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pubblicato lunedì, 15 giugno 2009 da Susanna Trossero in Recensioni
 
 

Rossella Grenci


Rossella GrenciRossella Grenci, logopedista, docente, ricercatrice (si occupa dei Disturbi Specifici di Apprendimento), nonché scrittrice. I suoi libri che trattano della dislessia sono tanti e vanno ben oltre la manualistica o il trattato. Sono importanti mani tese verso le famiglie che vivono la realtà di un bambino che soffre di DSA, e questo lo dicono loro stesse ma anche le recensioni ai testi, sempre entusiastiche e favorevoli.

Il suo blog, racchiude vari argomenti oltre a questo, e tocca l’arte, la poesia, la creatività, la saggezza orientale e le culture affascinanti e lontane dal nostro piccolo mondo moderno.

Rossella, cosa rappresenta per te questo blog? A chi ne consigli la visita?
Il blog è nato pochi mesi fa. Era già da tempo che molti amici legati dalla problematica della dislessia mi invogliavano a crearlo, ma pensavo di non esserne all’altezza. Il salto l’ho fatto iscrivendomi a Facebook e creando ben tredici gruppi, tutti molto seguiti. Lì ho visto concretamente che comunicare tramite internet era possibile e molto fruttuoso, molto più anche del forum dislessia online, nel quale sono fra i moderatori da un paio di anni.

Il mio blog è nato quindi senza sapere bene dove mi avrebbe portato, ma con tante passioni personali da raccontare. E così giorno dopo giorno ha preso forma, è stato plasmato un po’ come una scultura.
La visita la consiglio a tutti quelli che hanno a che fare con la dislessia, per lavoro o perché hanno il problema in famiglia, ma anche a tutti i curiosi, a chi ama farsi cullare dal relax di un video, a chi è alla ricerca di una parola da fare propria o a chi voglia partecipare a problematiche sociali apparentemente lontane, come quella della salvaguardia del popolo Tuareg.

Che cosa è per te la serenità dell’anima, e come si raggiunge?
Questa domanda mi sembra un koan zen, di quelle che richiede una risposta che a sua volta è una domanda. Io ho vissuto esperienze personali molto dolorose, e anche per periodi prolungati. Sicuramente questo ha mutato il mio modo di vedere la vita, mi ha messo in continua discussione, fino al punto di credere che io non c’ero più, c’era soltanto Il Problema. Forse è stato lì che ho preso le distanze e ho capito che i problemi vivono di una vita parallela alla nostra, ma dipende da come noi ci raffrontiamo ad  essi che fa la differenza.
Intrapreso un mio cammino personale di introspezione oggi dico che ognuno ha da trovare la sua anima, curarla, amarla. E lì, forse, si avvicinerà a quella sensazione molto personale, che nessuno potrà mai darti né toglierti!

Ho letto, nel tuo blog, un articolo che mi ha colpita particolarmente sui Tuareg, i quali attraverso l’uso del Imzad – uno strumento riservato solo alle donne – mettevano in rima o cantavano eventi quotidiani, dal più banale al più significativo. Oggi esiste una scuola per salvare la tradizione dell’Imzad, finanziata da una associazione umanitaria. Secondo te, noi, con la poesia possiamo avvicinarci a “quel” suono? Ovvero, possiamo rendere unico e speciale qualsiasi particolare della vita?
Noi siamo la vita, noi e nessuna altro può rendere particolare ogni suono, ogni immagine, ogni contatto. La poesia è un modo molto immediato per avvicinarci al nostro mondo interiore e a quello degli altri, entrando in sintonia con la nostra “intelligenza emotiva”.

Da un anno circa ho “conosciuto” in modo un po’ inusuale il popolo Tuareg, un popolo che mi ha affascinato per la sua incredibile civiltà, sensibilità e per la loro cultura di tipo matrilineare. Purtroppo è in pericolo di estinzione, e allora ho deciso di creare il mio primo gruppo su Facebook che fosse un punto di incontro e che creasse opinione. In soli sei mesi ho visto nascere un interesse che non mi sarei mai aspettato. Più che un gruppo, Salviamo i Tuareg è una grande famiglia, con membri di diverse nazionalità, e naturalmente loro, i Tuareg.

Parliamo di te come scrittrice: i tuoi libri affrontano un tema delicato, cosa ti ha spinto in questa direzione? Perché questa strada?
Ho cominciato a scrivere per i bambini dislessici, poi per i genitori e per i tecnici. E nel frattempo ho scoperto che tutti e due i miei figli stavano manifestando i segni della dislessia. Da allora ho avuto una marcia in più che mi ha legata a questo mondo meraviglioso e complesso che è il pensiero divergente, tipico del modo di pensare di gran parte di chi possiede una “Neurodiversità”, come i dislessici o gli Asperger. Neurodiversità non significa malattia, ma solo un diverso modo di funzionamento di alcune parti del cervello di queste persone. È questo che li rende più creativi, se vengono adeguatamente potenziate le loro caratteristiche. Purtroppo però, se non vengono compresi, la loro vita e quella delle loro famiglie, diventa un incubo.

“Creatività è guardare le cose da punti di vista diversi”, hai scritto. Credi che lo sviluppare e ascoltare la propria creatività, realmente possa guarirci da tanti mali?
Creatività significa essere in contatto con la parte più primitiva e più vera di noi stessi, quella meno mediata dal cervello razionale. Partire dalla creatività per giungere a un processo logico è una strada che possiede sia l’andata che il ritorno!

Ringraziandoti per questa piacevole e interessante chiacchierata, concludiamo con una tua poesia dal titolo Parole:

Le stesse
di nuovo.
Penna di pianto
discioglie
voglia di abbraccio
divino o terreno.
Cristallo lucente
intriso di nebbia.


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








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