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pubblicato martedì, 15 dicembre 2009 da Susanna Trossero in Poesia e dintorni
 
 

La poesia vista da un’autrice di prosa


Oggi abbiamo un’intrusione nella nostra rubrica Poeticamente parlando: Susanna Trossero, scrittrice di “prosa”, ci parla del suo rapporto con la poesia.

Una foglia secca

A proposito di poesia, come autrice che ha scelto di dedicarsi maggiormente  alla prosa vorrei dire quanto, per me, la poesia sia quasi una necessità! Io credo che tutti nasciamo con il bisogno di poesia, è una reazione naturale all’esistenza e non è detto che ciò si manifesti con la scrittura; la poesia infatti può semplicemente far parte di noi e del nostro quotidiano anche solo a livello di percezione…

Oggi, per esempio, ho guardato una grande foglia secca staccarsi da un albero, ondeggiare lenta per aria in una strana danza che pareva fermare il tempo, e toccare il marciapiede in silenzio. Non è forse poesia, questa?

Alberto Savinio sostiene che l’uomo cominciò a parlare in poesia non per ragioni poetiche, bensì pratiche, cioè per riuscire a dare alle sue parole una maggiore portata e una forma memorabile.

“Poi, quando l’uomo inventò un nuovo modo di far durare le sue parole che fu la scrittura, il linguaggio poetico perdé la sua ragione d’essere e avrebbe dovuto sparire. Ma continuò… a dispetto della scrittura, perché è il modo più impressionante e ricordabile di dire una cosa.”

Non è forse vero? Io amo la poesia e la considero un fatto intimo, personale, perché è l’anima di chi scrive che spesso accarezza quella di chi legge provocando empatia. Molti dei miei versi, in passato, sono stati pubblicati, prima che una sorta di pudore mi spingesse a tenerli nei miei cassetti, e se è vero che è con la prosa che passo buona parte del mio tempo – sia come autrice che come lettrice –  è anche vero che quel breve e intenso momento che solo un verso rende vivido e palpabile, attraversa spesso la mia strada. Perché la scrittura è pensiero, ma la poesia non pensa, la poesia “vive”. Riformula in parole le emozioni. E non conosce imposizioni, bensì accostamenti imprevisti.

Maurizio Cucchi dice che quella del poeta è un’attività che riassume tutta la vita di una persona. E ci fa notare che la scuola ci ha insegnato fin da bambini, a fare la prosa della poesia.

“Dovevamo fare il riassunto per estrarre ciò che il poeta voleva dire. Come se il poeta fosse un imbecille, un pazzo oppure un originale che invece di dire le cose in maniera normale, le dice in maniera arzigogolata!”

Mentre avvicinarsi alla poesia, non dovrebbe necessariamente voler dire decifrarla. La comprensione vera avviene nell’impatto tra noi e lei, così come con la musica o la pittura.

In fondo non è forse vero che apprezziamo un verso quando siamo di fronte a quel qualcosa che abbiamo provato, e per il quale un altro ha trovato le parole giuste? Il poeta non deve tacere, la poesia non deve morire, perché è il meraviglioso strumento che ci racconta emozioni e verità di tutti, che ci aiuta a scoprire il nostro vero “io”, amato, rifiutato, desiderato o scomodo. Perché il tormento non è sempre e solo la parte “sbagliata” di noi.

Foto | fspugna


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








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