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pubblicato giovedì, 15 ottobre 2009 da Susanna Trossero in Mondolibri
 
 

Interviste alle lettrici: Rita Landi


Leggere sul terrazzoRita Landi, impegnata nel settore pubblicitario, è una lettrice particolarmente selettiva, che non disdegna di abbandonare un libro al suo destino se, durante le prime pagine, la “molla” non è scattata.

Vuoi dirci Rita, qual è l’incipit giusto? Ovvero, cosa deve avere un libro, per colpirti e far parte del tuo quotidiano fino all’ultima pagina?
Dipende dai momenti;  come tutti, almeno credo, attraverso momenti di tristezza, allegria, frivolezza, altre volte mi sento attiva e attenta, oppure una specie di  vongola ritardata! Ne consegue la scelta del libro. Se sono in forma, apprezzo libri di storia o religione o storia delle religioni; se non lo sono (e ciò è più frequente) romanzi che non hanno nulla di attendibile o reale, storie belle e ben scritte, consapevoli di essere solo ciò che sono: “storie”. Altre volte, scritti su eventi o situazioni che mi hanno toccato, dalla cronaca al libro, passando dai sentimenti diversi che le persone possono provare.

Non ti chiedo cosa leggi, ma cosa rileggi volentieri e perché.
Molto onestamente rileggo raramente lo stesso libro, posso dirti che ho letto volentieri i libri di Musso, sono quelle “storie” che come il vino staccano il neurone, ti portano in una diversa dimensione, molto vicina al Bel Sogno e rasserenano, anche se, purtroppo, dopo i primi due, tre, gli altri si assomigliano troppo e diventano noiosi. Ho apprezzato Hornby, molto allegro e divertente, ho amato Il cacciatore di aquiloni e forse, ora che ci penso, ho riletto più volte La Rabbia e L’Orgoglio, perché la rabbia della Fallaci è molto, molto simile a quella che ho provato io l’undici settembre.

In base alla tua personale esperienza nel campo dell’editoria, pensi che ci sia qualcosa di “sbagliato” oggi, nel mondo dei libri?
Il mio lavoro si svolge tra quotidiani e riviste, il settore libri non è di mia pertinenza. Quello che vedo oggi però è più o meno quello che sempre si è visto ed io mi ostino a chiedermi:  perché pubblicano i libri di…? Io non lo so, hanno successo? Pare di sì, quindi sono io quella sbagliata? Certamente sì, ma non essendo in possesso di grande cultura, leggo quando ne ho voglia quello che mi allontana dal quotidiano o che cerca di dare un senso all’oggi, guardando a ieri. Come per i giornalisti che spesso imbrattano i quotidiani: perché scrivono? Ho visto qualcosa che mi ha aiutato a comprendere, ma non è di certo carino raccontarlo…

Ci hai incuriositi ma non insisteremo… e allora, per concludere, dicci: perché leggere?
Io leggo per distrarmi e allontanarmi dalla solita vita e pensieri, altri lo fanno per dire che lo fanno, altri per studiare e saperne sempre di più, poi si gonfiano della propria cultura, ingurgitano un gelato al mascarpone, tra una pagina e l’altra e si ritengono migliori…. Questo riferimento non è puramente casuale, ma nome e cognome, come sopra, non si possono scrivere. Comunque sia, sarebbe bello che a scuola ti insegnassero a leggere per il piacere di farlo, e non costringere tutti a leggere i capolavori perché si deve farlo, perché sarai interrogato e prenderai un brutto voto se non l’avrai fatto. Le pizze ai capperi sono indigeste ai più, perché non fermarsi a pagina uno?

Foto | halighalie


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








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