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Posted martedì, 30 giugno 2009 by Graphe.it in Mondolibri
 
 

Intervista agli autori del libro Che fai qui, Elia?


Il profeta Elia. Trittico

Chi è per te Elia e che senso ha parlarne oggi?

Natale Fioretto, predicatore valdese, autore della riflessione sul vento fortissimo:

Credo che di un profeta come Elia oggi si senta la mancanza. Uomo di fede forte, appassionato, testimone di una fede autentica e vissuta in ogni sua sfumatura. La fede di Elia ci interpella e, in un certo qual senso, ci sfida. Elia fa una precisa scelta di campo, ma non si fa cieco alla multiforme chiamata del Padre, al contrario, accoglie tutte le sue personali inquietudini giungendo, non senza sofferenza, ad una maturità del sentire che ha dell’esemplare. Elia, in un tempo come il nostro, in cui lo stridore e l’amore per l’eccesso pare dominare ogni aspetto del vivere, si pone come riferimento per una ricerca sottile della presenza di D-o nel vivere quotidiano. Non formule, né ricerche complicate, ma la costante attenzione agli aspetti della vita che nella loro semplice profondità danno testimonianza dell’immensamente alto. Elia, dunque, come paradigma dell’ascolto e della scoperte ha una vitalità che travalica i secoli e le amplificazioni che nel tempo si sono volute attribuire alla sua visione.

Charlò Camilleri, sacerdote carmelitano, autore della riflessione sul terremoto:

Elia è per me
il profeta appassionato di Dio
il mistico che cerca Dio
fuoco che arde di zelo
colui che pone Dio al di sopra di tutto e tutti… anche di se stesso
l’uomo coraggioso che si lascia trasformare da Dio
l’uomo che porta in se (come tutti noi) le proprie contraddizioni
Padre nel Carmelo


Eric Noffke, pastore valdese, autore della riflessione sul fuoco

Elia per me è il profeta per eccellenza. Rappresenta la persona animata dalla parola di Dio, che da essa si lascia prendere e trasportare, a volte anche fisicamente!, là dove il Signore vuole che essa sia pronunciata. Elia è pronto a mettersi interamente in gioco per vivere la sua vocazione, anche a costo della vita, senza compromessi e senza tentennamenti.

Parlare oggi di un simile personaggio e del suo messaggio mi pare particolarmente importante, proprio perché Elia è totalmente fuori moda in un tempo come il nostro che dalla religione vuole miracoli a buon mercato e non certo la fastidiosa presenza critica del Dio biblico. A chi cerca la via fondamentalista delle risposte facili e chiare, Elia ricorda che il rapporto con Dio può essere anche una faticosa ricerca, un pellegrinaggio attraverso il deserto, per giungere a fare un breve colloquio con Dio sulla cima di una montagna. A chi cerca la presenza confortante del santino da attaccare sopra il letto, Elia ricorda chi è il vero Dio e dove, invece, porta l’idolatria. A chi vuol farsi un dio a proprio uso e consumo, un dio eclettico del compromesso comodo, il profeta di Tisbe ricorda il Dio della rivelazione biblica e ti obbliga a scegliere da che parte stare.

C’è poi un’ultima ragione per parlare oggi di Elia: egli annuncia un Dio che condanna e punisce l’arroganza dei governanti. In tempi in cui vediamo ridursi la libertà e la giustizia conquistate faticosamente dalle generazioni passate, in giorni in cui perfino una disgrazia come un devastante terremoto diviene un’occasione per arricchirsi sulla pelle della gente, noi dobbiamo annunciare, come fece Elia, che Dio non è dalla parte delle nuove aristocrazie contemporanee, ma che Egli è il Dio del Suo popolo, il Dio che si preoccupa della vedova che muore di fame, il Dio che punisce il re che deruba i sudditi di quel che appartiene loro. Elia ci ricorda che Dio per primo ha fatto una “scelta di campo“ molto chiara: chi ci comanda riempiendosi la bocca di religione farebbe bene a ricordarlo.

Anastasia di Gerusalemme, monaca carmelitana di clausura, autrice della riflessione sul suono del silenzio

Come monaca carmelitana dovrei considerare Elia mio padre, mio maestro e modello che ispiri la mia vita spirituale; uno molto al di là di me, posto più in alto, irraggiungibile. E come innamorata della sacra Scrittura dovrei inchinarmi davanti alla grandezza, alla maestà della sua figura di profeta, di vincitore, di eroe.

Ma non è così.

Io amo Elia. Amo la sua sedia vuota, sempre presente a tutti gli appuntamenti importanti della vita. Sì, l’ho imparato dai miei fratelli Ebrei; alla cena di Pesach, alla festa dell’incontro, allo scambio dell’accoglienza reciproca, c’è sempre quella sedia speciale, unica, preferita fra tutte. Posta lì, fra le altre, nell’attesa fiduciosa che lui possa arrivare. Non dà tristezza quel posto vuoto, quel silenzio di parole e di sguardi; non porta dolore quell’assenza, perché il cuore ha ormai imparato che Elia, l’Amico di Sempre, verrà.

Proprio così. Come il Messia, anche Elia è il Veniente.

All’improvviso lui compare, arriva, entra, si fa presente, rimane, siede a tavola e condivide la mensa. E allora si fa subito Shabbat, anche se festa non è, nella tua vita, o nel cuore. Non importa cosa la tua mensa abbia da offrire: Elia siede contento, accanto a te e rimane.

Per me Elia è la speranza invincibile del cuore, mai scossa da nulla, sempre accesa, come il suo fuoco, dentro cui è stato rapito. È la capacità di gioire, di attendere ancora fino a domani, anche se accanto a te, o di fronte, c’è un posto ancor vuoto, senza nessuno.

Elia è la presenza annunciata e promessa; è il calore di un amore che arde nel cuore, anche quando, nella vita, sei solo.




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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)