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Perché scriviamo?

Scritto da – sabato, 28 febbraio 2009 – 00:064 commenti

Jean-Marie Gustave Le Clézio, premio Nobel per la letteratura 2008

Nel ricevere il premio Nobel per la letteratura 2008 a Stoccolma, Jean-Marie Gustave Le Clézio ha pronunciato un discorso sullo scrivere e le sue motivazioni. Un passaggio di questo discorso ci piace particolarmente e vorremmo condividerlo con voi:

Perché scriviamo? Immagino che ognuno ha una sua risposta per questa semplice domanda. Si può parlare di predisposizioni, di ambiente, di circostanze. Anche delle inettitudini. Scrivere, per conseguenza, vuol dire non agire. Vuol dire che ci si sente in difficoltà d’innanzi alla realtà, che si sceglie un altro mezzo per reagire, un altro modo di comunicare, una distanza, un tempo per riflettere.

E voi, perché scrivete?

4 commenti »

  • susanna scrive:

    “Scrivere vuol dire non agire”… sono rimasta estremamente colpita da questa affermazione; una frase che si insinua dentro almeno per quanto mi riguarda e che fa pensare. Sarà così? mi chiedo. Forse è ANCHE così, perchè negarlo. La scrittura come valvola di scarico, come ribellione contro qualcosa o qualcuno, come esternazione dell’intimo con il pudore dello “svelo ma non svelo”. La scrittura come lacrima d’inchiostro mentre fuori si sorride, o come strumento per raccontare una gioia che altrimenti si terrebbe nascosta. La scrittura come seconda voce insomma, da utilizzare quando la prima non vuole saperne di venir fuori.
    Forse. Forse sì.

  • silvana scrive:

    Non sono d’accordo. Scrivere è un’azione – lo dice anche la grammatica – Ed è un’azione tanto più importante quando lo/la scrivente con le sue opere esprime una domanda altrimenti inespressa, rivolta ad un”altro da sè” che interpella pur nella disperante probabilità di non avere risposte certe. Ma una domanda interroga comunque e una volta formulata nessuno/a potrà più far finta di niente. Scrivere è donare e donarsi ma non in modo totalmente gratuito. Le parole sono espressione di sentimenti, pensieri, emozioni ed esperienze, ma anche contribuiscono a farle nascere, sono creative e creatrici. Per quanto mi riguarda io sento una grande responsabilità di quanto scrivo (e pubblico) perchè nessuna azione può essere disgiunta da una forma di impegno civile (la letteratura lo è), pena una pericolosa deriva solipsistica.

  • Giuseppina scrive:

    Penso che scrivere sia una potente forma di azione-comunicazione, uno strumento efficace come pochi altri per esprimere pareri, formulare ipotesi, smuovere le coscienze. Scrivere dunque è agire! Questo strumento appare enormemente potenziato se si usa su internet, naturalmente mai disgiunto, come dice giustamente Silvana, da una qualche forma di impegno civile.

  • susanna scrive:

    Bella questa diversità di pareri, bella e stimolante. Io credo anche che scrivere sia la massima forma di libertà, dunque scrivere può essere e rappresentare qualunque cosa, indipendentemente da ciò che dice la grammatica o da ciò che ci insegnano. Può essere urlo o silenzio al tempo stesso, e trovo ciò molto affascinante, anche perchè – così come fa riflettere Silvana – è un silenzio che comunque parla…

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