Halloween, il volto della paura
Halloween è una festa che risale alla notte dei tempi: molteplici sono le leggende, le credenze e i rituali legati a questo giorno magico.
Vorrei fare un ultimo viaggio nel mondo del thriller, aprendo i confini di questo genere alle atmosfere horror per dare forma alla paura. Abbiamo visto come creare i personaggi e le ambientazioni, come portare la storia al culmine e poi dare vita al colpo di scena finale.
Vi ricordate vittima e carnefice, i due protagonisti del nostro racconto thriller? Proviamo per un attimo a pensare se il nostro carnefice non fosse umano, se addirittura non fosse nemmeno di carne e ossa.
Non dico di pensare subito a spiriti e fantasmi che, se proprio vogliamo, sono altrettanto vagamente ben definiti. Andiamo oltre, il nostro carnefice è la paura, quella paura che attanaglia la vittima, come una morsa gelida, mortale. Parlo di una paura legata all’indefinito, a qualcosa a cui non possiamo dare un volto: la nostra strega di Blair, così paurosa, così tremenda, crudele e pericolosa, esiste ma inesistente. Pensiamo a quella paura e plasmiamola attraverso le nostre parole, diamole forma. Caliamoci nell’atmosfera giusta, una cupa e oscura notte di Halloween. Facciamo entrare in scena la vittima e poi mandiamo sulle sue tracce la nostra incarnazione della paura, presente ma invisibile.
Anche stasera avevo fatto tardi. Tutta colpa di Andrea. “Quella relazione deve essere pronta per domattina!”, aveva strillato prima di andarsene a casa lasciandomi nella merda.
L’orologio della chiesa batté i suoi rintocchi e il suono giunse deforme e stridulo attraverso quella nebbia che feriva come tanti minuscoli aghi di ghiaccio.
Per due volte quegli stupidi ragazzini mi avevano fatto saltare con il loro idiota “Dolcetto o scherzetto”. I prossimi li avrei presi a calci nel culo.
Dietro di me un rumore di passi aritmici, alternato ad uno stridio simile al suono del gesso sulla lavagna.
Sentii un brivido penetrarmi nelle ossa e allungai il passo. Ampie falcate per accorciare la distanza che mi separava da casa.
Casa dolce casa.
Varcai la soglia e il caldo tepore mi avvolse abbracciando il mio corpo infreddolito.
Quel rumore sinistro era ancora dietro di me, ma ormai mi sentivo in salvo, protetto dalla sicurezza della mia porta blindata.
Salii le scale, avevo proprio voglia di una doccia calda.
Buttai i miei vestiti sul letto e andai in bagno.
Aprii il getto dell’acqua calda e lasciai che tutta la tensione della giornata scivolasse via.
All’improvviso un rumore, un urlo. Sobbalzai.
Uscii rapido dalla doccia, afferrai l’ccappatoio e mi precipitai giù lungo le scale.
Mi fermai a metà strada.
La porta era aperta.
Orme sul pavimento, un misto di lurido fango marrone e chiazze di un vivido rosso sangue.
Le orme andavano verso il salotto.
Impugnai la scopa come se fosse un lungo bastone e le seguii.
Finivano davanti alla pendola del nonno, una pendola rotta da anni.
Solo adesso realizzai che le lancette erano entrambe ferme sul dodici: mezzogiorno, o forse mezzanotte.
C’era qualcosa di strano.
Casa dolce casa.
Eppure adesso la casa mi sembrava ostile, fredda, gelida come l’abbraccio di una donna morta.
Lasciai cadere la scopa e mi diressi verso la bottiglia del brandy.
Dove sono i bicchieri?
Non importa.
Bevvi a canna un sorso, un altro, un altro ancora.
Nemmeno il brandy riusciva a scaldarmi, la bottiglia sembrava un pezzo di ghiaccio ustionante.
Mollai la presa, la lasciai cadere: migliaia di schegge di vetro schizzarono dal pavimento e mi graffiarono gambe, mani e volto.
Il termometro sulla parte indicava meno 10 gradi.
C’era qualcosa di completamente sbagliato in tutto questo.
Dovevo andarmene.
Corsi, oltrepassai la porta e fui di nuovo in strada.
Mi fermai un attimo, poi ripresi a correre senza guardarmi indietro…* * *
“Tenente venga a vedere!”
“Cosa c’è Panetti?”
“Ne ho trovato un altro!”
“Un altro? Ma non è possibile, cazzo!”
“Lo so tenente, è il terzo che è morto congelato stanotte…”
Adesso tocca a voi: prendete spunto da storie del brivido, leggende, fantasie, film.
Date vita alla vostra paura.








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