La solitudine nella scrittura
Nel mio corso di scrittura emotiva “dal vivo” si lavora sulle emozioni, su ciò che si prova per trasformarlo in testi, racconti, aneddoti. Pur nella consapevolezza che scrivere non è facile, cerchiamo almeno di far arrivare a chi ci legge qualche emozione, una carezza intensa, un pensiero in cui specchiarci.
Avete mai pensato che parlare dei propri momenti di solitudine possa essere estremamente creativo? Un bravo scrittore è sempre un ottimo osservatore: quindi vi consiglio di osservare sempre i momenti della vostra vita. Considerando con attenzione quanto vi accade attorno, oltre a darvi spunti di riflessione troverete spunti per esercizi di scrittura meravigliosi.
Anni fa una mia amica, in un momento di solitudine che entrambe stavamo vivendo, mi fece notare che aveva come l’impressione che fosse impossibile che al mondo ci fosse qualcun altro che si sentisse solo come lei. Anche per me le cose non erano semplici: non mi abituavo alla solitudine, faceva male e cercavo di sopportarla, a volte con coraggio altre volte lasciandomi andare. Mi confidai con la mia amica che mi chiese: “Cosa fai quando sei sola?”. Forse potrà sembrarvi strano, ma iniziai a vedere tutto come ammantato di particolare fascino. Le risposi: “Lavo i piatti, sogno tanto ad occhi aperti, scrivo frasi talvolta assurde, coloro dei cuoricini vuoti su carta straccia, poto le piante in giardino, accendo la radio e canticchio…” Iniziai, così, a studiare la mia solitudine giungendo anche a trovarla interessante. E alla fine smisi di combatterla.
Scrivere, a volte, significa essere completamente soli: ci domandiamo se quanto scriviamo verrà mai letto da qualcuno, se sarà interessante. Domandiamoci sempre se scriviamo per noi stessi o per gli altri!
Scrivendo, pertanto, cerchiamo di esprimere questo nostro grande bisogno di comunicare, sforzandoci di rendere intellegibili le nostre emozioni. Scriviamo in modo che gli altri possano capirci. Comunicare è arte.
Assaporiamo l’amarezza della solitudine: solo così potremmo provare quel sentimento di solidarietà e compassione per coloro che vivono in solitudine sapendolo descrivere e condividere con i nostri lettori. Prendiamo la nostra sofferenza e usiamola per scavare a fondo nel bisogno di esprimersi, di parlare, di dire chi siamo e quanto amiamo la luce, la ninnananna, la torta al cioccolato e la scrittura.
Usiamo le nostre emozioni. Usiamo la nostra solitudine.








ho tanti decenni di vita sulle spalle,vissuti fozatamente in forma attiva in mezzo alla gente. Ora amo ritirarmi per periodi più o meno lunghi nella campagna desolata delle mie colline. La solitudine cercata è meravigliosa e non vuol dire essere soli. In tutti i sensi. In mezzo alla natura (fiori che sbocciano, foglie che cadono, l’erba verde,le farfalle,gli uccelli) hai una compagnia speciale,giorno e notte. Ma posso anche chiudere gli occhi e portarmi a casa albe e tramonti. Non posso più sentirmi solo, mi basta la sola fantasia.
Stare bene con sè stessi è una grande vittoria, ma se non siamo soli un motivo c’è…
poter leggere lettere , frasi o altro è per me moltissimo… personalmente trovo nella scrittura un momento di beatitudine serenità e totale liberazione di ogni senso… aimè nn credo però di essere una brava scrittrice inquanto sento sempre di nn riuscire ad esprimere completamente ciò che il mio corpo racchiude… è però un momento sacro nel quale puntualmente mi rifugio… in passato mi trovavo a scrivere sempre per altre persone, quindi mi ponevo il problema di essere compresa,oggi questo nn accade più dato che lo faccio solamente per il puro piacere di scrivere… quindi nn mi soffermo a pensare se mai le mie righe verranno lette o comprese, è sufficente tirare fuori per quanto mi sia posibile ciò che in quel momento ho dentro… ho riscontrato però ch se sono in stanza con altre persone questo crea un blocco al mio esternare su carta… quindi credo che la solitudine sia fondamentale, almeno lo è per me… con infinito AMORE miky