0
pubblicato giovedì, 13 agosto 2009 da Susanna Trossero in Racconti e testi
 
 

Un incredibile racconto di ferragosto

Un incredibile racconto di Ferragosto

Siamo nell’agosto 2008, esattamente un anno fa. È il giorno di ferragosto, tutti al mare, spiagge affollate. Io e Antonella conosciamo un’insenatura che è adatta alla giornata: un minuscolo ferro di cavallo circondato da rocce che lo riparano e dividono da altri, poco più grandi e molto frequentati. Ci si arriva scavalcando granito e rovi in discesa, graffiandosi le gambe e rischiando di rotolar giù, ma, credetemi, ne vale la pena. Siamo in Sardegna, questa piccola spiaggia è conosciuta, ma diviene del primo che la occupa per via delle dimensioni e gli altri proseguono verso altre mète, in un ovvio e tacito accordo. È mattino presto, siamo le prime dunque uniche occupanti. Ci aggiudichiamo così un ferragosto solitario. Sugli scogli, poco distante da noi, una signora legge, in pace con il mondo.

Passa circa un’ora, e si affaccia dall’alto una coppia di vacanzieri con cane al seguito e una quantità indescrivibile di bagagli. Piuttosto che proseguire oltre, per via di quel tacito accordo di cui sopra, si ferma e comincia ad inveire contro non si sa bene quale sfavorevole circostanza. Comprendiamo poi che ce l’hanno con noi, usurpatrici del loro nido d’amore. E ci tengono a farci udire la frase “Anche ieri eravamo qui, è il nostro posto, queste due che ci fanno adesso?”. Perfino il cane abbaia. L’accento è milanese, o giù di lì, ma non del cane, no, dei signori.

Noi avvertiamo odor di aggressività, e dopo uno sguardo complice continuiamo a parlare di ricette, ignorandoli distese al sole.

“Per la Burrida – mi spiega Antonella – il pesce va tagliato a tocchetti e devi cuocerlo soltanto per 5 minuti, il segreto sta nel non ammorbidire troppo la polpa…”

Gli “stranieri” si avvicinano con aria di sfida e poggiando le loro cose quasi sui nostri asciugamani, si siedono sulle rocce (come ho detto, non c’è spazio neppure per tre) e si lamentano tra loro. Credo si stiano convincendo del fatto che saremo noi, seccate dall’intrusione, a levare le tende.

“Trita finemente le noci, grattugia dell’aglio e…oddio AIUTO!”

Vi ho mai detto che Antonella prova un autentico terrore per i cani? Li ama, li rispetta, ma la sua è una vera e propria fobia. E quel cane, credetemi, è davvero molto nervoso e le si avventa contro all’improvviso. Lei balza in piedi terrorizzata, l’uomo – che chiamerò “L’Eroe” – ridacchia, mentre la donna – che chiamerò “La Diva” – lo afferra un attimo prima che il tenero amico a quattro zampe le addenti la spalla. Antonella, seppur spaventata e contrariata, con calma chiede immediatamente che un cane così aggressivo (nel frattempo lui sta mostrando i denti e ringhia) sia tenuto al guinzaglio e lontano dal suo asciugamano. Comincia la parte surreale della giornata, quella che mi induce a pensare da subito che ci siano le telecamere nascoste, con gli operatori di Mediaset che ridacchiano da qualche parte tra le rocce.

La Diva, con il suo perizoma leopardato: “Se non le piacciono i cani può anche andarsene, così non ci disturba.” Seccata.
“Guardi che sta sbagliando atteggiamento” intervengo io, e Antonella aggiunge che a voler essere fiscali, i cani non possono essere portati in spiaggia, se non laddove è permesso. Lui, L’Eroe, si alza dalla roccia e in tutta la sua imponenza avvicina il viso a quello di Antonella e comincia ad inveire contro di lei minacciandola. Ne nasce una discussione animata in cui loro offendono. La signora della roccia, quella che leggeva, si avvicina e interviene in nostro favore. Scopriamo che il giorno prima ha subìto lo stesso trattamento. A quel punto, lui, L’Eroe, comincia:

“Voi sardi vivete grazie a noi, dovete solo ringraziarci perché veniamo qui a darvi da mangiare e da vestire, altrimenti non avreste neppure di che vivere, in queste spiagge senza un minimo di comodità. Sembrate selvaggi e non sapete neanche esserci grati per quello che facciamo per voi, io qui vi sfamo ogni estate! Vi porto dei soldi perché io li ho, non sono mica nelle vostre condizioni!”

È troppo, naturalmente. Chiamiamo al telefono la guardia costiera e, nell’attesa, riprendiamo volutamente il nostro scambio di ricette.

“L’aceto deve essere aggiunto in piccola quantità all’olio, prepara tutto il composto aggiungendo i fegatini e versa sul pesce freddo, ricordati di…”

“Tu solo di questo puoi parlare, – sbraita l’Eroe – e allora continua continua, vedrai se ti incontro per strada, attenta a non capitarmi sotto! Vedrete che fine farete nei prossimi giorni”

Poi si dirige verso la signora che osserva, pare voglia all’improvviso e senza alcuna ragione aggredirla fisicamente, tanto è che ci alziamo in piedi pronte ad intervenire, se fosse necessario. I toni arrivano alla spiaggia accanto ed ogni tanto, via mare, qualcuno fa capolino all’insenatura e poi torna indietro. Lui continua ad offendere i sardi fino a che non arrivano due ragazzi in divisa. Guardie Costiere. Sarde.

Il cane tenta di aggredirli avventandoglisi contro, e la Diva lo trattiene con grande difficoltà. Ci chiedono che cosa è accaduto, e dopo aver spiegato loro il tutto e in breve, l’Eroe interviene a favore del cane: “Non vede? Lui è buono, queste due ce l’hanno con noi” e il cane pare oramai idrofobo. Non c’è dubbio, è una candid camera, anche ad uno dei due giovani appena arrivati scappa da ridere ad osservare la palese bontà del piccolo nevrotico “Fido”.

“Lei sa che esiste una legge che vieta di portare i cani in spiaggia? Inoltre il suo è senza giunzaglio e aggressivo. Lo deve immediatamente portar via.”

“Non ci penso neanche! – Il Divo – Quale legge? Ve la siete inventata, cos’è una legge dei sardi? E che valore avrebbe in Italia? Ah ah ah!”

Le guardie non ridono più. Gli spiegano che si tratta di una legge nazionale, ma che se anche fosse stata regionale lui avrebbe dovuto comunque rispettarla. E, a quel punto si arriva al fatidico “Favorisca i documenti, la devo multare e mi sta facendo perdere tempo”. Lui rifiuta, e urlando vorrebbe a sua volta i documenti di Antonella, poi aggiunge: “Sono stato in un’altra spiaggia giorni fa e tutti avevano le scimmie (!?!), nessuna multa, voi qui vi state accanendo, il mio è solo un cane”
Stessa espressione per tutti… Le scimmie? E niente documenti. La guardia costiera chiama il comandante via radio, e ne nasce una conversazione altrettanto surreale in viva voce, dove il comandante sbraita chiedendo l’arresto e questi ragazzi rispondono che non sanno come portarselo via, visto che si oppone. Il cane è sempre più idrofobo. Nel frattempo, un gruppo di turisti, forse una ventina, appare oltre gli scogli camminando via mare e osserva da là tutta la faccenda in silenzio. Quando la guardia dice “o mi segue o chiamo i carabinieri” cominciano ad urlare. Neppure loro sono sardi.

“Vi state sbagliando, sono state quelle due, il cane era tranquillo, sono due maleducate, i signori prendevano il sole tranquilli quando sono arrivate loro! Ce l’hanno con i turisti!”

È un incubo. Neppure si conoscono, non c’erano, non sanno com’è andata, perché fanno così? Naturalmente le guardie non ci credono. E, stanche, chiamano i carabinieri. Vista la piega assunta, i due decidono di seguirli “spontaneamente” in questura gridando che devono portarci con loro, perché ci devono condannare per falsa testimonianza. E dice sul serio. Io, sorridente, chiedo loro se occorrono le nostre generalità, e i due giovani in divisa, altrettanto sorridenti (giurerei che gli scappa ancora da ridere), mi rispondono : “Si goda la giornata, glieli portiamo via finalmente.”

Restiamo allibite, ne parliamo, non sappiamo ancora se ridere o indignarci, e non è apparso lo striscione di Scherzi a parte! Non ci avvediamo del fatto che il gruppo di folli bugiardi è ancora là, fino a quando prendono ad avanzare verso di noi prima gridando “Sardi di merda” e poi, a ripetizione, e non so più per quante volte: “Dovete morire.” Il tutto dura parecchio, seppur senza alcuna reazione da parte nostra. La loro aggressività pare autoalimentarsi con toni da stadio. Ci attendono là, in acqua, speranzosi, continuando ad inveire contro i sardi e a minacciare pesantemente. Naturalmente i nostri bagni sono finiti e ci mettiamo a leggere come se non esistessero, fino a che annoiati non se ne vanno.

La domanda è: perché? Un matto lo si può incontrare ovunque, ma che significa una scena così? Perché il branco?

Temo di averlo compreso dopo, perché quando qualcosa è troppo lontano da te non puoi neppure ipotizzarlo. Il fenomeno del branco non tocca solo l’adolescenza. Spesso anche tra adulti, il gruppo si trasforma in una struttura sociale negativa, composta di deboli bisognosi di sentirsi forti. Presi singolarmente, darebbero l’esatta dimensione della loro mediocrità, ma uniti trovano il coraggio di trasformarla in aggressività. Pensateci, accade tutti i giorni nei più svariati contesti. E per quanto riguarda le frasi ingiuriose, la realtà è che gli italiani stanno gioendo per la vittoria di Obama in America e non vedono il razzismo in casa loro presente addirittura tra differenti regioni, o le continue discriminazioni che riguardano le differenze religiose, politiche, sociali ecc.

Si chiama ignoranza. È dura da combattere.

E tanto triste da constatare. Ma sono fiduciosa.


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.