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pubblicato sabato, 30 maggio 2009 da Graphe.it in Racconti e testi
 
 

Calura. Un racconto di Concetta Memoli

Il silenzio sovrastava quel pomeriggio sul paese e, sonnacchiosi e inermi, si assisteva all’implacabile calura che pian piano tutti ci avvolgeva, mentre ronzii di insetti assetati colmavano questa assenza di voci umane.

Un abbraccio naturale, amorevole quanto impietoso, ci portava in un’atmosfera di sospensione: eravamo come in attesa che un evento si compisse.

Un paio di calzoncini corti e piedi nudi animavano la strada. Quella strada, la strada di sempre, luogo di vita vissuta, di faticosi transiti, di giochi e di incontri, di sguardi e di speranze; ora deserta e inanimata.

Era lì che il sole sferzava i suoi fendenti più duri. Roventi le pietre che il piccolo calpestava con stoica sopportazione, il suo sguardo fissava la via, in lontananza, alla ricerca del nulla. Non c’erano. Non c’era nessuno, in quel pomeriggio di fuoco, con cui scambiare un sorriso, una pietruzza, un nascondino. Il sole, il caldo, l’afa ci aveva ricacciato dentro tutti trasformandoci in ombre misteriose.

Gli effluvi di gelsomini che una lingua di vento accarezzava, aggiungevano dolcezza e soavità a quest’aria di mistero e di intima complicità che dalle persiane socchiuse traspariva.

Voci bisbigliate e un crescendo di suoni e di rumori segnavano il rianimarsi del paese, una persiana spalancata apre uno squarcio di vita: una donna, un letto disfatto, dove la calura e braccia desiderose l’avevano accolta.

Si va incontro alla sera.

Il piccolo a piedi nudi, rincorre una palla sulla strada.

Calura è un racconto di Concetta Memoli

Foto | Pixabay


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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)








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