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pubblicato domenica, 15 marzo 2009 da Graphe.it in Racconti e testi
 
 

Napoli-Roma e… ritorno


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Un racconto della nostra amica Daniela Rindi.

Un treno

Ancora alla stazione, ancora una volta sul treno. Una ragazza che parla al telefono a proposito dei suoi esami, un signore di mezza età che piega con attenzione il cappotto, annunci all’altoparlante di ritardi, arrivi e partenze e un’insolita canzone di sottofondo… Tu me fais tourner la tête… Edith Piaf alla stazione di Napoli… bah! Quattro uomini in fondo al vagone si sono messi a giocare a carte, la natura gregaria dell’essere umano… maschile soprattutto! Loro sì che sanno come passare il tempo, mica come me che sto qui a parlare da sola osservando, assimilando sensazioni ed emozioni, con la sola profonda stanchezza addosso a farmi compagnia.

Un giovane ragazzo, visibilmente gay si siede di fronte a me. Indossa jeans di Armani, borsello Gucci, piumino nero translucido Monclair, orologio bianco che fa pan dan con la borsa da viaggio e la sciarpa, occhiali rigorosamente Dolce e Gabbana. Le scarpe non riesco ad identificarle, ma sono parecchio strane, anche loro nere, di vernice. Nonostante questa cura nei dettagli non mi dà l’impressione di essere un ragazzo pulito, saranno i capelli impomatati all’inverosimile, al limite dell’unto. Non ha neanche un’espressione felice, troppo serio per la sua età. È dura essere gay a vent’anni.

Affianco è seduto un anziano signore con una folta e lunga capigliatura grigia, che mi richiama Einstein. Ha anche una bella parlantina, perché subito attacca bottone con il signore con il suo bel cappotto ripiegato sulle ginocchia. Io faccio di tutto per essere ignorata, quando cerca il mio sguardo abbasso gli occhi, quando mi sorride, mi volto, riuscendo perfettamente nel mio intento. Tu me fais tourner la tête… Herr Einstein indossa uno strano cappotto anni Cinquanta, con collo di pelliccia spelacchiato. Sembra uscito da un vagone di Schindler List. Il treno cammina veloce proiettando immagini che osservo da anni, sempre le stesse, solo con qualche modifica climatica. Oggi c’è stranamente il sole, anche se siamo in pieno inverno e fa un freddo cane. Non basta a scaldarmi l’anima che oggi è anche particolarmente rattrappita. Professor Einstein ha appena detto di essere del ‘33. Accidenti, allora c’ho beccato con il cappotto! Si mette a parlare di politica… ah! A questo punto ha perso ogni speranza di entrare in contatto con me. Non c’è nulla che mi annoi più dell’argomento politica e ne ho una visione quasi kantiana. Se si riferisce al particolare, al relativo storico è finita, la mia capacità d’ascolto diviene nulla! Posso sopportare un’argomentazione assoluta, una visione cosmica e intellettuale della politica, ma parlare di Berlusconi o della legge xy no! Preferisco un calcio nei denti.

Vengo distratta da una bambina in mezzo al corridoio, di circa sette anni, che ad un certo punto dice alla madre:

«Mamma oggi ho imparato la tabellina del 18…»

«Del 18!» risponde sorpresa la madre, mentre io strabuzzo gli occhi, mia figlia, che ha la stessa età, è arrivata solo a quella del 5!

«Sì te la dico…18×0= 0, 18×1= 18, 18×3= 18, 18×4= 18…»

Tutto il vagone scoppia a ridere. Quella madre dovrebbe essere molto orgogliosa…ha partorito un genio!

Un signore dall’altro lato appoggia uno strofinaccio da cucina sul poggiatesta… igienisti maniaci! Poi magari vanno a puttane senza preservativo! Viviamo in un mondo di paradossi ed il bello è che cerchiamo sempre la logica delle cose, il senso, la motivazione… Tu me fais tourner la tête… E già, adesso mi metto anche a pontificare! Proprio io poi, che sono un casino vivente! Dentro di me si nascondono mille identità, più o meno segrete e vivo altrettante vite mentalmente. Cercare di chiamarmi per nome è impossibile! Per questo ho fatto l’attrice in passato, mi veniva naturale immedesimarmi in qualcun altro, vivere la sua vita. Stare sul treno mi fa un po’ quest’effetto. Tanti volti, tante vite da concepire con la fantasia. Oggi faccio l’impiegata in un ufficio notarile, ogni giorno a Roma, andata e ritorno. Com’è strana la vita…

Il viaggio è quasi terminato, tra una decina di minuti c’è la mia fermata. Anche oggi sono riuscita a portare a termine questa lunga giornata, questo breve viaggio. Domani è un altro giorno… e sarà uguale a questo.


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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)








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