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Il vento racconta. Una recensione

Scritto da – giovedì, 11 giugno 2009 – 08:00Nessun commento

In purissimo azzurro – rivista di letteratura e dintorni fondata e diretta da Maria Di Lorenzo – recensisce Il vento racconta di Alessandra Corsini.

Il vento racconta“Anche i bambini sono profeti prima di divenire uomini e parlano ai grandi di cose che essi non vedono…”. Questo dono della profezia, della preveggenza, sembra che con gli anni si perda, inesorabilmente, ed è per tenerlo ancora vivo, accanto a sé, ma accanto anche a ciascuno di noi, che Alessandra Corsini ha scritto probabilmente questi racconti. Undici racconti brevi che compongono la raccolta Il vento racconta e che, come allude il titolo, sembrano afferrati al volo nella scia di luce di un vento leggero che attraversa lo spazio dei sogni e del subcosciente. Del resto l’autrice, nata a Pescara nel 1958 e da molti anni residente a Roma, di mestiere è una terapeuta, per la precisione un’analista transazionale, che si occupa quotidianamente nel proprio lavoro dei disagi dell’infanzia, degli adulti e della famiglia. Sa bene, avendolo vissuto sulla propria pelle oltre che per interposta persona, quanto dolore ci sia negli angoli più remoti del cuore, un dolore che aspetta di essere sanato, compreso, accolto. E, infine, trasfigurato nel canto.

La poesia ha questa capacità terapeutica, e non a caso la prima prossimità con la scrittura è per Alessandra quella con il verso poetico. E di poesia è intrisa questa raccolta di racconti, e ciò non suoni paradossale. Nella struttura narrativa, che privilegia assai spesso lo stile – schiettamente infantile – della paratassi, si innesta un respiro che è solo della poesia, un ritmo che dà fiato e sostanza alla storia narrata con lo stesso sincopato, incalzante oppure quieto, pulsare del verso.

Scrivere è un destino, e possiamo dire che questo si attaglia perfettamente ad Alessandra Corsini. Scrivere è gettare un ponte verso gli altri, è aprirsi al mondo e alla vita. È mettere ordine al caos dell’esistente, lasciando lungo la strada le parole inutili per appropriarsi di quelle vere, perché “le parole inutili sono come i sassi che riempiono il sentiero, più sono numerosi e più il piede inciampa”.

Qualcuno, leggendo Il vento racconta, potrebbe dire che le favole di questa raccolta sembrano paradossalmente scritte al contrario: non storie dette dai genitori ai propri bambini, ma racconti che potrebbero nascere in bocca a un bambino, rivolgendosi ai suoi genitori. Tanta è la saggezza e la poesia che esprimono, uno sguardo aurorale sulla vita che col tempo si corrode nell’adulto, crudelmente sfigurato sotto i colpi dall’esperienza, usurato come il nome ricevuto un giorno alla nascita. Ma, ci rammenta l’autrice, “quando si nasce è per sempre, in questo spazio che è la terra o nell’altro spazio che è il cielo siamo per sempre, noi, con il nostro nome. Per questo bisogna dirlo con attenzione, sia in cielo che in terra”.

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