero facendola urlare.
Inizia a penetrarla facendole dimenare i fianchi, il piacere che le arriva fino ai seni, drizzandole i capezzoli al massimo. Spinge, preme, calca, la fa impazzire, la fa godere.

L’orgasmo non è molto lontano, lo sente, arriva… sta per travolgerla.
No… non è ancora il momento.

Lo appoggia più in alto, scivolando in lei lentamente, le fa un po’ male, leggermente. Si sente aperta.
Ora le spinte sono ancora più decise, sembra voglia dirle quanto sa prenderla, quanto sa riempirla, quanto è sua, quanto lui può fare di lei ciò che vuole.

Lei sa tutto questo, lo sa. Lo sente dentro di lei come qualcosa di atavico che si era perso nel tempo dei tempi, ma che con lui ha riconosciuto, ricordato, fatto ancora suo.

Nel presente confuso dai ricordi della sera prima, la donna ora ha quasi finito; si lecca le labbra soddisfatta, godendo di questo dolcissimo piacere, con dentro ancora il calore di quelle spinte…
Non ricorda più nulla che sia accaduto dopo, niente. Ricorda solo un orgasmo devastante, mentre lui continuava a spingersi in lei sempre più velocemente; non ricorda l’orgasmo di lui che le riempiva le carni, non ricorda i suoi gemiti gutturali, nulla, solo piacere… e lui che dolcemente la slegava e le toglieva la benda. Un bacio lungo e profondo, un abbraccio di intesa, l’abbraccio di due amanti che per gioco hanno riconosciuto sé stessi negli occhi dell’altro.

Adesso si gira, guarda il suo uomo, lo sguardo è di una donna profondamente innamorata. Lui le sorride, si alza, entra dentro al bar, lei rimane seduta ai tavolini fuori, finisce il suo babà, gustato con estrema lentezza e centellinato per tutto il tempo, si lecca le dita togliendo le ultime gocce di rum, lo guarda parlare col cameriere e pensa quanto lo ama.


Mariella