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pubblicato venerdì, 21 novembre 2008 da Susanna Trossero in Mondolibri
 
 

Intervista al regista Enrico Pitzianti


Enrico PitziantiQuando, al cinema Farnese di Roma, si sono accese le luci in sala dopo la proiezione del film Tutto torna del regista Enrico Pitzianti, l’applauso ha riempito ogni spazio e i volti degli spettatori hanno rivelato un compiacimento davvero generale: sorridevano tutti.

Il film è di certo originale, diverte toccando argomenti seri attraverso la spontaneità di attori – non attori (ovvero gente comune che svolge tutt’altra attività) mescolati ad attori professionisti, con la esilarante partecipazione dello scrittore Nino Nonnis, che veste i panni di… se stesso!

La storia è quella di Massimo, giovane aspirante scrittore, che da un paesino del nord Sardegna si trasferisce a Cagliari, in un quartiere multietnico dove si imbatte nelle “normali” illusioni e delusioni della vita, tra situazioni per lui inconsuete (artisti che creano le loro opere utilizzando materiali di riciclo, un “giallo” condominiale, la nascita di un amore e il confrontarsi con umanità di ogni genere che ora lo affascina ora lo turba), che rappresentano per lui la scoperta di una città moderna e multirazziale.

Considerata la mia indole curiosa, decido di intervistare il regista per la Graphe.it e lui, persona socievole e disponibile, accetta con piacere.

Enrico Pitzianti, oramai conosciuto come regista e documentarista, non è mai passato inosservato: premi, prestigiosi riconoscimenti, recensioni positive e lusinghiere sia in Italia che all’estero. Cosa ti ha spinto, con un passato da sportivo e una laurea in legge, verso la regia?
Non c’è stato un unico fattore determinante… Considera che ho sempre amato il cinema, cosa ovviamente fondamentale. Ma devo dire che non si è trattato di una scelta intesa come decisione presa in un dato momento, bensì di un lento e progressivo percorso molto naturale, di un desiderio sviluppatosi nel tempo. Intanto l’approdo a Roma è stato determinante; Roma è il cinema e in questa città non mi sono avvicinato da semplice fruitore, no, ma ho conosciuto chi lo faceva – il cinema – e farlo io stesso non mi è parsa un’idea così irrealizzabile. Diciamo che al tempo, con frequentazioni come Fabio Nunziata o Salvatore Sansone e i primi cortometraggi, si è piantato un seme. Poi mi sono trasferito a New York, dove gestivo un bar con degli amici, e là ho deciso di frequentare la New York Film Academy. Ecco, l’impatto con quella realtà, con quella “nuova vita”, mi ha dato la forza di dire a chiare lettere ciò che da tempo covavo in me, io VOGLIO fare questo lavoro, nonché il coraggio di oppormi ad altre strade che forse avevo percorso più per desiderio della mia famiglia (ero oramai un avvocato) che mio, e a tentativi di incanalarmi laddove non desideravo andare. A quel punto mi sentivo pronto per spiccare il volo. Poi sono sempre stato un grande viaggiatore, un “ammalato” di viaggi intesi come scoperta, un curioso per natura, e anche questi fattori hanno contribuito non poco, alimentando il desiderio di dire qualcosa, di “raccontare” attraverso immagini.

Bisogna dire che fin dai tuoi primi lavori, non sei mai passato inosservato: vari premi, i festival importanti, il premio Unicef a Roma, il favore della critica… ma sei stato anche giudicato scomodo, il che tutto sommato non rappresenta un fatto negativo bensì è spesso indice di coraggio. Un esempio è il film-documento Piccola Pesca, storia-denuncia di abusi, soprusi ed espropriazioni discutibili a favore di basi Nato in Sardegna (7500 ettari di territorio nel sud dell’isola e grave inquinamento di quella grande porzione di costa). Come è stato accolto?
Dalla critica molto bene, buone le recensioni anche a Cagliari, addirittura ha avuto un gran bell’eco all’estero, ma nelle zone in cui è stato girato è stato decisamente insabbiato sul nascere, con alcuni sindaci addirittura coalizzati contro la proiezione. Ma io ho sempre voglia di “disturbare”, è una delle ragioni per cui faccio questo lavoro. Mi piace l’idea di provare a combattere contro le ingiustizie attraverso il cinema. In fondo anche Tutto torna, seppure con toni leggeri, un po’ da commedia, cerca di… disturbare.

Qual è il lavoro a cui ti senti più legato, quello a cui senti di aver dato di più?
Ultima corsa. È un film-documento che racconta di quando le Ferrovie dello Stato dismisero il servizio passeggeri dalle navi traghetto che collegavano la Sardegna con Civitavecchia. Mi imbarcai con tutto il personale che, prossimo alla cassa integrazione, si apprestava a compiere le ultime corse, tra l’indifferenza e il silenzio dell’opinione pubblica. A chi importava? A me sì. E non trovai nessuno disposto a girare il film con me. Mi imbarcai DA SOLO per 8 giorni e completamente da solo girai il film, che ha vinto il premio speciale della giuria al Torino Film Festival.

Cosa invece ti ha deluso, nel tuo lavoro?
La distribuzione e tutto ciò che vi ruota intorno. Non ti agevola, rende tutto più faticoso e difficoltoso, forse ancor peggio che nell’editoria. Tutto si complica…

Cosa invece ti ha soddisfatto?
La risposta del pubblico e della critica per i miei lavori passati e per questo film, Tutto torna. In special modo poi, per questo film, la grandiosità delle musiche di Gavino Murgia. Ma anche l’impegno del protagonista, Antonio Careddu, la sua capacità di immedesimazione, la professionalità dimostrata.

A noi invece è piaciuto il coraggio della verità nei suoi lavori precedenti e, in quest’ultimo, il tono semiserio con cui ha affontato temi non leggeri, la scelta di quell’intercalare dialettale che ha reso i personaggi più “veri”, quell’esasperazione della realtà che non è altro che la rappresentazione della realtà stessa (come lo scrittore famoso che ruba i manoscritti agli esordienti e poi vive allo sbando, in un furgone!)

Dedicato a chi parte, a chi arriva, a chi ritorna… così dice Enrico Pitzianti nel suo film. E ci dice anche, attraverso le immagini, che tutto può essere riciclato e che dal brutto e apparentemente inutile, si può ancora ricavare l’utile o addirittura il bello. Niente deve andare sprecato o rifiutato. C’è sempre un nuovo inizio… Vale anche nella vita.


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








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