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pubblicato giovedì, 30 luglio 2009 da Roberto Russo in Recensioni
 
 

Pensieri di carta


Silvia Perosino curatrice del blog “Pensieri di carta”Madame Tutli-Putli dell’omonimo film ci accoglie nel blog Pensieri di carta, curato da Silvia che così si presenta: “Io sono colei che mi si crede. IN.Attesa. Qui, non c’è niente di sacro. Tranne l’osso dove si prendono i calci”.

Cosa sono i pensieri di carta?
Quando mi sono trovata a “dover intitolare” il blog la prima cosa a cui ho pensato sono stati i libri. Ero semplicemente alla ricerca di un posto in cui mettere le frasi dei libri che leggevo e che mi parevano significative e magari riuscire a incrociare qualcun altro che leggeva, per discutere di libri, di argomenti vari. Onestamente non avevo la più pallida idea di quello che ne sarebbe venuto fuori. Da qui i “pensieri” perché il pensiero è comunque alla base di un po’ tutto: ogni cosa, pratica o meno, anche le stesse emozioni, scaturiscono da un pensiero, o ne fanno a loro volta scaturire altri. La “carta”, poi, è dovuta al fatto che i libri sono di carta, perché sulla carta ci si scrive con l’inchiostro, ci si disegna. I segni che lasciamo su un foglio devono essere ragionati, sono più consapevoli, forse di quelli lasciati sullo schermo di un computer, favorito dalla presenza dei tasti canc, delete, save, cut, past… e compagnia dicendo. La carta poi, è un materiale meraviglioso, versatile all’ennesima potenza. Per non parlare di quella meravigliosa metafora vivente che è la carta vetro: graffiare per togliere, per far diventare tutto liscio e lucido…

Perché parlare di “carta” (una cosa concreta) in un blog online (una cosa virtuale)?

Pensieri di carta perché la persona dietro il blog pensa carta, fondamentalmente.

Tu hai due blog – uno su splinder e l’altro su blogger. Come mai la scelta di aprire due blog?
Pensieri di carta è stato per un certo lasso di tempo un blog indifferenziato, nel senso che non ho precisato se io fossi una donna o un uomo, quasi senza una premeditazione. Mi piaceva più che altro la neutralità del mezzo, il poter essere letta non per il tipo di contenitore (donna-uomo, bella-brutta, grassa-magra… insomma una sorta di entità). Poi, invece, la realtà e la virtualità si sono fuse e a volte, confuse. Pensieri di carta  si è allargato al mondo esterno, anche. Dai libri e alle loro storie, son passata inesorabilmente  ad alcuni aneddoti della mia vita, dando spazio dapprima ai risvolti puramente comici, per poi giungere a quelli più intimi, pur rimanendo dell’idea di fermare, come in un fermo immagine, alcune cose che non volevo andassero perse.
Il secondo blog invece nasce come un esperimento “settoriale”: ricominciando a lavorare più assiduamente con il disegno, mi era utile un luogo virtuale dove poter far visionare alcune delle cose che faccio.
Splinder è una buona piattaforma per un certo tipo di blog, più colloquiale, basato per lo più sulla parola; blogspot lo trovo più comodo per un altro uso, fondato invece sulla condivisione di immagini… ecco il perché di due blog separati per argomenti e posizionati su piattaforme differenti.

Nel blog troviamo una storiella:

C’era una volta un vecchio saggio seduto ai bordi di un’oasi all’entrata di una città del Medio Oriente. Un giovane si avvicinò e gli domandò:
“Non sono mai venuto da queste parti. Come sono gli abitanti di questa città?”
L’uomo rispose a sua volta con una domanda:
“Come erano gli abitanti della città da cui venivi?”
“Egoisti e cattivi. Per questo sono stato contento di partire di là”.
“Così sono gli abitanti di questa città!”, gli rispose il vecchio saggio.
Poco dopo, un altro giovane si avvicinò all’uomo e gli pose la stessa domanda:
“Sono appena arrivato in questo paese. Come sono gli abitanti di questa città?”
L’uomo rispose di nuovo con la stessa domanda:
“Com’erano gli abitanti della città da cui vieni?”
“Erano buoni, generosi, ospitali, onesti. Avevo tanti amici e ho fatto molta fatica a lasciarli!”
“Anche gli abitanti di questa città sono così!”, rispose il vecchio saggio.
Un mercante che aveva portato i suoi cammelli all’abbeveraggio aveva udito le conversazioni e quando il secondo giovane si allontanò si rivolse al vecchio in tono di rimprovero:
“Come puoi dare due risposte completamente differenti alla stessa domanda posta da due persone?”
“Figlio mio”, rispose il saggio, “ciascuno porta nel suo cuore ciò che è. Chi non ha trovato niente di buono in passato, non troverà niente di buono neanche qui. Al contrario, colui che aveva degli amici leali nell’altra città,troverà anche qui degli amici leali e fedeli. Perché, vedi, ogni essere umano è portato a vedere negli altri quello che è nel suo cuore”.

Pensi che anche chi scrive è portato a vedere negli altri quello che è nel suo cuore?
La storiella del viaggiatore nasce da una serie di fattori contingenti. In primo luogo, un fastidiosissimo anonimo che in quel periodo mi falcidiava di commenti negativi e maleducati, trinciando giudizi su una persona che ammetteva di non conoscere, e con l’aggravante dell’anonimato, che pone chi riceve il commento nella fastidiosissima posizione di non sapere con chi ha il (dis)piacere di avere a che fare. Mi domandavo perché costui leggesse da un’altra angolazione, sempre negativa, ogni cosa io dicessi in risposta. Casualmente ho trovato su un altro blog questa storiellina vagamente dal sapore zen, per così dire.
Di base credo che in effetti una volta che uno scrive un qualcosa, lo consegna a chi legge, e chi legge, forzatamente, essendo diverso da te, con esperienze e background differenti, non può che interpretarlo secondo il proprio punto di vista. Per quello sono convinta, sì, che si venga interpretati per quello “che si ha nel proprio cuore”. Come dire che gli ottimisti aggirano il meccanismo del bicchiere mezzo vuoto, e i pessimisti ci affogano dentro…
In fondo, si guarda con il cervello, non con gli occhi e si provano emozioni prevalentemente con l’intestino… l’oggettività della realtà è un pensiero abbastanza fallace. Tutto quello che è fuori da noi, è comunque frutto di una nostra interpretazione.
Chi scrive, onestamente, invece non so come si ponga, perché quando io scrivo non ho alcuna velleità da scrittore: semplicemente penso e quello che penso lo metto giù, nella forma stessa in cui mi è passato per la cosiddetta anticamera del cervello.

Quali sono le tue letture preferite?
Forse è più facile dire cosa non leggo: nei periodi di maggiore voracità, leggerei anche l’elenco telefonico! Ho avuto in passato il periodo Fantasy, quello della fantascienza degli anni d’oro, soprattutto. Poi ho scoperto la letteratura vera e propria: Kundera, Marai, Franzen, Doyle e Hornby, Irving (Preghiera per un amico è una delle cose più belle che sian state scritte), Burroughs, Palahniuk e Carrol, King… Ammetto poca dimestichezza con i classici, nonostante un’attrazione fatale per Goethe e Dostoewskji. Adoro rileggere all’infinito La morte della Pizia di Durrenmatt.
Poi ho scoperto la letteratura al femminile: una folgorazione! Munro, Parker, Comencini, Mastretta, Garlaschelli, Allende, Hegi.
Mi lascian perplessi i sudamericani mentre mi ritrovo per lo più con inglesi e americani e tedeschi.
Prediligo i racconti ai romanzi, ma non disdegno affatto anche tomi voluminosi. Sto per terminare la trilogia del Napoelone nero di Smart Bell.
Mi piace leggere libri per ragazzi (o finti tali) da Peter Pan e Alice al ciclo di Abarat di Barker a Harry Potter della Rowling.
Non disdegno la poesie, soprattutto poetesse dell’est, ma anche l’italianissima Cavalli.
Ho passato indenne anche il periodo delle biografie e dei romanzi storici, in primis il meraviglioso Il resto di niente di Striano.
Mi son lasciata tentare dai vari autori come Yehoshua, Potok, Singer.
Ho scoperto la bellezza e la potenza della scrittura pura e semplice con Memoriale dal convento di Saramago.
Mi attirano i romanzi che vengono dalle regioni nordiche – Paasilinna in testa a tutti – e alcuni giapponesi, come il Murakami de L’uccello che girava le viti del mondo.
Recitando come mestiere, per così dire, mi ritrovo a leggere spesso testi teatrali. Disegnando, come ulteriore mestiere, sempre per così dire, leggo ovviamente fumetti: manga, linea chiara, graphic novel. Eccezion fatta per i supereroi, mastico un pò tutti. Il mio preferito, Maus di Spiegelman.
Quando ne ho bisogno, rileggo Ne parliamo a cena di Stefania Bertola: adorabile nella sua leggerezza.
La verità è che mi piace comprare libri, scoprire piccole case editrici, autori sconosciuti, il gusto di lasciar scivolare dentro parole non proprie. Mi piace leggere, tutto qua.



Roberto Russo

 
Roberto Russo è nato a Roma e vive a Perugia. Dottore in letteratura cristiana antica greca e latina, è appassionato del profeta Elia. Segue due motti: “Nulla che sia umano mi è estraneo” (Terenzio) e “Ogni volta che sono stato tra gli uomini sono tornato meno uomo” (Tommaso da Kempis). In questa tensione si dilania la sua vita. Tra le altre cose, è blogger su varie testate di nanopublishing, oltre che editore della Graphe.it.