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pubblicato mercoledì, 15 ottobre 2008 da Graphe.it in Mondolibri
 
 

Eliana Matania Ruggiero


Eliana Matania RuggieroParlaci un po’ di te
Mi chiamo Eliana Matania, una quarantunenne napoletana DOC, che poco più che ventenne ha scelto Roma come città in cui rispecchiarsi, ma che da quasi sei anni si è trasferita tra le nebbie milanesi per Amore (anche se in verità di nebbia ne ho vista proprio poca in questi anni). Sono insomma una cittadina del mondo, perché non ho mai creduto d’appartenere ad un unico luogo e non amo i confini di alcun genere, quelli territoriali come altri. Ho cambiato città, case e lavori così tanto spesso da non dover più temere alcun cambiamento. Non c’è dubbio però che la mia indole napoletana fa parte del mio modo di essere e affrontare la vita. Il resto di me lo potrete scoprire leggendo il mio libro, perché sono certa che dopo quest’intervista correrete a comprarlo (la modestia è una delle mie tante virtù). A parte gli scherzi credo sia impossibile dire qualcosa di se in poche righe. Siamo tutti ricchi di mille sfumature e io le ho coltivate molto, soprattutto quelle opposte, cercando e trovando (per ora almeno) un equilibrio tra tutte.

Perché scrivi?
Scrivo perché ho un bisogno continuo di comunicare con me stessa e con gli altri. Scrivere, come parlare e confrontarsi, è un modo per dar sfogo, a volte, o sostanza ai propri pensieri, ma anche per elaborare e comprendere le proprie esperienze.

Quando hai  iniziato a scrivere?
Ho iniziato a scrivere quando avevo dodici o tredici anni, quando non contenta di come era terminato il cartone animato della mia prima adolescenza (Candy Candy… si lo confesso ne ero appassionata) scrissi pagine e pagine di un ipotetico diverso finale. Poi passai a Lady Oscar (pur senza immaginare minimamente in quel periodo i risvolti bisessuali del personaggio), la cui ultima puntata mi sono sempre rifiutata di vedere, preferendo un finale meno tragico. Finita l’adolescenza sono passata alle lettere infuocate d’amore e poi è arrivato Internet con i suoi blog, chat, forum, e-mail. Da quando comprai il primo pc nel 1998 ho passato la maggior parte del mio tempo a scrivere, anche se sotto diverse forme.

Parlaci del tuo romanzo “Il mio angelo“
Il mio romanzo è certamente autobiografico, seppur con qualche ritocco, ma soprattutto rappresenta un percorso, che non è solo quello che porta alla scoperta della mia omosessualità, ma anche verso un rapporto con la vita sano e pieno. Lo iniziai a scrivere per caso in realtà, perché fino a quel momento non avevo ancora compreso d’esser capace di raccontare una storia (avevo dimenticato i primi esordi di Candy Candy). Quando su un forum al femminile (Miss777) un’altra utente lanciò l’idea di scrivere un romanzo a più mani, scrivendo solo le prime due righe, io continuai, scrivendo una pagina intera e non riuscii più a fermarmi. Fu in realtà un bisogno, avevo assolutamente la necessità interiore di tirar fuori pensieri e sogni e scrivere era più costruttivo che non rimanere ad occhi aperti stesa su un divano a non far nulla. Volevo dare un finale diverso, ancora una volta, ma alla mia storia recente. Poi il finale diverso c’è stato, ma perché è cambiata la mia vita proprio mentre scrivevo il libro.

Quali sono le tue letture  preferite?
Leggo moltissimo e come in ogni cosa non mi fermo mai ad un unico genere. Mi piacciono i romanzi come i saggi, i gialli come i fantasy, romanzi storici o romanzi d’amore, romanzi allegri come biografie drammatiche. Passo da Stephen King (scrive favolosamente e i suoi personaggi femminili sono splendidi) a Richard Bach o Hermane Hesse. Insomma basta solo che siano scritti bene e che riescano a comunicarmi qualcosa, un pensiero, un’emozione, un’idea, un punto di vista diverso dal mio.

Un libro da leggere e uno da evitare
Un libro davvero scritto benissimo e con personaggi ricchi di sfumature che ho amato è Chiedi perdono di Ann-Marie MacDonald, ma consiglierei anche un saggio di Antonella Montano E la notte non rimasero divise, un quadro, illuminante per alcuni versi, sull’omosessualità femminile in Italia.

Adesso dirò certamente un’eresia, ma per quanto mi renda conto di quando è stato scritto e quanto sia comunque ben scritto, oggi come oggi non consiglierei Il pozzo della solitudine di Radclyffe Hall. Abbiamo bisogno di modelli meno melodrammatici e che sorridano alla vita affrontandola con coraggio e magari anche un po’ di auto-ironia, che non guasta mai.




Graphe.it

 

“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)