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pubblicato lunedì, 15 dicembre 2008 da Valeria in Recensioni
 
 

The thousand faces of the time


Barbara GarlaschelliBarbara Garlaschelli ha 42 anni, è nata a Milano e vive a Piacenza da un paio d’anni insieme al suo amatissimo compagno Giampaolo. Si è laureata in lettere moderne all’università Statale di Milano un po’ di tempo fa…

“Di mestiere faccio la scrittrice. La prima pubblicazione (su carta) risale al 1995: una raccolta di racconti di humor nero dal titolo O ridere o morire. Dopo questo libro ne sono arrivati moli altri, tra i quali i romanzi Alice nell’ombra, Sorelle vincitore del premio Scerbanenco 2004, Sirena (mezzo pesante in movimento) pubblicato da più case editrici (Mobydick, Salani, Tea). In mezzo tanta scrittura (teatrale, per ragazzi, radiofonica)”.

Quando è stato aperto il blog e per quale motivo hai deciso di aprirlo?
Il blog è stato aperto nel 2006. La ragione è che non conoscevo bene il mondo dei bloggers ma ne ero affascinata. Poi ho continuato a usarlo perché mi piace l’idea di poter interagire con molte persone e mote arti (scrittura, arte, fotografia).

Cosa contiene?
Soprattutto narrativa. Non solo mia, anzi soprattutto di altri (mi piace ospitare belle scritture di chiunque abbia qualcosa da raccontare e lo sappia fare bene, sia che siano scrittori che non).

Che riscontro hai avuto da parte dei lettori?
Al di sopra delle mie aspettative. Pare sia molto amato questo spazio virtuale.

Com’è nata la passione per la scrittura? In quale occasione?
Non ho mai voluto fare altro nella vita.

Qual è il genere letterario che preferisci?
La narrativa tout court. La buona narrativa. Di qualunque genere, purché mi emozioni e stupisca.

Hai scritto tanto e cose di vario genere. C’è un testo al quale sei particolarmente affezionata e se sì, per quale motivo?
Più di uno: di certo Sirena in cui racconto i dieci mesi che ho trascorso in ospedale dopo l’incidente che ha trasformato la mia vita. È un atto d’amore verso chi mi ama e ha amato e verso me stessa, e sono contenta anche della sua riuscita stilistica. Poi c’è Alice nell’ombra, il mio primo romanzo noir. Anche qui la storia, la costruzione linguistica, il personaggio ne fanno uno dei miei preferiti. E, infine, O ridere o morire, il libro di racconti di humor nero che ha segnato il mio esordio.

C’è un autore o un’autrice dal quale prendi ispirazione o trai spunti per ciò che scrivi? Oppure c’è un autore (o un libro) che pensi abbia in qualche modo influito sul tuo modo di lavorare?
Tutti i libri e gli scrittori che amo e che sono tantissimi.

Per te “scrittore” è colui che pubblica o colui che scrive?
È colui che scrive e pubblica. Possibilmente buoni/splendidi libri ed è amato dai lettori.

Che progetti hai per l’immediato futuro? C’è qualcosa che vorresti fare, un sogno che non hai ancora realizzato?
Ora sto lavorando a un nuovo romanzo e a uno sceneggiato radiofonico. Di sogni ne ho in continuazione… Uno è un film tratto da uno dei miei libri, direi.

Dal blog di Barbara, vi propongo qui un brevissimo post particolarmente bello e interessante… e vi invito a visitare il resto ;)

Quando leggiamo le pagine di una Scrittrice o di uno Scrittore di razza, capita spesso di ritrovarsi a dire: “Sì, è così. Io lo pensavo ma non trovavo le parole”. Perché le parole sono bizzarre; i concetti sono chiari nella nostra testa. Le sensazioni sono limpide sulla nostra pelle. Le emozioni sono cristalline nel nostro cuore, ma le parole non escono.
Poi, un giorno, leggendo un libro, le incontriamo.

Ci vuole uno sforzo paziente, sotterraneo, delicato per distruggere la solitudine degli esseri umani, per gettare ponti. Per inserirci nei rapporti umani o negli scritti, ci vuole molto tempo (Anais Nin, Diario I).



Valeria