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pubblicato lunedì, 15 febbraio 2010 da Graphe.it in Poesia e dintorni
 
 

Discorso sulla poesia


Musica e poesia, poesia e musica

La poesia è il risultato di uno stato animico, profondamente interiore dove ogni frase risuona dei segreti universali che riposavano nella intimità dell’anima (Rudolf Steiner).

A supporto di quanto detto dal filosofo tedesco, sopra menzionato, vorrei aggiungere che la poesia è l’arte delle parole che trovano significato seguendo un certo ritmo, una certa grazia, una certa melodia.

Nel comporre un verso si scelgono le parole che più di altre rivelino l’emozione o il concetto che si vuol esprimere; parole che abbiano fra loro, armonia e musicalità.

Potrebbero occorrere giorni per trovare le parole giuste: ci si medita, intorno ad esse si fa silenzio fino a quando siamo certi che tutto coincida, significato e significante, forma e contenuto, allora ciò che emerge è solo l’eco di quel silenzio interiore giacente nella nostra anima: la poesia.

A mio avviso non si può separare la poesia dalla musica, poiché entrambe sono figlie della stessa musa.

Anticamente l’accompagnamento musicale alla poesia era indispensabile come anche più avanti nei secoli, dai cantori greci alla poesia provenzale o trobadora  fino ad arrivare ai cantastorie o agli odierni cantautori (ma questa è un’altra storia!).

Nello scrivere ci si può ispirare a poeti o scrittori sia antichi che moderni e ciò non significa scopiazzare belle parole, piuttosto meditare su ciò che leggiamo fino a quando ci accorgiamo che un loro pensiero lo avevamo giacente nei sostrati dell’anima noi stessi e da quel pensiero ne emerge un altro: il  nostro, da cui la nostra poesia.

Quand’è che in me la poesia prende forma?

Quando sento un richiamo, quando in me c’è qualcosa che vuol emergere e una volta ultimata la scrittura quella sensazione d’irrequietezza che prima di scrivere mi aveva invaso scompare.

In quei momenti è l’ispirazione che dirige la mano poi c’è tutto un lavoro di limatura, trovare la parola precisa, la giusta armonia tra ritmo e parola, quella armonia che sappia far risuonare la vibrazione della mia anima nella intimità di chi legge, nella intimità di chi ascolta.

Fare il poeta è un’attività che implica il lavoro di tutti i sensi; si è poeti anche quando non si scrive, quando si è a fare la spesa, ad aspettare l’autobus, quando parliamo a un amico, quando emerge un ricordo, quando guardiamo un quadro o leggiamo pensieri di altri artisti o semplicemente ascoltiamo la gioia o la tristezza del cuore.

Il nostro spirito di osservazione è sempre acceso, non esiste a mio avviso un’artista con i piedi per terra più del poeta anche quando sembra che cammini fra le nuvole.

Il testo del poeta sfugge alla razionalità, vi è nei versi che egli esprime qualcosa di spirituale, d’indefinito ed è proprio questo indicibile detto in poche righe a far emergere dagli abissi profondi dell’anima quel significato, spogliato della ratio: significato che diviene poièsis.

Per dirla con parole semplici ed essenziali: poesia è quel raggio di luce che, dal silenzio dell’anima emerge e va dritto al cuore.

Anna Rita Armati

Foto | .allienato


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