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pubblicato sabato, 20 febbraio 2010 da Susanna Trossero in Racconti e testi
 
 

Velia


Velia

Tu cammini, viandante, sul terreno sabbioso che prima di te conobbi, e ti guardi attorno senza neppure sapere cosa cerchi. Cammini curioso, mentre non molto lontano da te sepolcri e pietre tombali sospirano tentando di raggiungere il tuo udito ignaro. Che farai per me? Mi guarderai? Ammirerai il profilo netto, il naso diritto dalla linea greca, le labbra voluttuose che mai dimenticheranno gli omaggi di altre labbra… E la tua donna invidierà le mie collane d’ambra che mi aiutarono a scacciare gli incubi, o la mia morbida tunica dal mantello bordato di rosso? Ho con me gli orecchini a grappolo e altri gioielli, la corona di verdi foglie d’alloro che si adagia sul castano dei capelli… avrai voglia di scostarmi i boccoli dal viso suscitando la sua ira? Il tuo simposio sarà qui sull’erba?

Il sapore del vino, oh, quanto mi era gradito… Sorseggialo per me tra i venti di passaggio, fa sì ch’io possa grazie a loro percepirne il denso profumo. Chiudi gli occhi, non senti? Ti giunge l’eco lontana di banchetti e danze, di brindisi agli amici, di musica che sempre ci allietava e di libertà che altri dopo di noi mai concepirono? Le tue donne, romano, sedevano forse accanto al primo venuto o erano invece costrette a tener gli occhi bassi accanto al marito? Il mio ruolo non fu mai sottomesso, insolito o scandaloso per la mia gente, ma i tuoi avi ci dipinsero di certo troppo intraprendenti, non è vero? E oggi ancora ci si chiede se mai siamo esistiti: origini ignote, lingua indecifrabile, mi accompagnano da millenni ma prima di ciò mi accompagnò – là dove era destino che io andassi – Charun, il terrificante demone alato che mi condusse nel buio. Paura, ignoto, l’incontro con Aiace, Tiresia, Persefone, Teseo, e finalmente quello benevolo con gli spiriti di antichi eroi che combatterono i miei timori di una nuova e sconosciuta eternità. Ma sono ancora qui. Siamo ancora qui.

Ascoltali, i suoni. Annusali, i profumi. Sono ancora qui, io, Velia, la fanciulla Velca nipote di Velthur il Grande etrusco; io che con la mia gente ti ho regalato l’inclinazione per la musica, io che con loro ti ho tramandato l’educazione ai due pasti principali, io che ho danzato senza veli quando la nudità non era ancora stata resa dai tuoi, vergognosa e impudica!

Impara che il passato vive  e mai può essere ignorato, impara a desiderare di conoscerlo, apprendi l’armonia del convivio con coloro che sanno raccontarlo. Vieni a scoprire chi sono, ad attraversare il mio sguardo pensoso.

Charun ha perduto, viandante, poiché dopo millenni io sono ancora qui nell’aria e nella terra, tra gigli marini e fenicotteri, a sedurti ed incantarti come in un tempo di mercanti e naviganti, feci con l’astuzia immortale della femminilità.


Susanna Trossero

 
Susanna Trossero è nata a Cagliari e vive a Roma. Ha fatto della scrittura la sua principale occupazione. Ha pubblicato poesie, raccolte di racconti, romanzi, e sta lavorando ad altri progetti. È un’appassionata di racconti brevi.








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