Notifiche Facebook Messenger


 
 
Un articolo a caso


Intervista a Giuseppe Soffiantini

 


5
pubblicatogiovedì, 19 marzo 2009 da

Giuseppe Soffiantini e Susanna Trossero

La presentazione del mio libro Lame & Affini nella città di Brescia, avvenuta il 20 febbraio scorso, ha creato un nuovo ponte tutt’altro che immaginario, tra chi legge e chi scrive, un punto d’incontro tra due mondi differenti per dimostrare e manifestare uno stesso Amore: quello per i libri.

La scrittura, e più volte ho avuto modo di ribadirlo, è per certi versi il magico strumento in grado di avvicinare sconosciuti creando empatia e condivisione, e una dimostrazione di ciò, è stata evidente anche in questa occasione, dove si è rinnovato il piacere di incontrare per la seconda volta l’imprenditore Giuseppe Soffiantini, il cui nome è conosciuto da tutti noi per via del suo rapimento avvenuto nel giugno ’97 e terminato nel febbraio ’98, compiuto dall’Anonima Sarda.

Molto tempo fa, la sua vicenda mi ispirò un breve racconto a lui dedicato e, come sarda che si dissocia da simili atrocità, ma anche come persona affascinata dalla grande umanità da lui dimostrata, volli farglielo avere. Fu così che, in virtù della penna che unisce, lui volle incontrarmi.

Oggi, in seguito alla presentazione del mio libro Lame & Affini a Brescia, durante la quale è intervenuto anche lui, vorrei avere il piacere e l’onore di fargli una piccola intervista per GraphoMania.

Giuseppe Soffiantini, di lei e della sua terribile vicenda si è tanto parlato, ma a distanza di anni e a riflettori spenti su quella triste avventura, io vorrei chiederle che cosa cambia “dopo”, dal punto di vista umano? Qual è il nuovo impatto con la vita, nel tempo, quando la normalità riprende il sopravvento?
Dopo la terribile violenza subita, non mi è stato possibile dimenticare una così triste esperienza che ha segnato la mia vita, non tanto dal punto di vista del carattere, che tutto sommato non è cambiato, quanto invece nella mia personale visione dei rapporti umani. Già durante il sequestro, fra le mie tante riflessioni, rivolgevo spesso il mio pensiero al prossimo, ma sempre con grande serenità. Facendo un bilancio mi sono reso conto che ho sempre fatto del mio meglio per instaurare rapporti corretti anche se, per il mio ruolo di imprenditore, sono stato costretto a fare delle scelte che,  seppure portate avanti con grande senso di correttezza etica, hanno comunque comportato delle rinunce.
Ho avuto, in quello che mi piace definire “il mio ritorno alla vita”, un’accoglienza colma di calore umano, con manifestazioni di grande gioia, solidarietà e affetto che, nel tempo e addirittura ancora oggi, a distanza di anni, mi vengono riservate in tante occasioni. Sono passati ben undici anni eppure tutt’ora giungono a me dalla gente gesti colmi d’affetto e amicizia. La gente, la gente comune, anche quella che incrociamo per strada e di cui non sappiamo nulla, è quella che può stupire di più, dando amore nel modo più semplice e genuino. E devo dire che proprio tutto ciò ha aiutato me, la mia famiglia e tutte le persone care che mi circondano, a riprendere un’esistenza normale.

Lei ha coronato il sogno del suo presunto carceriere Giovanni Farina, ovvero quello di veder pubblicata una sua raccolta di poesie. Ciò ha lasciato tutti stupiti ed ha rappresentato un gesto di umanità più unica che rara. Cosa l’ha spinto a farlo?
Posso dire, così come ho scritto nella prefazione di “quel” libro, che ho deciso di portare allo scoperto l’anima poetica, che è l’anima buona di Farina, l’anima ab origine, non contaminata dalla cruda ambizione di avere o di sembrare un uomo forte e duro. La pubblicazione delle poesie di Giovanni Farina ha il sapore di un perdono verso l’uomo, che non vuole essere però un perdono per il reato di cui è accusato. Anche lui è un uomo che, attraverso lo scrivere, può ritrovare il bene che la cultura ispira e la forza per declinare la sua vita verso i sentimenti più profondi che allontanano l’uomo dalla ferocia primordiale, per tendere verso l’umanità e la virtù.

E, sempre a proposito di Farina, in occasione della presentazione di Lame & Affini a Brescia, lei ne ha acquistato una copia proprio per lui, da fargli avere nel carcere di massima sicurezza in cui ora si trova. Dopo la risposta alla domanda precedente, può essere inutile chiederle perché… Ma vuole comunque aggiungere qualcosa?
Sono fermamente convinto che chi commette dei reati debba subire la giusta correzione, anche con la privazione della libertà. Un atteggiamento di sostegno e di perdono nei confronti di chi ti ha fatto del male, diventa una necessità che aiuta se stessi a superare il trauma subito. L’odio e la vendetta non servono a guarire le ferite, anzi, hanno il grosso svantaggio di riacutizzarle in ogni momento. Qualcuno ha detto: “Odiare è come prendere del veleno a piccole dosi, pensando che faccia morire la persona odiata”.

Per concludere, alla presentazione lei ha preso la parola ed espresso un suo parere sul libro e sul tema trattato, ovvero le debolezze umane. Vuole esprimerlo anche ai lettori di GraphoMania?
Ogni libro ci porta a grandi riflessioni, arricchisce e rende più profondo il nostro pensiero. Nel libro di Susanna Trossero Nella tana dell’orco io ho potuto ammirare la sua capacità di far parlare anche le pietre, e ciò è stato per me bello da constatare. Tuttavia la vera scoperta di Susanna scrittrice l’ho avuta con Lame & Affini: trovo sorprendente la capacità di descrivere, anche sotto forma di fantasie e paradossi, dei pensieri e delle situazioni che in realtà rappresentano delle vere turbolenze  dell’animo umano. Lei ha messo Amore anche nella descrizione di ciò che in noi è poco nobile, rendendolo addirittura accettabile. Sono certo che la scrittrice ci donerà altre grandi, appassionanti e piacevoli letture.

Un grazie di cuore a Giuseppe Soffiantini, appassionato lettore ma soprattutto grande esempio per tutti noi di umanità e generosità.




Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








Potrebbe interessarti anche…

  1.  
    Aquila

    Credo che Soffiantini abbia pubblicato il libro di Farina per un timore reverenziale o meglio per “scusarsi” . Come dire, gli pubblico il libro almeno quando esce non mi viene a tirare una coltellata. Non lo so, io ad uno che mi tiene sequestrato come una cane, alla catena, e mi taglia due lembi di carne dalle orecchie, tutti sti piaceri non li avrei fatti.




  2.  

    Sai Aquila, un commento del genere è naturale, direi scontato, logico addirittura, ma assolutamente superficiale. Io conosco molto bene il signor Soffiantini e la sua vicenda, ho anche letto il suo diario, umanamente molto interessante. Ed ho ascoltato lui. Forse, prima di dedurre qualcosa su vicende così delicate, dovremmo provare ad approfondirle in qualche modo; scopriremmo in ogni uomo un universo sorprendente. Magari riusciremmo a comprendere meglio anche reazioni o azioni che sentivamo lontanissime da noi. Io ho avuto la fortuna di farlo, con quest’uomo fuori dal comune, dall’umanità che molto ha da insegnare. Il libro di poesie scritte da Farina non è stato pubblicato per paura di una coltellata, e Giuseppe Soffiantini, vittima di un reato tremendo (da cui anche come sarda mi dissocio) certo niente aveva di cui scusarsi con i suoi carcerieri. Il suo scopo non era neppure quello di fare un piacere. Ma ce lo ha spiegato lui, nell’ intervista che hai letto, in parte, certo, ma in modo più efficace di quanto potrei fare io. Se tu volessi approfondire o capire meglio, leggi il suo “Diario di un sequestro”, credimi, ti aiuterà a comprendere il senso di tutto ciò che da ignaro ti pare così assurdo. E un libro che può dare molto.




  3.  
    Antonia Tripodi

    Il gesto del Dottor Soffiantini…ha un valore superiore all’azione più grande che sia mai stata compiuta a fini benefici…e ha il sapore di “perdono e quindi rieducazione”; come non riuscirebbe a fare nessun tipo di
    ergastolo…




  4.  
    Martina

    Buona sera, le scrivo per chiederele se ha materiale da potermi fare avere sulla vocenda subita da Soffiantini perchè voglio scrivere la mia tesi di laurea sulla sua vicenda ma sono “bloccata” su un punto un po ostico… cordialmente ringrazio
    Martina





Di' la tua!


(richiesto)