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pubblicato martedì, 15 dicembre 2009 da Susanna Trossero in Mondolibri
 
 

Delfino, novant’anni, assiduo lettore da quando ne aveva nove


Angolo per leggereChi ha detto che, con il passare del tempo, la mente non è più ricettiva né assetata di nuovo? Il lettore che oggi intervistiamo per GraphoMania, ci dimostra l’esatto opposto, con la sua vivacità intellettuale e la sua curiosità intelligente: è il signor Delfino, novant’anni, amante della lettura, a cui mai ha cessato di dedicarsi.

Signor Delfino, lei ricorda uno dei primi libri che ha letto? Ci racconti il periodo, ci faccia rivivere tempi andati attraverso quella lettura.
Da piccolo mi piaceva molto la lettura. Leggevo tutto ciò che mi capitava. I primi libri sono stati quelli di Emilio Salgari. Ho iniziato a nove anni, nel 1928. Allora vivevo a Gairo Taquisara, in Ogliastra. Era un piccolissimo paese di montagna, che sorge nella vallata di Taquisara, a circa ottocento metri sul livello del mare. La ferrovia era l’unico collegamento con il mondo esterno. Gli abitanti erano pochi e quasi tutti gli adulti erano analfabeti. I ragazzi della mia età potevano frequentare fino alla quinta elementare: le prime classi, nella scuola della piccola frazione, ricavata da un locale delle ferrovie che ospitava solo una pluriclasse; dalla terza in poi, bisognava scendere al paese di Gairo, situato a sette chilometri di distanza, da percorrere a piedi. C’era anche il doposcuola obbligatorio, per cui d’inverno facevo a piedi quella ripida salita di sette chilometri, al buio, col vento gelido o con la neve.

Poiché il paese era molto piccolo e isolato, non c’erano certo edicole o librerie. Tutto arrivava con la ferrovia: le notizie, i giornali, le merci e, per chi poteva permetterselo, i libri. I bambini, dopo la scuola, lavoravano quasi tutti. Anche io dopo la quinta, cominciai a lavorare in un forno dove si producevano tegole e mattoni. Con i pochi soldi che guadagnavo, mi ordinavo dei libri tramite il treno merci. In questo modo riuscii a leggere molti romanzi di Salgari, che erano i miei preferiti.

Invece, il suo ultimo libro letto, qual è?
L’ultimo libro, che sto ancora leggendo, è 999 L’ultimo custode di Carlo A. Martigli, edito da Castelvecchi. È  un romanzo di argomento storico, che spazia dalla fine del Medioevo all’epoca contemporanea. Mi intriga molto perché parla di argomenti che mi interessano, dalla storia alle religioni, con uno sfondo di intrighi, misteriose teorie, morti improvvise, non naturali, e trasmissione di manoscritti segretissimi, tramandati di generazione in generazione. Si parla molto anche di Pico della Mirandola, un personaggio straordinario del nostro Rinascimento. Mi hanno colpito la sua intelligenza e la cultura sterminata, per un uomo morto giovanissimo. Ci sono tutti gli ingredienti per stuzzicare la curiosità di un lettore appassionato. Ne ho regalato una copia a ciascuno dei miei figli, buoni lettori anche loro!

Che genere di letture apprezza maggiormente?
Letteratura, politica, storia, geografia e, nonostante io sia un ateo convinto, anche religioni. Possiedo anche una copia della Bibbia. Però in genere leggo tutto, compresi due quotidiani al giorno.

C’è stata qualche lettura, nel corso della sua lunga vita, che le è rimasta nel cuore e che l’ha aiutata a comprendere meglio qualcosa, nel quotidiano, nei suoi rapporti con le persone, o magari nella politica?
Sì, c’è stato un libro che mi ha aiutato in un momento particolarmente difficile della mia giovinezza, durante la Seconda Guerra Mondiale, sul fronte russo-ucraino: un dizionarietto di Russo-Italiano, che usai unitamente a una grammatica della lingua russa: era stato distribuito ai militari italiani destinati alla campagna di Russia. Ricordo che gli altri commilitoni, in genere, lo ignorarono. Io, non solo lo lessi, perché ero molto curioso, ma memorizzai quanto più potei dei vocaboli in esso contenuti. Mi sarebbero serviti più avanti, per comunicare con la popolazione, per procurarmi da mangiare scambiando le scatolette di carne, la cioccolata e i limoni che ci passava l’esercito, con cibo locale. Poiché nella mia compagnia ero l’unico che masticasse un po’ di Russo, in mancanza di meglio, venni talvolta utilizzato come traduttore ufficiale dai miei superiori.

Per la politica, di cui mi sono sempre interessato, mi ha aiutato molto il quotidiano “L’Unità”, a cui ero abbonato.

Una mente allenata non ha età. Vuole dare un consiglio ai giovani in proposito?
Primo, leggere molto, perché dalla lettura si impara sempre qualcosa di nuovo. Per questo bisogna leggere di tutto, anche per soddisfare le nostre curiosità. Più leggi, più diventi curioso di sapere altre cose. Secondo, avere dei libri a disposizione, per poterli sempre consultare, se ti viene un dubbio, oppure se incontri una parola nuova, di cui non conosci il senso.

Quando succede a me, di incontrare un nuovo termine, non resisto alla tentazione di andare a cercarne il significato sul dizionario o sull’enciclopedia; sull’atlante, se si tratta di un riferimento geografico. Per esempio, a me è venuto un dubbio sul matrimonio morganatico: sapevo il suo significato generale, ma ho voluto approfondire, per conoscerne meglio gli aspetti quando, proprio nell’ultimo libro che sto leggendo, è capitato un episodio in cui lo si citava.

Naturalmente, non bisogna essere pigri! Sono sempre le nuove scoperte che ti arricchiscono.

La terza cosa indispensabile è la curiosità, che non deve mai venir meno, perché tiene la mente sveglia e allenata. Una persona priva di curiosità è come se fosse spenta. E ciò indipendentemente dall’età…

Foto | delphaber


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








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