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pubblicato martedì, 30 dicembre 2008 da Valeria in Recensioni
 
 

Letteratitudine


Massimo Maugeri di LetteratitudineLeggo sulla tua biografia che hai iniziato a scrivere nel 2003. Ma prima del 2003, chi era Massimo Maugeri e come passava il suo tempo? Ci dici in quale occasione e ci racconti com’è nata questa passione per la scrittura?
In verità scrivo da tempo immemore; praticamente da quando ho imparato a tenere la penna in mano e a buttare giù due parole una dietro l’altra. Il primo romanzo l’ho scritto a quindici anni (un romanzo breve assai scadente, per la verità). Una passione di antichissima data, dunque. La “velleità” di pubblicare è arrivata molto più tardi. In effetti quella data che citi (2003) si riferisce alla mia prima pubblicazione ufficiale; ovvero l’uscita del racconto Muccapazza sulla rivista di letteratura Lunarionuovo. Prima di quella data Massimo Maugeri era uno dei tanti che ama scrivere. Dopo quella data Massimo Maugeri continua a essere uno dei tanti che ama scrivere… con un pizzico di visibilità in più.

“Identità distorte” è il tuo primo romanzo. Ci racconti com’è nato e di cosa tratta?
Identità distorte è uscito nel 2005, per i tipi della casa editrice Prova d’Autore. Si tratta di una sorta di thriller psicologico e a sfondo sociale ambientato a Catania. Come mi è capitato di dire altre volte, questo romanzo è nato da una sorta di visione onirica: c’è un uomo che entra in un ascensore e (dopo aver accusato un malore) ne esce nei panni di un’altra persona. Il romanzo racconta la storia di Claudio Crivi, imprenditore di successo nel settore della new economy, che ha fondato a Catania, insieme a Valerio Giordano – suo vecchio amico – , una società internet: la Cwt. Una mattina uggiosa Crivi resta – appunto – bloccato nell’ascensore della ditta a causa di un black out. Tornata l’energia elettrica, e uscito dall’ascensore, scopre di aver assunto le sembianze di un’altra persona: Stefano Re, un giovane poco più che ventenne da poco assunto alla Cwt. Ovviamente nessuno crede a un ragazzo che sostiene di essere il famoso Claudio Crivi. Non vi crede Valerio Giordano, né la figlia Lara che decide di aiutare Stefano; anche perché c’è un particolare che rende la vicenda ancora più inquietante: Claudio Crivi è morto da un anno.

Identità distorte, per quanto mi riguarda, è un romanzo sulla crisi d’identità dei nostri giorni ambientato agli inizi del nuovo millennio: dalla vigilia del recente crollo delle Borse mondiali – e tracollo dei titoli tecnologici – (fine 1999, inizi 2000) all’esplosione del terrorismo internazionale (settembre 2001).

Parlaci un po’ del tuo blog. Quando è nato e per quale motivo hai avuto l’idea di aprirlo?
Letteratitudine nasce da un mio desiderio di comunicazione, fondamentalmente. Dalla voglia di raggiungere più gente possibile per condividere la passione per la scrittura, per i libri, per la letteratura. Non è un caso che il blog ha visto la luce quasi contestualmente alla nascita della mia secondogenita (mentre l’altra, la primogenita, aveva appena un anno). Avevo deciso di rimanere il più possibile in casa anche per via delle bimbe piccole. Mi sono chiesto: come fare per incontrare persone con cui condividere le mie passioni letterarie pur rimanendo in casa? Pensai di creare un blog. In fondo uno degli aspetti positivi della Rete è, appunto, quello di unire (non per nulla si chiama Rete). Così creai un Letteratitudine (erano gli inizi del settembre 2006)… uno tra i tanti milioni di blog nati in Italia. Certo, allora non avrei mai potuto immaginare che avrebbe avuto successo.

Cosa contiene?
Letteratitudine è un open blog perché nasce con l’idea dell’apertura, dello scambio, della condivisione. Alterno cose mie a contributi di altri scrittori o giornalisti culturali. Alcuni curano una vera e propria rubrica a loro nome, all’interno del blog. Per questo considero Letteratitudine il mio blog, ma anche il nostro blog. Il blog di tutti coloro che vi scrivono. E mi riferisco anche, e soprattutto, ai commentatori/frequentatori, che sono la vera anima del sito. Sono loro a renderlo bello e speciale. A volte leggo commenti che sono di gran lunga superiori ai miei stessi post. Per me la vera “fortuna” e forza di questo blog è proprio questa: avere frequentatori/commentatori di altissimo livello che condividono con me le passioni di cui ho parlato prima. Ne nascono dibattiti a volte anche accesi, ma che non scadono nell’offesa o in commenti irrispettosi per persone o opinioni.

Aver avuto, poi, la possibilità di ospitare personaggi importanti, tra cui Dacia Maraini, Valerio Evangelisti, Paolo Di Stefano (Camon e Alajmo hanno pure una rubrica fissa all’interno del blog) è una bella soddisfazione e una grande responsabilità.

Hai avuto il riscontro che ti aspettavi?
Per la verità il riscontro è stato di gran lunga superiore alle aspettative. Oggi Letteratitudine è uno dei litblog più noti e frequentati della Rete… oltre a essere uno dei blog d’autore del Gruppo L’Espresso.
Inoltre Letteratitudine è anche diventato… libro. Il meglio delle discussioni del primo biennio di vita del blog – incorniciato da un testo inedito e divertente – è stato raccolto in volume appena pubblicato dalla casa editrice Azimut. Il libro si intitola, appunto, Letteratitudine, il libro – vol. I – 2006-2008 e sarà il primo volume di una sorta di bi-annuario.

Parlaci del progetto con Francesca Mazzucato e de “Le aziende in-visibili”. Come sono nati i due progetti e cosa ti hanno portato come esperienza?
Tempo fa Francesca Mazzucato (nota scrittrice… anche lei gestisce un blog “d’autore” del Gruppo L’Espresso) mi scrisse una mail dal titolo: a Massimo da Francesca. Riporto una parte del testo: “Seguo il tuo blog da quando è nato anche se non lascio commenti. Come forse ti sarà capitato di vedere, nel mio Books preferisco, per varie ragioni, interagire via mail con le persone piuttosto che attraverso i commenti, e naturalmente rispondo a tutti. Pensavo, che ne diresti di una – come dicono con la solita orrenda parola – sinergia fra i nostri due blog, entrambi blog d’autore di kataweb? Io pensavo a una cosa: ti piacerebbe Dirimpettai?” È così che è nata l’idea. A me è piaciuta subito. E mi sono sentito molto, ma molto onorato che a propormela sia stata proprio Francesca Mazzucato… scrittrice che stimo tantissimo da tempi non sospetti. Ed ecco Dirimpettai. Una rubrica epistolare destinata a rimbalzare, nel tempo, tra Letteratitudine e Books and other sorrows (il blog di Francesca Mazzucato). Insomma, uno scambio epistolare pubblico-privato tra me e Francesca.

Per quanto riguarda Le aziende In-Visibili… be’, tempo fa Marco Minghetti mi parlò di questa sua idea. Quando mi chiese se ero disponibile a dargli una mano, accettai con entusiasmo. Si tratta di una sfida molto ambiziosa a cui hanno lavorato un centinaio di personalità dell’economia e della cultura (scrittori, manager, sociologi, attori, filosofi, economisti, musicisti e designer) virtualmente costituenti la Living Mutants Society. La sfida che hanno accettato è stata quella di mettere a disposizione la propria conoscenza umana e professionale in un capitoletto di un’opera narrativa collettiva, ispirata al Le città invisibili di Italo Calvino.
 Al posto di Marco Polo e l’Imperatore della Cina, nel romanzo collettivo a colori Le Aziende In-visibili (edito di recente da Scheiwiller) il lettore si imbatte in un dialogo tra l’Amministratore Delegato di una Corporation e il suo Direttore del Personale: una cornice che utilizza la metafora dell’azienda per parlare della nostra contemporaneità. A me è stato proposto di tradurre, nella sezione Le aziende e i morti, la città calviniana di Adelma (Episodio n. 78 del volume). Ancora una volta ho accettato con entusiasmo, proponendo una sfida nella sfida: mescolare la mia scrittura a quella di Calvino (operazione rischiosissima), e paragonando il licenziamento di un lavoratore a una sorta di trapasso.

Come tutte le esperienze di scambio (e di qualità) ho ricevuto moltissimo in termini di crescita personale. E ne sono felice.


Valeria