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pubblicato venerdì, 15 maggio 2009 da Susanna Trossero in Recensioni
 
 

Le nuvole non chiedono permesso


Tito Barbini a Capo HornLe nuvole non chiedono permesso, è il nome insolito del blog che vi presentiamo oggi, con la primavera che ci rallegra la vita e ci spinge a vivere con le imposte aperte. Non appena si apre la finestra-home page di questo blog invece, eccole le nuvole, a far da cornice a ghiaccio e mare in una splendida foto, invitando a percorrere altre vie lontano da casa. Un blog, questo, che ignorando la superficialità della vacanza, vuole condurci verso l’essenza del viaggio, attraverso scritti e immagini davvero seducenti.

Tito Barbini, ex sindaco, viaggiatore nonché scrittore, quando e come hai scoperto il piacere del viaggio raccontato?
Non pensavo di scrivere. Scrivere è stato un imprevisto, una sorta di urgenza, o forse un movimento naturale come un movimento che scende a valle. Non è che su una scelta del genere non ci abbia pensato a lungo alla vigilia di ogni partenza. Una ragione vera non l’ho ancora trovata. E sarà che questa voglia di raccontare possiede la stessa insensatezza della voglia di partire che ogni poco mi afferra e mi vince. Quando si viaggia bisogna stare attenti a non lasciarsi appagare dalla pura contemplazione della bellezza dei luoghi ma raccontare il viaggio. Sarebbe troppo facile inchinarsi alla maestosità dei ghiacciai antartici o all’immensità del nulla patagonico e non chiedere di più. A me comunque non basta. Per me i luoghi contano di più, contano davvero perché abitati, dagli uomini ma anche dagli animali, perché plasmati e segnati dalla vita. I luoghi sono anche le fermate di un itinerario immateriale. Voglio dire che i miei viaggi non sono stati solo viaggi nella geografia fisica ma anche in quella dell’anima. Per questo ho deciso di raccontarli nei libri che ho scritto.

Fermo restando che ogni luogo da scoprire possiede l’irresistibile fascino dell’ignoto, c’è un angolo del mondo che ti ha rapito più di altri e che ti porterai dentro per sempre?
Sì, forse l’Antartide. L’Antartide continuerà ad abitarmi dentro per sempre. In Antartide la natura si riappropria completamente del suo tempo e lo lascia scorrere a modo suo. È  questo tempo e questo paesaggio che non mi lascia. Un tempo fuori dal tempo, dal tempo esatto misurato dall’orologio o dal calendario. Per questo ho dato il titolo al libro sull’Antartide Perdersi e ritrovarsi alla fine del mondo.

Qual è stato per te il mezzo più suggestivo con il quale percorrere chilometri e chilometri di “nuovi lidi”?
Ho camminato a piedi, con il treno e con la corriera. Sempre con i mezzi pubblici dalla Patagonia all’Alaska, da Berlino al Tibet. Diceva Proust che il vero viaggio non consiste nel trovare nuove terre, ma nell’avere nuovi occhi. Ebbene non è possibile vedere se non si cammina e non si incontra la gente del posto. Conoscere l’altro, il diverso da te. E questo è possibile solo viaggiando a piedi o nei mezzi pubblici. E da solo…

Nel tuo blog dici: “Il viaggio, se è vero viaggio può concludersi solo a casa, con un ritorno che è un nuovo inizio.”  Vuoi spiegarci meglio?
I miei libri non sono stati solo dei diari di viaggio. Ma soprattutto un cammino a ritroso tra i miti che hanno popolato la mia adolescenza e la mia gioventù, ho riannodato i fili della memoria e fatto anche una profonda riflessione sulla mia stagione politica. Ebbene, il viaggio quando è vero viaggio, presuppone appunto il ritorno a casa.  Andare avanti e tornare indietro fanno parte dello stesso cammino. Altrimenti è una fuga.

Per concludere, vuoi scegliere per i lettori di GraphoMania un tuo libro?
Scelgo il mio ultimo libro: Caduti dal Muro nella bellissima collana Off The Road della Vallecchi. È un libro scritto a due mani con un giovane scrittore e giornalista (Paolo Ciampi). Racconto di un grande viaggio dalle macerie del Muro di Berlino all’estremo oriente. Un viaggio vero, fatto di persone e paesaggi straordinari, ma anche un viaggio verso il fallimento storico del comunismo. Raccontato, credo con leggerezza e ironia, in uno scambio di lettere con un giovane scrittore di una generazione anagrafica e politica molto diversa dalla mia.

Grazie Tito, per questo viaggio all’interno delle tue passioni e per quella parte dell’anima che ci hai concesso e che ci spinge verso la conoscenza e la scoperta. Buon viaggio a te e a tutti noi.


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








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