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pubblicato martedì, 30 giugno 2009 da Roberto Russo in Recensioni
 
 

Federico Novaro libri


Federico NovaroScopro per caso il blog di Federico Novaro e me ne innamoro subito. Oltre ad essere un blog che parla di libri – e ne parla con professionalità e passione – è un blog che i libri li fa vedere nei dettagli. I post di Federico, infatti, sono accompagnati da foto di particolari dei libri che hanno catturato la mia attenzione. Vedere per credere. Cercando di capire chi fosse l’autore, poi, ho scoperto questa mini-autobiografia:

Non sono su facebook e neppure su myspace. Faccio una vita molto ritirata, vivo vicino a Torino, ma scendo in città solo una volta o due la settimana. Leggo, scrivo, vado in giardino. Ho un cellulare che non fa neanche le foto. Mi piace questa vita, mi piace curare i miei affetti importanti con calma, con attenzione; il chiacchiericcio mondano non mi interessa; sono monogamo, e fidanzato da sette anni con un ragazzo del quale sono innamorato; non c’è proprio ragione perch’io mi ficchi in un social-network. Sono la persona più lenta del mondo, mangio sempre tutto freddo. Sono maestro nel perdere tempo.

Federico, ti definiresti “bibliofilo”, “bibliomane”, “bibliotecario”…?
Non saprei. I libri mi sono sempre piaciuti, e in casa dei miei ce n’erano tanti. Anche se in realtà io sino a metà delle medie leggevo solo fumetti – soprattutto Disney. Leggere, e scrivere, è un’attività che ricorre spesso fra i miei parenti. Questo ha creato credo una familiarità. Poi da adolescente è diventata una malattia. È buffo, perché spesso il collezionismo, l’acquisto compulsivo, il desiderio di accumulo, sono visti con sospetto, indici di un disequilibrio, ma questo non vale per i libri. La massa dei libri che posseggo lega la mia vita, rende i traslochi una tragedia, assorbe le mie risorse economiche, prende un sacco di tempo nelle pulizie, non serve –sostanzialmente – a niente, eppure è fonte di ammirazione. A un certo punto ho provato a farla diventare una cosa forse utile: da qui il blog. Fra le tue definizioni direi quindi la prima, perché della seconda non ho la precisione e il metodo, e della terza non ho il mestiere né la tecnica.

Come dicevo prima, navigando sul blog di Federico ho avuto l’impressione che per lui un libro può essere letto a vari livelli: quello della lettura sic et simpliciter, quello della lettura particolareggiata (come dimostrano gli splendidi particolari che accompagnano le recensioni), quello della lettura normativa (con le schede bibliografiche precise a fine recensione).

Federico Novaro quale lettura preferisce?
Io preferisco leggere Topolino – non ho smesso di leggere fumetti – e la mia figura di amante dei libri è di certo internamente modellata su quella di Paperon de’ Paperoni. Ovviamente è una risposta sciocca. Ma mi aiuta: voglio dire che la lettura che preferisco, io nella mia vita privata – credo sia questo quello che chiedi – è una lettura di cui non conservo memoria, che non ha filtri critici, che non si interroga. E sono libri che potrei – e così faccio – leggere e rileggere ed esserne sempre sorpreso e sempre dimentico, come mi succede con Topolino. Gita al faro della Woolf nella traduzione di Giulia Celenza per i Grandi Libri Garzanti, Gli occhi di Mr. Fury tradotto da Cecilia Veronese di Philip Ridley nella Supertrend Mondadori, le Opere di Lalla Romano nei Meridiani, sono i miei classici. C’è un piacere per me della lettura che non coincide con quello che si trasforma in recensione, anche se quest’ultimo non è piccolo. Non sempre i libri che trovo interessanti quando ne scrivo mi interessano come lettore non professionale.

In base a quali criteri scegli i libri da recensire?
Ho deciso di delimitare il mio campo a testi narrativi che abbiano attinenza con la relazione omosessuale, soprattutto maschile, mi pare siano quelli riguardo ai quali posso produrre delle letture utili; ho anche deciso di non prendere in considerazione (salvo eccezioni) testi editi da case editrici poco o mal distribuite. In quest’ambito fra segnalazioni e recensioni cerco d’essere esaustivo. Questo dà la misura della povertà dell’offerta italiana, poiché i titoli sono davvero pochi. Vorrei dar conto di quello che esce, e di fornire un’informazione critica, sempre frutto di letture approfondite, e evitando per principio il taglia/incolla dai comunicati stampa. Muovermi in un ambito così ristretto (che è tale in Italia) mi dà la possibilità di cercare di parlare dei testi non selezionandoli in base al mio gusto, che in sé non serve a niente, ma applicando uno sguardo critico a ciò che l’editoria mette a disposizione. Detto questo seguo la regola di parlare soltanto dei libri che a mio vedere hanno un qualche interesse o sui quali mi pare di poter dire qualcosa di utile.

Nel tuo blog dici che cerchi di avere anche uno sguardo particolare sui cambiamenti dell’editoria in Italia: ci sono cambiamenti dell’editoria in Italia o la situazione è un po’ stagnante?
Cambiamenti ci sono sempre, io cerco di farne delle micro cronache, d’essere un po’ una lente, pur sapendo che i cambiamenti si possono leggere davvero solo storicamente. Certo la situazione è sempre più stagnante di quello che uno vorrebbe, ma a me pare comunque che in generale l’Italia abbia un’editoria d’alto livello, e molto interessante.

E delle piccole case editrici che ne pensi? Secondo te, cosa è che che fa definire una casa editrice “piccola”? Il fatto di essere giovane? Il fatto di pubblicare pochi titoli? Di essere sconosciuta ai più?…
Una casa editrice è definita piccola dal suo fatturato, dal numero dei suoi dipendenti, dal numero di copie vendute, dalla capillarità della distribuzione. La Mondadori è grande, Playground è piccola.

Hai scritto tre libri che non sono stati pubblicati. Ne stai scrivendo un altro. Non ami le storie perché ti sembrano disoneste e nascondino chi le racconta… Tu come scrittore come sei?
Pieno di dubbi, e in attesa di conferme. Ho passato l’adolescenza a scrivere pagine su pagine, ma era una scrittura terapeutica, autistica. Da più grande ho iniziato a strutturare la mia scrittura attorno ad un progetto, e quando avevo vent’anni – anche qualcuno di più – pensavo di essere lo scrittore più fantastico del mondo e dell’universo, e non mi capacitavo del fatto che non mi pubblicassero, anzi, che non venissero, tipo cani da tartufo, a chiedermi il mio libro senza che neanche io l’avessi spedito. Ora non è più così, un po’ ho imparato che ad un’azione corrisponde una reazione, e che senza la prima è difficile ci sia la seconda. Ora mi viene da dire che è vero che scrivo, ma che sarò scrittore quando sarò pubblicato. Quindi rimandiamo la domanda a fra qualche anno, forse…

Per gli amanti dei libri, l’invito è quello di tenere sott’occhio il blog di Federico.



Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: “Nulla che sia umano mi è estraneo” (Terenzio) e “Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo” (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, è blogger su varie testate di nanopublishing, oltre che editore della Graphe.it.