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pubblicato domenica, 10 gennaio 2010 da Susanna Trossero in Racconti e testi
 
 

L’asilo


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L'asilo. Un racconto di Susanna Trossero

Gli alberi, vecchi eucalipti sfrondati e malinconici, ondeggiano al sole di gennaio facendo salotto sulle testoline spettinate.

Il vociare è allegro in un’atmosfera da rimpiangere negli anni a venire e la ghiaia scricchiola, la terra insudicia, il sudore ammala di sane malattie di bambino. Fuori da lì il mondo è ben altro che fiocchi in disordine, ma la bimba con i capelli raccolti non suda e non corre, neppure si ammala, là, dietro le verdi inferriate arrugginite. Si tiene aggrappata a quel ferro e lacrime copiose, ma di un adulto silenzio, le rigano le guance piene. Tutto di lei è proiettato fuori, oltre le sbarre, a guardare la donna andare via, divenire sempre più piccola, ad ogni passo più lontana.

Non si volta, la donna, per un ultimo sguardo, rendendo l’abbandono quotidiano un quotidiano-lacerante-definitivo-distacco, che niente potrà alleviare. Neppure quei rintocchi di campana che segnano il tempo che passa, le ore che vanno. Perché vanno le ore, lo sa anche la bimba sebbene non le sia di conforto.

Non si volta, la donna, e la bimba non vede quegli occhi tutt’altro che asciutti dietro le lenti scure. Un fazzoletto tiene fermi i capelli puliti e il cappotto ha il bavero tirato su; tutto pare volerla nascondere da un contesto che la rende crudele…

Un giorno lontano ogni cosa muterà d’aspetto, tranne il ricordo di ciò che è stato. Una donna nuova tornerà dietro le stesse inferriate, a calpestare erbacce che una volta non c’erano, le sue unghie smaltate sfioreranno il legno di vecchie altalene e gli occhi si leveranno verso il cielo a cercare le punte degli alberi. Poi, con il naso schiacciato contro il cancello scardinato, guarderà “fuori” ancora e ancora, rimpiangendo l’andar via di sua madre, i suoi capelli puliti ed il suo ritornare ogni volta, puntuale, per riportarla a casa al suono di una campana, il fazzoletto in testa ed il bavero tirato su.

Respirerà quell’aria che, per assurdo, ancora saprà di caramelle alla frutta e non staccherà lo sguardo dalla strada, desiderando scarpe di vernice rosse e un papà da mostrare un po’ in giro. Ma gli anni volano via con le rondini migrando in paesi di fiabe e dimenticando qua e là, in quel luogo abbandonato, malinconiche visitatrici di cose di ieri al museo del passato.

La donna nuova asciugherà una lacrima con il dorso della mano, uscirà lentamente dallo smesso cortile e, un ultimo sguardo fugace alla strada, farà partire l’auto lasciandosi alle spalle ciò che resta del vecchio asilo abbandonato.

Sua madre stavolta non tornerà a prenderla.

Foto | woodleywonderworks


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.