Alle sett’albe. Intervista all’autore Fabio Centamore
Fabio Centamore – di cui abbiamo pubblicato su GraphoMania alcuni racconti nei giorni scorsi – ha scritto un libro dal titolo Alle sett’albe. Una raccolta di racconti ambientati nel futuro che possono essere letti anche come un unico romanzo. Abbiamo scambiato due chiacchiere con Fabio Centamore per conoscerlo meglio.
Chi è Fabio Centamore?
Essenzialmente è uno sperimentatore dotato di razionale controllo. Mi piace interessarmi di tante cose, per esempio ho studiato Informatica e anche Filosofia all’Università di Pisa. Sono sempre stato attratto dalle multiformi personalità rinascimentali come Cristoforo Colombo, Giordano Bruno, Michel de Montaigne e Leonardo da Vinci. I computers e la programmazione mi hanno sempre affascinato insieme alla tecnologia e alla corsa allo spazio. Insomma, ho sempre dovuto lottare fra due anime apparentemente opposte: l’animo scientifico, razionale, rigoroso, sistematico e l’animo umanistico, sensibile, emotivo, intuitivo, teso a captare l’inverosimile. Alla fine, ho pensato che scrivere era un ottimo modo di conciliare queste mie due anime. Non aspettatevi da me, in futuro, che ripeta le stesse esperienze letterarie. A due di questi racconti, sto scrivendo un seguito. Saranno due romanzi ma, occhio, sto anche scrivendo un terzo romanzo che sarà forse l’inizio di una via nuova.
Perché ambientare i racconti in un futuro non definito?
Laddove il futuro rimane indefinito può essere forse confuso con il presente. Ciò che volevo raggiungere con questi racconti era anche questo: intrecciare tematiche del nostro tempo presente al futuro incombente. Come dire, “vedi? Anche domani questi problemi continueranno a rincorrerci”. Poi c’è anche un’altra ragione. Non mi piace dare troppi punti fermi al lettore, è come se lo costringessi a stare dentro il mio punto di vista. Invece, io desidero che il lettore sia libero di accostarsi alle mie storie creandosi un suo personalissimo quadro di lettura.
Nella tua raccolta, c’è una sorta di sfiducia nell’essere umano o sbaglio?
No, non si tratta di questo. Direi che la sfiducia è diretta verso il nostro presente e ciò che ne stiamo facendo. Io penso che il futuro non può non essere lo specchio del presente, da qui la sfiducia serpeggiante nei miei racconti. In fondo, gli esseri umani sono poca cosa davanti al cosmo. Non trovate?
A me è piaciuto molto il racconto “Qualcuno dovrà”. Il tuo preferito, invece?
Te ne sarà grata mia moglie allora. Lei ha molto insistito per farmi includere quel racconto nella raccolta. Alle fine devo dire che ha avuto ragione (le mogli hanno sempre ragione!). Devo essere sincero, io li amo tutti allo stesso modo quei racconti, tutti rappresentano un pezzo del mio passato e rileggendoli mi sembra quasi di rivivere la situazione in cui li ho scritti. Forse che il futuro si intreccia anche con il passato?
Quali sono state le tue emozioni appena hai avuto il libro pubblicato in mano?
Non mi sembrava cosa mia. Davvero. Quando l’ho preso in mano, ho pensato che non fosse scritto da me. Ho dovuto sfogliare le pagine e ritrovare le mie parole e i miei testi per rendermi conte definitivamente che era davvero il mio libro.
Come è stato avventurarsi per i sentieri dell’editoria italiana?
Catastrofico. Traumatico. Faticoso. Ho iniziato a proporre cose mie agli editori nel lontano 1994 e ho collezionato rifiuti a tempesta. Sellerio mi disse che ciò che proponevo era troppo tecnico per essere letto dalla massa, Editrice Nord asserì che non avevo fatto nulla di originale o di pubblicabile, Mondadori sostiene che le raccolte di racconti (specialmente se sei esordiente) non si vendono in Italia. Quindi perché pubblicarmi? Tuttavia pare che oggi la tendenza sia diversa, vedo molte più opportunità per gli esordienti. Grazie ad internet e al proliferare delle piccole, coraggiose, case editrici abbiamo molte chances in più. Occhio che il futuro siamo noi.
Fabio Centamore
Alle sett’albe
Tespi 2009
pp. 300, euro 20,00





