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pubblicato domenica, 17 gennaio 2010 da Graphe.it in Racconti e testi
 
 

Quella mattina Antonio si svegliò


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Un racconto di Alessandro Frau

Telefono rosso

Quella mattina Antonio si svegliò e per oltre un’ora rimase a guardare le ombre che danzavano sul soffitto della camera da letto. La sveglia sul comodino segnava le 6,30. Erano secoli che non si sentiva così malconcio. Sapeva solo che al minimo movimento un dolore allucinante gli trafiggeva il cervello e che, se avesse aperto nuovamente gli occhi, di sicuro avrebbe vomitato.

Non aveva altra scelta: era costretto a rimanere immobile. Aveva freddo, il gelo lo stringeva in una morsa, ed era ormai penetrato fino alle ossa. Doveva alzarsi. Cominciò a tremare in modo pauroso. Aveva bisogno di un’altra coperta. Si mise a sedere sul letto. Le palpebre completamente chiuse. I dolori alla testa erano così forti che gli causarono un conato di vomito. Piegò il corpo sulle ginocchia e aspettò che il senso di nausea terminasse, poi, continuando a tenere gli occhi chiusi, sputò una piccola quantità di succhi gastrici sulla mano sinistra. Con la destra, allungandola, tentò di afferrare la coperta.

Continuava a tremare. Al posto della coperta, la mano incontrava foglie e pezzetti di legno. Si convinse che doveva resistere, che doveva sforzarsi di aprire gli occhi nonostante il fortissimo dolore.

Ma tutto questo era reale o era solamente un sogno?

Si ritrovò in un bosco, fradicio e coperto di fango. Ovunque una quantità enorme di foglie e rametti spezzati, foglie, rametti spezzati, foglie…

Nell’aria un forte odore di terra e humus. Sopra di lui un intreccio di rami oscuravano il cielo, rendendolo nero e vellutato e, tra le foglie, intravedeva il luccichio di tantissime stelle.

D’un tratto cominciò a ricordare. Mise tutto quanto a fuoco. Il letto. Angelica. Il sesso. L’aggressione…

Ma come poteva essere accaduto? Se non stava smaltendo i postumi di una sbornia, doveva essere qualcosa di molto simile. Cominciò a massaggiarsi le tempie con i polpastrelli delle dita. Questo gli  giovò tantissimo, iniziò a diminuire il dolore e  si rilassò notevolmente. Fantastico, pensò, sono appena arrivato e vogliono subito uccidermi?

Continuò a massaggiarsi le tempie. Questo lavoro lo fece cadere in un sonno profondissimo.

Alle 8,00 del mattino sonnecchiava ancora. Il corpo tutto raggomitolato, il viso scoperto, il petto che si alzava e si abbassava ritmicamente con il respiro. Le palpebre di tanto in tanto erano scosse da un leggero tremito. Forse stava sognando. Il suono della sveglia lo destò dal sonno profondo.

L’acqua gli tamburellava la testa, per poi scivolarle lungo il corpo. Sollevò il viso verso il getto della doccia e si passò più volte la spugna sul torace tornito, nella speranza che quella schiuma al muschio bianco potesse cancellare dal suo corpo gli eventi della giornata precedente.

Era lì sotto già da una ventina di minuti, nel tentativo di allontanare lo stress e le voci che  echeggiavano in testa, presto l’acqua sarebbe diventata fredda. Calore, vapore e schiuma profumata, però, non sembravano poter alleviare la tensione muscolare né i dolori alla testa. Forse perché per tutto il tempo era rimasto teso nello sforzo di cogliere il minimo rumore e concentrato sul telefono che aveva portato in bagno, in attesa della telefonata di Angelica. Ma la telefonata non arrivò.

Ritornò in camera e come ogni volta il rituale del vestirsi durava pochissimi istanti. Decise per un paio di jeans chiari e una felpa in pile grigio. Faceva freddo quella mattina. Le nike nere completarono il tutto. Scendendo le scale per dirigersi in cucina pensò a cosa prepararsi per colazione. Dolce o salata? Optò per quella dolce. Nutella, fette biscottate e succo d’arancia furono posizionati in ordine quasi chirurgico sul tavolo di mogano addossato alla parete gialla.

Niente tv quella mattina. Prese il telecomando dello stereo e pigiando sul tasto play diede vita al suono dolce di un violino che iniziò a riverberare per tutto l’ambiente. La musica classica era la sua passione. Rilassava il suo essere in modo tanto armonioso che dimenticava quasi di esistere sulla faccia della terra.

Prese il coltello e iniziò a spalmare la nutella sulla fetta biscottata. Adorava la nutella.

Il gorgoglio della caffettiera annunciò che il caffè era pronto. Tazzina rigorosamente in vetro e due cucchiaini di zucchero di canna. Iniziò a sorseggiarlo. All’improvviso un tonfo sordo alla porta lo destò dall’assaporare dell’aroma caratteristico del caffè.

Controvoglia si diresse verso l’ingresso della sua villetta multipiano. Guardò attraverso lo spioncino ma non vide nessuno. Aprì la porta e sul tappeto d’ingresso trovo un pacco anonimo. Tornò in cucina e lo aprì con estrema cautela. Conteneva una semplice missiva scritta a mano. Non riconosceva la calligrafia.

“Appena senti squillare il telefono affacciati alla finestra della cucina”. Così riportava la missiva. Trovava il messaggio alquanto strano. Passarono cinque minuti e il telefono squillò. Preso dalla curiosità si affacciò alla finestra. All’improvviso il vento debole ma gelido di quella mattina cessò. Una freccia, scagliata dal nulla, si conficcò in mezzo ai suoi occhi facendolo cadere a terra privo di vita.

Chi avrebbe mai pensato che Antonio, giovane avvocato di fama internazionale, potesse perdere la vita quella mattina in modo così sciocco? Forse solo lui ne sapeva il motivo…

Foto | Benidorm Town



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“La vita e i sogni sono fogli di uno stesso libro; leggerli in ordine è vivere, sfogliarli a caso è sognare” (A. Schopenhauer)